MONDO

matrimoni fantasma

La "sposa cadavere", in Cina è una tradizione

Arrestata una banda di 11 persone che rubavano nei cimiteri i cadaveri di giovani donne per rivenderli per “matrimoni fantasma”

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La polizia li ha presi quasi con le mani in sacco, o più precisamente nella tomba, quando hanno scavato e rubato il cadavere di una giovane donna appena sepolta in un cimitero rurale locale. Il fatto è avvenuto nella provincia cinese di Shandong come riportano radio e televisione locali. Il cadavere poi è stato venduto a un intermediario per quasi 3 mila dollari per poi essere dato in sposa a un celibe deceduto nella vicina provincia di Hebei.

L’arrestato, identificato con il cognome Wang, ha detto ai giornalisti: "I vecchi cadaveri, sepolti per molti anni, non valgono un fico secco. Più freschi sono, invece, più sono pregiati, e un cadavere di una giovane donna appena sepolta può essere venduto per una cifra che sfiora i 3,5 mila dollari". In questo caso particolare il cadavere di una giovane donna esumata girava sul mercato nero di mano in mano, da un intermediario all’altro tra diverse provincie, finché non è stato venduto a una famiglia di un giovane celibe defunto.

Per il furto dei cadaveri, senza particolari aggravanti, in Cina la pena prevista è assai lieve, fino a un massimo di 3 anni reclusione. La cosa si spiega con la persistente, macabra tradizione che risale all’epoca della dinastia regnante Han (206 – 220 A.C.) nota come “yin hun” (matrimonio platonico). Il rituale combina due elementi chiave della cultura tradizionale cinese: il culto degli antenati e il dao (o taoismo). Le anime dei morti vanno nel mondo delle tenebre, dove gli antenati le proteggono. Per rendere la protezione più forte, però, ci deve essere l’armonia del dao, l’unione tra “yin” e “yang”, l’uomo e la donna. La sostanza del rituale è, nel caso della morte di un uomo celibe, o nel caso di un uomo sposato se sua vedova si è risposata, che bisogna trovargli una compagna per il mondo dell’aldilà. In parole povere, trovare al defunto il cadavere di una donna “libera”.

La macabra “tradizione” persiste soprattutto nelle aree rurali nelle province cinesi di Shaanxi, Shanxi, Henan, Hebei e Guangdong. Spesso si organizzano dei veri matrimoni tra i morti, con tavole imbandite, fiori e convivio gioioso. Sin dall’arrivo al potere dei comunisti guidati da Mao Tse-Tung nel 1949, le autorità hanno tentato, senza successo e a più riprese di vietare la macabra pratica, considerata una superstiziosa credenza popolare. Ultimamente sono venuti a galla dei casi eclatanti. Nel 2009 un padre addolorato ha pagato oltre 5 mila dollari per farsi procurare una “sposa” per suo figlio morto in un incidente d’auto. E' stato arrestato con l’accusa di aver commissionato l’esumazione di una ragazzina suicida per essere stata bocciata a un esame. A volte la tradizione “yin hun” può essere la causa o il motivo di un omicidio. Nel 2011 nella provincia centrale cinese di Shaanxi un uomo ha ucciso una donna incinta per vendere il suo corpo alla famiglia di uno “sposo” defunto per 4 mila dollari. In quel caso il criminale è stato arrestato e condannato a morte.
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