Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Chi-inquina-paghi.-79-capi-di-colossi-multinazionali-firmano-un-documento-contro-il-cambio-climatico-414d813f-3722-489f-be8c-51924de73fa1.html | rainews/live/ | (none)
MONDO

Una coalizione di business leader promossa dal World Economic Forum

"Chi inquina paghi" 79 colossi multinazionali firmano un documento contro il cambio climatico

Condividi
Gli amministratori delegati di 79 grandi multinazionali dal Brasile, alla Cina, all'Europa all'India agli Stati Uniti hanno firmato un documento in cui chiedono ai leader mondiali, che tra poco si incontreranno a Parigi, di fare il massimo sforzo per raggiungere un "accordo ambizioso sul clima" che, sostengono, "creerà posti di lavoro e alimenterà la crescita" in tutto il mondo. Si tratta di una iniziativa promossa dal World Economic Forum, grazie a cui i 79 capi azienda hanno dato vita ad una coalizione di imprese attive nei settori più diversi: banche, imprese manifatturiere, costruzioni e compagnie energetiche, unite dalla caratteristica di avere grandi dimensioni, per l'Italia l'unica firma è quella di Francesco Starace ad di Enel. 

Nel comunicato le imprese riconoscono che politiche efficaci per il clima devono includere forme di carbon pricing, secondo il principio "chi inquina paga". Questa "somma di denaro" da dare in corrispettivo in cambio del diritto di emettere una tonnellata equivalente di CO2 in atmosfera,  può assumere varie forme, quel che è importante è che solo attraverso un meccanismo di questo tipo si potranno incentivare investimenti nelle tecnologie verdi, fatte di innovazione di processo nell'industria e di ricorso sempre più ampio a fonti di energia rinnovabile. I 79 business leaders chiedono anche la fine della deforestazione, maggiore trasparenza nelle pratiche delle aziende inquinanti, e schemi finanziari, come i green bonds, riservati all'economia verde. Tutti i governi dovrebbero, sostengono, fissare obiettivi globali e nazionali basati sulla scienza al fine di ridurre le emissioni di gas serra, un nuovo rinvio non è un'opzione, concludono. 

Il messaggio è stato salutato con soddisfazione dal più alto rappresentante delle nazioni unite per la lotta al cambio climatico, Christiana Figueres, segretario esecutivo dell'UNFCCC. Agire ora, secondo lei, offre una immensa opportunità economica. "questa potrebbe essere la prima rivoluzione industriale gestita in modo deliberato e potrebbe essere fonte di posti di lavoro e forte crescita negli anni a venire, qualcosa che anche i paesi emergenti hanno ormai capito e su cui si preparano ad investire".

La
Figueres ha poi aggiunto che, oltre a lottare per la mitigazione dell'effetto serra, occorre trovare i soldi per aiutare l'adattamento dei paesi più poveri a quei cambiamenti già in corso e che appaiono tanto distruttivi quanto irreversibili. "questi 79 business leaders rappresentano insieme 2.13 trilioni di fatturato, l'equivalente del Pil dell'India, molti di loro vengono dai paesi emergenti e chiedono di sostenere tutto il mondo in via di sviluppo nel tentativo di adattarsi ad un mondo che si sta riscaldando"

Uno dei punti chiave in discussione a Parigi è come i paesi emergenti riusciranno a attrarre investimenti per trasformare i sistemi energetici e le infrastrutture per affrontare le ondate di calore e gli eventi metereologici estremi come le inondazioni che, secondo gli scienziati, non potranno che aumentare nei prossimi anni. 
Gli amministratori delegati di queste grandi aziende sperano di sostenere con la loro voce gli impegni che ben 160 paesi hanno già assunto in vista del vertice di Parigi per sottolineare che i governi, in questa battaglia, hanno al loro fianco l'industria. 
Condividi