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ITALIA

L'inchiesta

Consip e il sistema Romeo: nei 'pizzini' le "dazioni da 30mila euro al mese" al signor T

L'imprenditore partenopeo arrestato ieri sapeva di essere intercettato. Per questo scriveva su foglietti di carta le cifre e i nomi delle persone che lo avrebbero aiutato ad aprire le porte della Consip. I carabinieri li hanno recuperati in discarica e ricomposti. 'Pizzini' con la cifra "30" e l'iniziale "T". Su questo si basa la tesi che individua in Tiziano Renzi il destinatario dei pagamenti. Il padre dell'ex premier, che respinge le accuse, sarà interrogato domani. L'ad di Consip Marroni, intanto, resta e annuncia: annulleremo le gare sospette

Nella foto, da sinistra: Alfredo Romeo, Tiziano Renzi e Carlo Russo
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Cinquemila euro poco prima di Natale 2012, pagamenti "in più occasioni" successive, uno 'stipendio mensile', di importo variabile, dal 2014 al 2016. Il tutto per un ammontare di circa 100mila euro. Sarebbe il 'prezzo' della corruzione di Marco Gasparri, dirigente della Consip, che avrebbe "venduto la sua funzione" di pubblico ufficiale all'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, illecitamente favorito - sostiene la procura di Roma - nell'aggiudicazione di appalti pubblici, tra cui la maxi-gara europea FM4 da 2,7 miliardi, ancora in corso. Entrambi sono accusati di corruzione. Romeo è finito in carcere, proprio nel giorno del suo sessantatreesimo compleanno. Gasparri è rimasto a piede libero perché ha deciso di collaborare con gli inquirenti. 

Romeo fu arrestato già nel 2008
Non è la prima volta che l’imprenditore- originario di Caserta, ma napoletano di adozione e noto come “l’avvocato”- viene arrestato. Accadde già nel dicembre 2008 nell’ambito dell’inchiesta partenopea sul Global service, cioè l’appalto da 400 milioni di euro (mai aggiudicato) per riparare le buche stradali e rinnovare l’arredo urbano a Napoli. Alcuni assessori comunali della giunta Iervolino furono indagati e il caso giudiziario suscitò un enorme clamore. I pm gli contestarono ben dodici capi di imputazione, tra i quali corruzione, turbativa d’asta, rivelazione di segreto, associazione a delinquere. Scontò nel carcere di Poggioreale 75 giorni di carcerazione preventiva. Al termine del processo con rito abbreviato, che si concluse nel marzo del 2010, l’impianto accusatorio fu demolito. Gli assessori assolti, Romeo e l’ex provveditore alle opere pubbliche Mario Mautone condannati per un unico episodio di corruzione. Nell’aprile del 2013 la Corte d’Appello confermò l’assoluzione degli assessori ma inasprì la condanna per lui e per Mautone. Condanna infine annullata dalla Cassazione nel luglio del 2014. Ci fu anche il caso della sua dimora di famiglia a Posillipo, palazzina a sei piani con giardino sul mare: inevitabile che la costruzione finisse nel mirino dell’antiabusivismo. Procedimenti giudiziari, sequestri, ma, anche in questo caso, Romeo ne uscì sostanzialmente pulito.

Danaro per aprire le porte della Consip
Nell’inchiesta Consip a inguaiare Romeo ci sono intercettazioni ambientali, telefoniche, sequestri e perquisizioni, come quelle compiute ieri a carico dell'ex parlamentare di An e del Pdl Italo Bocchino, consulente di Romeo, e di Carlo Russo, imprenditore farmaceutico di Scandicci, amico di Tiziano Renzi, padre dell'ex premier. Secondo l'accusa Russo e Tiziano Renzi, entrambi indagati per traffico di influenze, si sarebbero fatti "promettere indebitamente" da Romeo "somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni", ad di Consip, proprio in relazione allo svolgimento di gare. Ma la smentita del papà dell'ex premier è netta: "Nessuno mi ha mai promesso soldi, né io ho chiesto alcunché. Gli unici soldi che spero di ottenere sono quelli del risarcimento danni per gli attacchi vergognosi che ho dovuto subire in questi mesi".

