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ECONOMIA

Secondo l'economista Franco Bruni la Cina mette in pratica un accordo con l'FMI

"Svalutazione cinese. Altro che guerra delle monete, il problema, semmai, è la FED"

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di Luca Gaballo Con un atto di inconsueta trasparenza la Banca centrale cinese ha spiegato in conferenza stampa che non intende percorrere la strada della svalutazione competitiva e che l'obiettivo resta la stabilità del cambio. I mercati sembrano persuasi e le borse asiatiche hanno recuperato terreno nonostante il terzo giorno di svalutazione consecutivo della moneta cinese. 

Noi abbiamo intervistato il professor Franco Bruni, ordinario di Politica Monetaria Internazionale alla Bocconi di Milano.

Professore, le sembra che siamo di fronte ad una svalutazione competitiva in grado di scatenare una vera e propria guerra delle monete?

A me sembra che, per ora, sia una svalutazione ancora modesta come dimensione, comparata con le fluttuazioni che hanno avuto i cambi del dollaro, dell'euro, della sterlina, dello yen, anche nel recente passato. Gli interventi della banca centrale sono da intendersi al contrario, la banca centrale sta cercando di limitare la svalutazione e non di accelerarla, ha ampliato l'intervallo di cambio ai limiti del quale interviene, e questo l'ha fatto in seguito ad un accordo con il Fondo Monetario Internazionale. E' un passo verso la normalizzazione del Renminbi che dovrebbe addirittura entrare nel paniere monetario del Fondo ma per farlo deve diventare una valuta che fluttua come le altre. Quindi a me non sembra una svalutazione competitiva, anche se in questo momento non c'è dubbio che la Cina è in difficoltà economica e i capitali tendono ad uscire dalla Cina quindi se lo si lascia fluttuare il Renminbi scende, bisogna anche tener presente che la maggioranza degli osservatori si aspettano un rialzo dei tassi americani a settembre, o appena dopo e questo probabilmente sarà traumatico per le valute dei paesi emergenti, compresa potenzialmente la Cina, quindi, questo ribasso che sta avvenendo del Renminbi svuota un po' il trauma che potrebbe esserci a settembre quando i tassi americani aumenteranno e ci sarà un movimento di fondi verso il dollaro in uscita da Brasile, Cina, India e così via. Il vero disturbo alla stabilità monetaria internazionale lo dà la grandissima incertezza della politica monetaria americana. Questo è il vero problema. 

Il fatto cioé che non è ancora chiaro se a settembre o a ottobre la FED inizierà veramente questa manovra di rialzo dei tassi, una svolta ancora molto controversa in America, e che potenzialmente è in grado di modificare profondamente il contesto internazionale 

Il problema è che gli Americani hanno completamente perso credibilità sul piano monetario. Fanno degli annunci ma la banca centrale non ha un chiaro obiettivo, non si sa cosa vogliano fare e continuano a perdere credibilità, e questo crea un disordine enorme perché loro, non solo dovrebbero essere credibili, ma dovrebbero fare una politica che tenga conto degli equilibri globali visto che detengono la valuta di gran lunga più importante del mondo. Invece assistiamo a questa scena pietosa degli Americani che criticano i Cinesi perché fanno svalutazione competitiva quando il Fondo Monetario, che sta lì di fianco, ha fatto i complimenti alla Cina per questo movimento. Io trovo che anche questo clamore che c'è stato per la svalutazione sia stato un pò eccessivo. Certo andiamo verso un periodo in cui la Cina sarà diversa da quello che è stata fino ad adesso perché la crescita cinese ha trovato un pò il suo limite e il paese ha finito per imitare le politiche monetarie e finanziarie che abbiamo fatto noi, troppa espansione, troppa moneta, troppo credito, sopravalutazione delle borse, una bolla dei prezzi delle abitazioni, ma questo glielo abbiamo insegnato noi. Non è un problema che è nato in Cina. C'è troppa liquidità nel mondo e anche in Cina sta creando problemi

Come spiegare allora la costernazione dei mercati, il crollo dei titoli dell'auto e del lusso in Europa, quello delle materie prime dal rame al petrolio, in generale lo scoramento di tutti quelli che esportano verso la Cina?

Se si interpreta quel che è avvenuto come un segno di debolezza dell'economia cinese è giusto preoccuparsi. Quello che non mi sembra opportuno è considerarlo una mossa aggressiva dei Cinesi per vendere di più e comprare di meno. Non è così. Loro stanno cercando di liberalizzare il cambio e farlo diventare più simile al cambio delle monete principali del mondo. Quando il dollaro sale o scende come è salito e sceso negli ultimi anni non è che abbiamo accusato gli Americani di fare chissaché. E' il risultato del fatto che le politiche monetarie possono essere più o meno espansive. Adesso che gli Americani prevedono una stretta la moneta si rivaluta. Tra l'altro, dobbiamo ricordare che questa mossa cinese sta svalutando l'euro. L'euro si indebolisce, per una complessa serie di motivi che non è facile spiegare, si indebolisce, si sta indebolendo. Noi finora abbiamo sempre applaudito quando l'euro si indeboliva perché convinti che questo avrebbe fatto bene alle nostre esportazioni. Forse non è una posizione del tutto corretta ma se abbiamo applaudito teniamo conto che questa mossa cinese rende le esportazioni europee più competitive su altri mercati che non quello cinese.
 
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