SALUTE

Cervello, istruzioni per l'uso

Dal 14 al 20 Marzo si celebra in tutto il mondo la settimana dedicata al nostro organo più importante, che fa di noi animali tanto diversi rispetto agli altri perché “senzienti”. Le potenzialità ed i problemi del nostro cervello, che impattano sulla mente e sul corpo: il tempo è essenziale, quanto prima si interviene meglio si affrontano le malattie neurologiche

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Tre miliardi di dollari in dieci anni per mappare il cervello: questo il Brain Project lanciato da Obama. A cui ha risposto l’Unione Europea col finanziamento di 1.200 ricerche, per 1 miliardo e 900 milioni di euro. Si cercano i meccanismi che governano quest’organo, e lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di arrestare o curare i veri flagelli del prossimo futuro, le malattie neurodegenerative. Ma bisogna fare presto: in Italia quasi un milione di malati d’Alzheimer, un numero imprecisato di chi soffre di demenza senile, e poi 300mila con la malattia di Parkinson, 70mila con sclerosi multipla...

“Il fattore tempo è cruciale in medicina e, in particolare, in ambito neurologico. La rapidità e l’accuratezza dell’intervento neurologico, subito dopo la comparsa dei primi sintomi, consentono di ridurre o annullare i danni che spesso condizionano fortemente la qualità di vita dei malati.” Così il Prof. Leandro Provinciali, Presidente della SIN, la Società Italiana di Neurologia. Ed al tempo è dedicata l’edizione di quest’anno della Settimana del Cervello.

Dal tempo che ci si mette ad intervenire si decide ad esempio la prognosi dell’ictus ischemico in fase acuta: la combinazione di trombolisi sistemica e trombectomia meccanica, sono trattamenti tanto più efficaci quanto più sono tempestivi. In particolare, la trombectomia meccanica dovrebbe essere eseguita entro le 6 ore dall’esordio dei sintomi.

In questa ottica, è stato introdotto il concetto di ritardo evitabile, ovvero l’efficienza organizzativa del percorso clinico del paziente con ictus acuto. E l’esigenza di rivedere la tempistica assistenziale dei pronto soccorso.

Il tempo che passa e le alterazioni che produce sul cervello sono molto evidenti anche nella malattia di Alzheimer, che si manifesta con disturbi iniziali di memoria episodica, cioè della capacità di ricordare eventi legati ad un preciso riferimento temporale, cui si associano nel corso del tempo disturbi del linguaggio, dell’orientamento, delle capacità di ragionamento, critica e giudizio, con perdita progressiva dell’autonomia funzionale. Con il termine demenza si intende proprio la perdita di autonomia, mentre per descrivere i disturbi iniziali di memoria, con autonomia interamente conservata, si parla di disturbo cognitivo lieve o “Mild Cognitive Impairment (MCI)”. Questa condizione, diagnosticabile con opportune valutazioni neuropsicologiche, spesso precede di alcuni anni la demenza vera e propria. Sappiamo inoltre che il processo patologico che colpisce il cervello e che è responsabile della manifestazione clinica di MCI e poi di demenza precede di vari anni queste condizioni cliniche.

Ancora il tempo, e la capacità di intercettarne i danni, alla base del processo neurodegenerativo che porta alla Malattia di Parkinson: inizia molti anni prima della comparsa dei sintomi motori e spesso, durante questa lunga fase, possono essere presente manifestazioni non motorie. Scoperte recenti che hanno una notevole rilevanza, perché se si riuscirà a individuare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia si potrà intervenire precocemente con farmaci neuroprotettivi.

Ancora: la Sclerosi Multipla. Una malattia che oggi è relativamente agevole identificare, se si è in grado di interpretare i sintomi specifici e gli esami di laboratorio, dalla Risonanza Magnetica all’esame liquorale alla neurofisiologia, che dimostrano l’interessamento diffuso su base autoimmune del sistema nervoso. Se si inizia precocemente una terapia, c’è un minor accumulo di disabilità e una maggiore autonomia. Al contrario, ritardare l’inizio di una terapia, può essere responsabile della comparsa di disturbi non più reversibili e recuperabili. Comprendere in tempi brevi che la terapia effettuata non è pienamente efficace e, quindi, cambiare la cura utilizzando strategie terapeutiche più incisive, può essere cruciale per mantenere condizioni di salute compatibili con una vita pressoché normale.
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