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SPETTACOLO

Conclusa la 66a edizione

Cinema, "Entre dos aguas" di Lacuesta vince il Festival di San Sebastián

E' la seconda volta che il regista catalano conquista la Conchiglia d'oro, dopo il premio a “Los pasos dobles“ nel 2011

Il regista Isaki Lacuesta
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di Bernardino Rinaldo Il film spagnolo "Entre dos aguas", diretto da Isaki Lacuesta, ha vinto la Conchiglia d'oro al 66° Festival internazionale di San Sebastián (Spagna). Questo il verdetto unanime della giuria, presieduta dal regista americano Alexander Payne.

Il lungometraggio racconta la vicenda di due fratelli gitani, Isra y Cheíto, tra storie di droga e drammi familiari, già al centro di un precedente film di Lacuesta, "La leyenda del tiempo" (2006). Lo interpretano Israel Gómez Romero e Francisco José Gómez Romero.

E’ la seconda volta che il regista catalano conquista la Conchiglia d’oro, dopo il premio per “Los pasos dobles“ nel 2011, ed è il sesto nell'impresa con l'americano Francis Ford Coppola (vincitore nel 1969 e nel 1984), il messicano Arturo Ripstein (1993 e 2000), gli spagnoli Imanol Uribe (1994 e 1996) e Manuel Gutiérrez Aragón (1982 e 1986) e l'iraniano Bahman Ghobadi (2004 e 2006).

Il Premio speciale della giuria è andato al filippino "Alpha, the Right to kill", di Brillante Mendoza, incentrato sulla lotta dei reparti speciali della polizia contro i signori della droga.

Tre riconoscimenti vanno all'argentino "Rojo", ambientato a metà degli anni Settanta alla vigilia del golpe: la Conchiglia d'argento per la regia a Benjamín Naishtat, la Conchiglia d'argento per il migliore attore a Dario Grandinetti e il Premio per la migliore fotografia al brasiliano Pedro Sotero.

La Conchiglia d'argento per la migliore attrice va alla norvegese Pia Tjelta, per "Blind spot", di Tuva Novotny, sul drammatico tentativo di suicidio di un’adolescente.

Il premio per la sceneggiatura va ex aequo ai francesi Louis Garrel e Jean-Claude Carrière (collaboratore storico di Luis Buñuel) per "L'homme fidèle", di Garrel, e al britannico Paul Laverty (braccio destro di Ken Loach), per "Yuli", diretto dalla spagnola Icíar Bollaín.

Nella sezione "New directors", dedicata ad opere prime e seconde, vince il giapponese "Jesus", di Hiroshi Okuyama, con una menzione speciale allo spagnolo “Viaje al cuarto de una madre”, di Celia Rico Clavellino, mentre in "Horizontes latinos", per produzioni latinoamericane, doppietta argentina con il premio a "Familia sumergida", diretto da Maria Alché, e menzione speciale per “El motoarrebatador” di Agustín Toscano.

Il premio della critica internazionale Fipresci va al francese "High life", di Claire Denis.
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