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ITALIA

Il caso

Morte Ciro Esposito, il dolore composto e la dignità della mamma Antonella

Una donna che racconta il dolore con dignità e sfata tanti pregiudizi: perché è una donna, è una donna di Scampia, la famigerata periferia Nord di Napoli, terra di camorra, di spaccio di droga e di malavita

La madre di Ciro Esposito
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di Carlotta Macerollo Una "grande fiducia" nel futuro e un "grande amore" per il figlio Ciro che, purtroppo, non ce l'ha fatta e questa mattina è morto al policlinico Gemelli di Roma, dopo 50 giorni di agonia. Antonella Leandri ha sempre ribadito un messaggio chiaro ai tifosi del Napoli e a tutti i tifosi in generale: "Divertitevi e non fatevi del male, perché mio figlio sta morendo e non voglio che questo capiti a nessuno".

Quando Antonella racconta, quasi sorridendo, che "già da piccolino a 13-14 anni Ciro faceva le prime fughe allo stadio per vedere il suo Napoli, squadra che amava", si vede tutta la speranza che porta avanti questa mamma.

Una donna forte
Una donna forte che non piange in diretta ma, al contrario, mostra compostezza nella situazione più terribile che una mamma può affrontare: la lenta morte di un figlio. Lei racconta il dolore con dignità. E sfata tutti i pregiudizi: perché è una donna, è una donna di Scampia, la famigerata periferia Nord di Napoli, terra di camorra, di spaccio di droga e di malavita.

L'altra faccia di Scampia
Antonella ha dato un'altra immagine di Napoli e di Scampia: quella delle tante persone per bene che ci vivono e ci lavorano, come faceva Ciro Esposito, nell'autolavaggio di famiglia. In più di un'occasione poi aveva ribadito: "Napoli è fatta di persone come me, ce ne sono tante: basta parlare male di Napoli e Scampia, basta discriminazioni su questa città".



 
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