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ECONOMIA

UE

Dalla Commissione Europea piano industriale e proposte sul clima

Presentato l'Industrial Compact. Per il commissario Tajani l'obiettivo è che il manifatturiero generi il 20% del Pil entro il 2020. 150 milioni di fondi europei a disposizione. Da Barroso novità anche in materia di emissioni: -40% di Co2 entro il 2030 ma sullo shale gas norme non vincolanti. Proteste dei Verdi.

Josè Manuel Barroso, presidente commissione europea
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Bruxelles Giornata importante a Bruxelles per il futuro dell’industria e dell’energia nell’Unione europea. La commissione guidata Josè Manuel Barroso ha infatti adottato due documenti, l‘Industrial Compact per la strategia di rilancio dell’industria e un nuovo pacchetto clima-energia da realizzare entro il 2030.

Il piano industriale
Obiettivo dell’Industrial Compact il raggiungimento del 20% del Pil dal manifatturiero entro il 2020. A disposizione per l'innovazione e la competitività dell'industria 150 miliardi di fondi Ue. E' un ''segnale chiaro'', ha detto il vicepresidente della commissione e  commissario europeo per l'Industria,  Antonio Tajani, sottolineando la necessità di un ''forte impegno'' per ''assicurare la coerenza'' delle politiche in tutti gli altri settori trasversali all'industria.

Dal 2008 a oggi la crisi ha bruciato 3,5 milioni di posti di lavoro in tutta l'Unione europea, e il settore manifatturiero ha conosciuto una flessione arrivando a rappresentare il 15,1% del Pil dell'Ue, lo 0,3% in meno rispetto ai livelli di sei anni fa. La Commissione europea ha voluto correre ai ripari, presentando una ''comunicazione per la rinascita industriale europea''. Si tratta di un documento che intende fornire ai paesi membri un contributo in vista del vertice dei capi di Stato e di governo del 20 e 21 marzo. Sette le priorita' individuate da Antonio Tajani: politiche di sostegno allo sviluppo dell'industria, accesso alle risorse finanziarie, miglioramento dell'area economica, accesso più agevole agli strumenti produttivi sensibili, massimizzazione del potenziale del mercato interno, internazionalizzazione delle industrie europee, e miglioramento del sistema di formazione professionale. I paesi membri sono chiamati a lavorare in queste sette aree.

Per garantire il sostegno all'industria Tajani suggerisce di dar vita a un maggior coordinamento tra i livelli di politica industriale regionale, nazionale e comunitario. Quanto al secondo punto, c'e' da garantire il pieno accesso ai 100 miliardi messi a disposizione dall'Ue con il programma settennale, e utilizzare al meglio gli 80 miliardi del programma quadro di ricerca 'Horizon 2020'. Sul fronte di un miglior contesto operativo, bisogna lavorare alla rimozione delle barriere esistenti per le piccole e medie imprese. Questo implica semplificazioni, agevolazioni. Qui la Commissione europea si impegna a elaborare nuove proposte legislative per permettere l'avvio di imprese in tre giorni al costo di 100 euro. L'esecutivo comunitario preparerà inoltre un documento contenente i suggerimenti per le pubbliche amministrazioni al fine di aiutare le imprese. Vanno poi risolti i problemi di accesso ai mercati energetico, di capitali e delle materie prime. Quanto al mercato unico, si invitano gli Stati membri a completarlo. La comunicazione ricorda l'importanza dell'ampliamento delle rete ferroviaria europea, lo sviluppo del trasporto marittimo e il completamento del cielo unico europeo. Inoltre si invita a sviluppare il mercato delle telecomunicazioni e ridurre il costo del roaming, e sviluppare i veicoli elettrici. Internazionalizzazione delle imprese, poi, significa penetrazione nei mercati dei paesi extra-comunitari. La Commissione suggerisce di rivolgere l'attenzione ai paesi terzi. Infine, si suggerisce di stimolare la mobilità dei giovani, al fine di permettere di avere una formazione piu' internazionale e permettere all'Europa di ricevere indietro persone con competenze e 'know-how'.

La Commissione europea ha richiamato inoltre gli Stati membri a riconoscere l'importanza centrale dell'industria per la creazione di posti di lavoro e per la crescita, stimolando politiche per la competitività dei settori industriali e invitato il Consiglio e il Parlamento a sostenere proposte in materia di energia, trasporti, spazio e reti di comunicazione digitali. Nel lanciare il suo messaggio la Commissione europea ha anche sottolineato come "l'Ue emerge dalla recessione più lunga che abbia mai sperimentato, che ha sottolineato l'importanza di un settore industriale forte per consentire all'economia di resistere". Il ruolo dell'industria in Europa, ha osservato Bruxelles, si estende ben oltre l'attività manifatturiera e abbraccia le materie prime e l'energia, i servizi alle imprese come la logistica, i servizi ai consumatori come quelli posto-vendita per i beni durevoli, o il turismo.  Secondo le stime della Commissione, l'industria e' all'origine di oltre l'80% delle esportazioni europee e delle attività di ricerca e innovazione. Dati che sottolineano quanto l'importanza dell'industria sia molto maggiore di quella suggerita dalla sua quota di Pil. Circa 1 posto di lavoro su 4 nel settore privato appartiene all'industria e si tratta spesso di posti di lavoro altamente qualificati. Ma non solo, la Commissione stima che ogni nuovo posto di lavoro creato nell'industria manifatturiera e' all'origine di 0,5-2 posti di lavoro in altri settori. La quota delle attività manifatturiere rispetto al Pil dell'Ue e' però ulteriormente scesa, ricorda la Commissione europea, attestandosi al 15,1% nell'estate del 2013, ed e' molto lontana dall'obiettivo del 20% nel 2020, un obiettivo fissato da Bruxelles nel 2012.

