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SCIENZA

"Ci servono leader che sognino come Kennedy"

Cernan, l'ultimo uomo ad andare sulla Luna, a Rainews.it: "La Nasa non ha un programma spaziale"

Il comandante dell'Apollo 17 critica i progetti statunitensi: "Oggi gli Stati Uniti non possono nemmeno mandare un uomo nello spazio con una propria navetta". Sul nostro satellite dice: "Lassù abbiamo ancora moltissime cose da scoprire" 

Eugene Cernan sulla superficie lunare
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di Andrea BettiniMilano “La Nasa oggi non ha un programma spaziale: 42 anni fa ho lasciato le mie impronte sulla Luna e in questo momento gli Stati Uniti non possono mandare qualcuno in orbita con una propria navetta. È davvero deludente”. Eugene Cernan, l’ultimo uomo sulla Luna, non risparmia critiche all’agenzia spaziale americana, per la quale è stato tre volte nello spazio. Lassù, dice, “ci sono ancora moltissime cose da scoprire” ed è triste che dopo di lui, comandante della missione Apollo 17, nessuno abbia più messo piede sul nostro satellite.

A Milano per l’inaugurazione di una nuova sezione del Museo della Scienza e della Tecnologia dedicata allo spazio in cui è esposta anche una roccia lunare che lui stesso riportò sulla Terra nel 1972, si illumina ancora nel raccontare le sue esperienze di allora, in quell’epoca straordinaria che consentì a dodici persone di raggiungere la Luna.
 
Signor Cernan, ci può descrivere il luogo dove ha raccolto la roccia esposta a Milano?
La Luna è stata descritta da alcuni miei colleghi come una “magnifica desolazione” e lo è certamente. Siamo atterrati in una valle circondata da montagne alte più di 2400 metri, più alte delle pareti del Gran Canyon. Era un posto speciale e il panorama era spettacolare.

Lei è stato nello spazio con le missioni Gemini 9, Apollo 10 e Apollo 17. Molte cose potevano andare storte. Le è mai capitato di avere paura?
Se senti che la paura può prendere il sopravvento non devi andare. Detto questo, sapevamo che eravamo esposti a molti problemi, anche sconosciuti. Lassù però si hanno talmente tante cose da fare che non si ha il tempo di essere spaventati.

C’è un momento che non dimenticherà mai?
Ce ne sono due. Il primo è stato quando ho guardato la Terra dalla Luna: è magnifica, con tutte le bellissime sfumature di blu degli oceani e il bianco delle nubi, circondata da un’oscurità totale. Dall’orbita terrestre non la si vede interamente, bisogna allontanarsi. È indimenticabile. L’altro momento è stato profondamente nostalgico: quando, prima di risalire sul Lem, ho fatto gli ultimi passi sulla Luna sapendo che non ci sarei mai più tornato.
 
Andare sulla Luna l’ha cambiata in qualche modo?
Non si può andare sulla Luna senza esserne arricchito. Ho visto luoghi e cose che pochissime persone hanno visto e potranno mai vedere. Inoltre fa capire che c’è davvero un’entità superiore. Ho rafforzato la sensazione che ci sia Dio che ha creato l’universo, un Dio al di sopra di tutte le religioni.
 
Oggi l’orizzonte della Nasa è Marte. Al contrario, la Cina ha appena lanciato una navicella sperimentale senza equipaggio con il compito di orbitare intorno alla Luna e tornare sulla Terra nell’ambito di un ambizioso programma di esplorazione lunare. Cosa ne pensa?
La Nasa oggi non ha un programma spaziale, lo devo dire. È certamente deludente: 42 anni fa ho lasciato le mie impronte sulla Luna e in questo momento gli Stati Uniti non possono mandare un uomo nello spazio con una propria navetta. La Nasa ha parlato di costruire nuovi razzi ma non ha missioni né obiettivi nello spazio. Tutto è cambiato quando Barack Obama è diventato presidente.
 
Secondo lei l’uomo dovrebbe tornare sulla Luna?

Ci sono moltissime ragioni per tornarci. Siamo stati solo in sei luoghi: abbiamo ancora moltissime cose da scoprire e ci sono molte risorse lassù che potremmo utilizzare a nostro vantaggio. La Luna è anche un luogo sicuro che potremmo usare per raggiungere Marte. Credo che torneremo sicuramente e che prima o poi prenderemo la via di Marte.
 
Crede che sia possibile per l’uomo arrivare sul Pianeta Rosso alla metà degli anni ’30 come ha prospettato l’amministratore della Nasa, Charles Frank Bolden Jr.?
Non solo penso che sia possibile, ma penso anche che ci saremmo già potuti andare. Tutto dipende da molti aspetti. Dobbiamo rinnovare il nostro impegno nell’esplorazione. Ci servono leader che sognino come Kennedy, che siano visionari come lui.

Lei parla del programma spaziale statunitense, ma cosa pensa della cooperazione? Non sarebbe un messaggio positivo per tutta l’umanità cooperare nello spazio?
Penso che la cooperazione in futuro sarà importantissima per andare su Marte. Credo che per riuscirci useremo le risorse tecnologiche, finanziarie e intellettuali di molte nazioni nel mondo libero.

Da qualche parte sulla Terra c’è probabilmente un bambino che un giorno sarà un astronauta e camminerà sulla Luna o su Marte. Se gli potesse parlare, cosa gli direbbe?
Innanzitutto gli dobbiamo garantire le stesse opportunità che la mia generazione ha dato a me. A lui consiglierei di sognare l’impossibile, andare fuori, lavorare duro e renderlo possibile. 
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