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MONDO

Brasile

Cesare Battisti al Giornale Radio Rai: "La lotta armata? Faccio autocritica. Ma non sono un mostro"

 Dopo la pronuncia del Tribunale Supremo Federale (TSF), Cesare  Battisti è stato intervistato in esclusiva dall'inviato Giorgio Specchia. Battisti parla del suo pentimento riferito all'adesione ai Proletari armati per il comunismo e delle lettere con Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere per il cui omicidio è stato condannato: "non ha alcun dubbio sul fatto che io non ho niente a che vedere con la morte del padre". "Balle - replica Alberto Torregiani - E' responsabile"

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"Qui sono stato adottato da tutti: qui tutti mi vogliono bene" lo dice intervistato da Giorgio Specchia, inviato del Giornale Radio Uno della Rai, Cesare Battisti condannato all'ergastolo per quattro omicidi in Italia e fuggito all'estero da oltre 40 anni. "Si stanno inventando un personaggio che non esiste. Mi stanno trattando come se fossi uno di quei capi che oggi dovrebbero avere 80 anni. E anche cosi', non c'e' stata tutta questa violenza che loro dicono".

I tribunali l'hanno condannato... "Io ho una lunga relazione con Alberto Torregiani... Ci siamo scritti per anni, l'ho aiutato a scrivere un libro. Io ho lettere di Alberto Torregiani dove lui dice, testualmente, che non ha nessun dubbio sul fatto che non ho nulla a che vedere con la morte del padre". Lapidaria la replica di Alberto Torregiani: "Battisti racconta un sacco di balle. Certo che penso che non sia stato lui a uccidere materialmente mio padre, non lo dico io, lo dicono gli atti processuali. Ma lui fu tra quelli che progettarono gli attentati, anzi, quando il gruppo terrorista si  spaccò proprio sull'opportunità di uccidere mio padre, lui insistette. Certo che è responsabile". E aggiunge: "Ma il governo brasiliano si rende conto a chi sta dando credito? Ormai è delirante. Sta cercando di alzare un polverone come nel 2008 perchè finche se ne parla lui rimane libero".

Alla domanda se si è pentito, Battisti risponde: "Come si puo' essere soddisfatti o fieri di tanta violenza, tanti omicidi, tanto sangue? Da una parte che dall'altra. Certo che ho compassione per le vittime. Io ho 62 anni, ho moglie e figli, gia' sono anche nonno. Fortunatamente sono uscito prima che iniziassero gli omicidi nel mio gruppo"

.E ancora: "Faccio autocritica sull'uso della lotta armata perche' e' stato un suicidio, non poteva portare risultati buoni per nessuno".Battisti e' pentito anche della partecipazione al gruppo terroristico: "anche indirettamente ho partecipato a delle idee che hanno portato a una follia a un delirio a una via senza uscita". (AGI)   Ant
 



"Qualcuno ha voluto portarmi alla frontiera con la Bolivia, e'  stata una trappola".
 "Era tutto organizzato. io qui in Brasile sono accettato da tutti, tutti mi vogliono bene", aggiunge l'ex leader dei proletari armati per il comunismo, secondo il quale "nel plenario (dell'alta corte brasiliana, ndr) ci sono diverse voci, molte delle quali sono a mio favore".

Ieri la decisione del Tribunale
I giudici del Tribunale Supremo Federale brasiliano hanno deciso di rinviare alla prossima settimana l'esame del caso di Cesare Battisti. L'Alta corte è chiamata a decidere sulla concessione o meno dell'habeas corpus all'ex terrorista, che avrà conseguenze decisive per l'estradizione o meno in Italia. 

Nel frattempo, i giudici del Tribunale regionale federale, con sede a San Paolo, hanno deciso all'unanimità di mantenere le misure cautelari alternative al carcere per Battisti e il conseguente rilascio in libertà vigilata. Secondo quanto stabilito dal tribunale regionale federale (l'equivalente di una nostra Corte di Appello, ndr), l'ex terrorista dovrà usare un braccialetto elettronico per essere costantemente monitorato durante la sua permanenza in Brasile.

Battisti era stato arrestato il 5 ottobre a Corumbà, vicino alla frontiera con la Bolivia, ed era stato accusato di volerla superare illegalmente. Un giudice gli aveva poi concesso la libertà condizionale. 

Secondo i giudici, il tentativo di evasione fiscale non è un crimine violento e Battisti avrebbe potuto uscire dal Paese, se avesse dichiarato al fisco di essere in possesso di denaro. Il governo di Brasilia aveva invece affermato che il suo tentativo di lasciare il Paese fosse un tentativo di fuga, ipotizzando il reato di evasione fiscale per esser uscito dai confini con oltre 10mila reais, sopra il limite che la legge consente di esportare senza dichiararlo.
 

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