''L'Europa e' ancora lontana dall'obiettivo del 20% di Pil generato dal solo comparto industriale. Ecco perché la competitività industriale deve essere al centro dell'agenda politica del vertice del Consiglio europeo di marzo'', ha proseguito Tajani,  che ha anche indicato “l'urgenza di una reindustrializzazione e una modernizzazione della nostra economia''. In questo, ha sottolineato Tajani, “ognuno deve fare la propria parte. Serve un forte impegno a livello europeo e nazionale al fine di assicurare una coerenza tra gli strumenti a nostra disposizione e una chiara definizione delle priorità''.

Marcata anche la differenza tra l'Europa e i suoi principali partner economici per quanto riguarda i prezzi per l’energia: ''In media, i prezzi industriali del gas sono ora da tre a quattro volte più cari che i prezzi di Usa, India e Russia, e 12% in più di quelli della Cina'', si legge nel rapporto. Sul fronte elettricità, invece, ''i prezzi Ue industriali al dettaglio sono più del doppio di quelli di Usa e Russia, e il 20% in più di quelli della Cina''. Le tendenze europee, però, avverte Bruxelles, ''mascherano disparità significative tra gli stati membri e tra i settori industriali''. Per questo ''per l'industria, l'Ue deve continuare i suoi sforzi per assicurare un livello comune a tutti sui prezzi energetici''. Allo stesso tempo, sottolinea il rapporto, ''trasferimenti fiscali, esenzioni e riduzioni in tasse e leve e potrebbero essere mezzi per proteggere determinati consumatori industriali da costi più alti dell'energia, purché siano compatibili con le regole sugli aiuti di stato e del mercato interno dell'energia''.
 
Pacchetto clima-energia
E proprio sul tema energia la Commissione europea ha varato una serie di norme che prevedono targert vincolanti di riduzione del 40% per le emissioni di gas a effetto serra nell'Ue per il 2030 e di portare al 27% la parte di rinnovabili nel mix energetico. Il doppio obiettivo proposto dalla Commissione è in linea con la posizione della commissione Sviluppo e Industria del parlamento europeo, ma e' giudicata insufficiente dalle organizzazioni ambientaliste e troppo penalizzante dalle associazioni degli industriali. La Commissione Ue inoltre ha adottato una serie di norme comuni, ma non vincolanti, a tutela dell'ambiente per regolamentare l'estrazione dello shale gas. La decisione sul suo sfruttamento è lasciata ai singoli stati membri. Gli stati membri dovranno comunicare le misure adottate a Bruxelles, che monitorerà l'applicazione delle raccomandazioni e che dopo 18 mesi potrà imporre norme obbligatorie se si renderà conto che sono disattese.

"Proponiamo di non avere più target nazionali come quelli che abbiamo adesso, perché rischiano di frammentare il mercato interno, mentre possiamo raggiungere un obiettivo Ue in maniera più efficace", ha detto Barroso, secondo cui la nuova proposta sulle rinnovabili prevede "più flessibilità per gli Stati membri e verrà assicurato un nuovo sistema di governance. Sarò chiaro su questo: gli Stati membri - ha aggiunto - rimangono liberi di definire i loro obiettivi sulle rinnovabili, premesso che rispettino le regole Ue sugli aiuti di Stato, che stiamo rivedendo per assicurare che non ci siano distorsioni come in passato, proprio a causa dei target nazionali, con eccessivi incentivi alle rinnovabili. Il pacchetto non va contro l’industria” e riguardo il tetto del 27% di rinnovabili nel mix energetico, Barroso ha rimarcato che "è un segnale importante anche per gli investitori".

Manifestazione verdi
La decisione della commissione è stata accolta dalle proteste davanti al palazzo Berlaymont, sede dell'esecutivo comunitario, del partito dei Verdi europei e dalle associazioni ambientaliste, che considerano le proposte insufficienti e poco ambiziose. Tra i partecipanti la presidente del partito, Monica Frassoni, la capogruppo all'Europarlamento, la tedesca Rebecca Harms, e l'europarlamentare francese Josè Bovè: ''Di chi fai gli interessi signor Barroso?'' era scritto su uno degli striscioni esposti. In particolare la protesta degli ecologisti europei punta ad ottenere nel 2030 una riduzione delle emissioni del 35-40% rispetto ai livelli del 1990 e una quota del 30% di rinnovabili. Entrambi gli obiettivi sarebbero non vincolanti. La precedente politica europea prevede il 20% di riduzione delle emissioni ed il 20% di rinnovabili entro il 2020, come obiettivi obbligatori. ''Il problema più grave – ha detto Frassoni - è la rinuncia al ruolo di leadership come Europa''.  Frassoni ha ricordato che il ministro dell'Ambiente italiano, Andrea Orlando, ha inviato, assieme ad altri sette colleghi europei tra cui quelli di Germania, Francia e Belgio, una lettera alla Commissione per chiedere ''una forte politica energetica. 'Questo - conclude - fa sperare che la partita non sia ancora chiusa''.
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