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SPETTACOLO

Cinema

Verona, si conclude il San Giò video festival

La rassegna, diretta da Ugo Brusaporco, è giunta alla XXI edizione

Verona, foto di repertorio
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Si conclude oggi il San Giò Verona Video Festival, rassegna diretta dal critico e scrittore Ugo Brusaporco, giunta alla XXI edizione.

L'ultima giornata parte con un denso pomeriggio al CTG a Santa Maria in Chiavica dove alle 17, insieme a due produzioni veronesi: “Ho catturato il mostro del lago” di Andrea Torresani sull’ormai famigerato mostro del Lago, e “Ava” video-arte della giovane Giulia Ferrarese, che si rifà a antiche leggende del territorio scaligero della Val d’Illasi, per un’opera di video arte.

Nello stesso pomeriggio saranno presentati i film di Carlo Roda “Streets and Stairs in Odessa” dedicato ai 90 anni del film cult del cinema mondiale “La corazzata Potemkin”,  “La casa dei burattini” che Marco Schiavoni  dedica a Maria  Signorelli, un documentario su una vera e particolare signora dello spettacolo italiano. Lei che ha lasciato in eredità una collezione di 5000 tra marionette e burattini, prodotti dal 1700 a oggi, è stata, per oltre cinquanta anni, una delle figure di maggior rilievo del Teatro di Figura del Novecento. Ungaretti, centrando in pieno il senso profondo del suo lavoro, disse di lei “Ella sveglia anche l’anima delle pietre”.

A questo film seguirà “Andata al Calvario” di Giovanni Meola con Mariangela d’Abbraccio. Una storia di malavita tratta dall’ambiente locale campano con giovani coinvolti dalla camorra per difendere i malaffari. La sera, alle 21, nel Cortile del Vecchio Tribunale, dopo le premiazioni, si vedranno “Ghostland” di Danielle Vallet Kleiner, una delle grandi protagoniste del cinema d’arte europeo, che qui ritorna sui luoghi in cui Tarkovsky girò “Sacrificio”, e il capolavoro “Fuoco” di Gian Vittorio Baldi, cui il Festival è dedicato, insieme a Piero Barzisa.

“Fuoco” (1968) è il film più sorprendente e discusso del cinema italiano, con un’apparente semplicità di linguaggio, racconta il destino di un disoccupato e della sua famiglia, mettendo in mostra il retaggio di antiche ignoranze e la violenza cieca di una disperazione disillusa. Nel 1968 Pier Paolo Pasolini firmò una denuncia contro il Governo di allora che in tutti i modi cercava di boicottare il film dicendosi “Stupito e indignato”  per le traversie che il film, presentato a Venezia, aveva. Recentemente restaurato e oggetto di molti studi internazionale, il film verrà presentato con una copia che lo stesso regista ha donato al Cineclub Verona organizzatore del Festival.
 
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