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POLITICA

Tensioni nella maggioranza

Consiglio dei ministri, nuovo scontro sul "Salva-Roma" tra Salvini e Di Maio

Riunione fiume a Palazzo Chigi fino a notte fonda

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Il Consiglio dei ministri che doveva approvare il Dl crescita è ancora in corso dopo la mezzanotte e la tensione tra Lega e M5s è molto alta. Lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarebbe molto irritato per la scelta di Matteo Salvini di scendere ad annunciare lo stralcio del 'Salva-Roma' poco dopo l'inizio della riunione. "Non siamo i tuoi passacarte", avrebbe il premier al leader del Carroccio.

Salvini è uscito per qualche minuto da palazzo Chigi, quando ancora Luigi Di Maio (impegnato in Tv) non era arrivato. Il leader della Lega ha parlato di "stralcio" del 'Salva-Roma', precisando di avere concordato la decisione "con chi c'era", cioè con Conte, i ministri della Lega e gli unici due ministri M5s presenti, Lezzi e Bonisoli.

Fonti M5s, poi, hanno precisato che non c'era stato nessuno stralcio, mentre Di Maio si è precipitato a palazzo Chigi per riaprire la discussione. Il confronto è ancora in corso e, raccontano, dalla sala dove è riunito il Consiglio dei ministri si sente spesso alzare la voce.

E circolano voci contrastanti sul proseguo dei lavori del Cdm. Se alcuni sostengono che potrebbe esserci una sospensione della riunione con ripresa domani in mattinata dei lavori, attorno alle 7.30, altri affermano che il Cdm andrà avanti fino a tarda notte.

​Una giornata di tensione
Nel D-Day del Salva Roma la guerra di nervi tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini supera il livello di guardia. E' una guerra dialettica, una strategia di logoramento fatta di blitz in piazza davanti a Palazzo Chigi e di presenze/assenze a Consigli dei ministri delicati. E' una battaglia che, a poco più di un mese dalle Europee, vede il dialogo tra i due vicepremier pressoché azzerato e lo spazio di mediazione del premier Giuseppe Conte ridotto notevolmente. E, se fino al Cdm convocato alle 18, slittato alle 19 e iniziato alle 20, i rumors interni alla maggioranza davano l'esecutivo saldamente stabile fino alle Europee, da qui in avanti ogni ulteriore attrito potrebbe essere quello fatale.

La cronaca di una giornata sull'ottovolante M5S-Lega parte con gli attacchi di Di Maio al comparto sicurezza-rimpatri di competenza del leader della Lega, si sviluppa sulla requisitoria del M5S contro il sottosegretario Armando Siri e sfocia in una polemia tra i due vice sul 25 aprile. Polemiche che arriva fin sopra al Colle dove è alta l'attenzione su quella che viene vista come una strumentalizzazione su temi seri come la Festa della Liberazione. Ma è al Cdm che la battaglia deflagra. Il punto di partenza è il decreto crescita che, al suo interno, presenta la norma salva-Roma sulla quale anche Conte, oltre al M5S, avrebbe chiesto l'ok della Lega.

Alle 19 circa a Palazzo Chigi arrivano Salvini e praticamente tutti i ministri leghisti. E nel M5S, invece, che si registrano diverse assenze, a partire da Di Maio, impegnato in una registrazione di un programma tv. Al tavolo di governo, oltre a Conte, sono presenti, tra i M5S, i ministri Alberto Bonisoli, Elisabetta Trenta e Barbara Lezzi. Ed è davanti a quest'immagine che, secondo fonti qualificate di maggioranza, Salvini sbotta. Il leader della Lega, secondo le stesse fonti, comunica al premier la posizione della Lega, quindi abbandona la sala delle riunioni del Cdm e, poco dopo, esce in piazza davanti Palazzo Chigi dando la linea della Lega ai cronisti: lo stralcio del Salva Roma dal testo. Una linea "concordata" con chi c'era, spiega Salvini in diretta tv, prima di salutare decine di cittadini che lo chiamano dai bordi della piazza.

Ed è un blitz, il suo, con cui il leader della Lega, probabilmente, punta a far saltare le staffe all'alleato. Lo stralcio "non è stato neanche discusso", protestano i Cinque Stelle. Ma la mossa di Salvini di dichiarare alla stampa prima del Cdm, a quanto si apprende da fonti qualificate di governo, scatena anche l'irritazione del premier Conte. La riunione inizia alle 20, con Di Maio che raggiunge il Cdm solo un'ora dopo. E, in ballo, non c'è solo il Salva Roma ma anche la questione Siri, oggetto, sembrerebbe, di attacchi incrociati nelle riunioni informali che precedono il Consiglio. Sul caso del sottosegretario, infatti, il M5S ha scatenato la sua "contraerea" con un duplice obiettivo: recuperare terreno in vista delle Europee e compattare una base da tempo sfilacciata dall'atteggiamento dei vertici sul caso Diciotti.

Dall'altra parte c'è un leader, Salvini, che su Siri non ha alcuna intenzione di mollare. Salvini continua a dirsi tranquillo, nega qualsiasi coinvolgimento laddove fonti della Lega definiscono gli attacchi, anche via blog, del M5S su Siri "da asilo". Resta, ancora aperto, il nodo Salva Roma. Al tavolo del Cdm, nonostante l'arrivo di Di Maio, la componente del M5S è minoritaria rispetto alla Lega, che quindi ha lo spazio e votare lo stralcio andando contro, anche, alle intenzioni di Conte. A quel punto il Salva Roma andrebbe in un provvedimento ad hoc, per effetto di una forzatura leghista che, in chiave elettorale, potrebbe servire a Salvini a lanciarlo nella sua corsa post-26 maggio.

Prima di entrare a Palazzo Chigi, Salvini ha incontrato i giornalisti:



Zingaretti: non c'è più un governo
"Un vicepremier, Salvini, dice che c'è un ottimo decreto crescita. L'altro vicepremier, Di Maio dice che non si è discusso nessun decreto crescita. Ma non provano un po' di vergogna? La verità è che in Italia non c'è più un governo. E questa sera il nostro Paese ha assistito a uno spettacolo indecente: attaccati alle poltrone con la colla". Lo dichiara il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

La critica di Forza Italia 
"Il governo da 'operetta' non si smentisce mai: rinviare di un'ora il Consiglio dei Ministri tanto strombazzato e giustificare in extremis l'assenza dall'Ordine del Giorno del Decreto Crescita, consegna esattamente l'immagine di inconcludenza di questa maggioranza. Impegnati a scambiarsi colpi sotto la cintola con minacce, veleni sul caso Siri e sul debito di Roma, i due alleati dimostrano di non avere a cuore le sorti del Paese. È il capolinea di un esperimento fallimentare nel quale il giustizialismo cieco e a senso unico dei 5stelle, unito all'approssimazione e all'incompetenza, deve lasciare il passo finalmente all'unico governo capace di riportare il Paese sui binari della crescita e dello sviluppo: il centrodestra." Lo afferma, in una nota, Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato.
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