Luigi Marroni parla stamani dalle colonne di Repubblica. Spiega di aver presentato le dimissioni, di aver chiesto un colloquio con il ministro Padoan, che gli ha confermato la fiducia invitandolo ad andare avanti. E annuncia che le gare sospette saranno annullate. “Vado avanti con l'amarezza che la Consip sia portata al disonore della cronaca, e che questo magari impatti sul lavoro di centinaia di persone oneste" dice l'ad Consip ed ex assessore alla sanità della Regione Toscana. Circa l'ipotesi di 'pressioni', aggiunge: "Da molti anni occupo posizioni che mi danno potere decisionale, così la gente pensa di potermi chiedere favori e che io possa farli. Il segreto è uno solo: non fare questi favori, lasciare che te li chiedano e non farli. Anche se dire no magari comporta un prezzo". Quanto all'inchiesta "Noi su questa indagine siamo parte offesa e i nostri avvocati stanno agendo. Questa vicenda risale al passato, al 2012. Da quando io sono qui abbiamo aumentato i controlli" precisa, spiegando che "ci muoviamo in linea con il codice degli appalti e con la consulenza di Anac e Antitrust”. "Lunedì- annuncia- presenteremo una modifica al nostro regolamento che preveda la revoca delle gare sulle quali nutriamo dei sospetti. E' una misura estrema e molto grave, che genererà preoccupazione nel mondo degli appalti. Ma dobbiamo farlo. La gara assegnata a Romeo è uno di quei casi su cui potremo intervenire".

La prova, secondo gli inquirenti, in un 'pizzino' recuperato dalla spazzatura
A provare i pagamenti illeciti fatti da Romeo a Rossi e Renzi - secondo gli inquirenti, i carabinieri del Noe e la Gdf – ci sarebbe anche un 'pizzino' scritto dall’imprenditore e trovato nella spazzatura. E' stato Marco Gasparri a raccontare che Romeo era solito usare questa accortezza, convinto com'era di essere intercettato. E' la sua confessione, contenuta in due lunghi interrogatori, a "delineare - scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - un preciso quadro accusatorio". Le circostanze e i nomi più delicati, secondo quanto raccontato da Gasparri, non li diceva al suo interlocutore, ma Romeo li scriveva su dei foglietti che poi stracciava e buttava.

La cena a tre
Al racconto di Gasparri si aggiunge quello di Alfredo Mazzei, commercialista napoletano oltre che noto esponente dell'ex area migliorista Pci, poi Pd, oggi animatore di tre librerie e una casa editrice.  Nella sua deposizione davanti ai pm di Napoli e Roma, scrive oggi Repubblica, ha ricostruito il suo duplice rapporto di amicizia: da un lato con l'area politica di Matteo Renzi, "in cui ho creduto dall'inizio, perché migliore interprete della tradizione riformista", dall'altro con Romeo. E ha raccontato di una cena segreta. Un tavolo per tre in "una bettola romana": Tiziano Renzi, Alfredo Romeo e Carlo Russo riuniti per discutere di affari. Romeo li raggiunse "da un ingresso riservato, attraverso il cortile di un palazzo". L'incontro riservato, dunque, ci fu stando a Mazzei, che ha risposto e spiegato ai magistrati il senso di molte conversazioni intercettate tra lui e Romeo. Le sue parole sono ritenute attendibili, e si iscrivono nello snodo più delicato dell'inchiesta: quello in cui si ipotizza che, per aprire le porte di Consip, Romeo avrebbe concordato, con Russo, dazioni di 30mila euro al mese per Tiziano Renzi. Una tesi che si regge sulla base di quei pizzini con la cifra "30" e l'iniziale "T". I carabinieri li hanno recuperati in discarica e ricomposti. In questo modo hanno trovato traccia di pagamenti e iniziali dei nomi dei possibili destinatari delle mazzette: su questo aspetto gli inquirenti stanno facendo approfondimenti e l'inchiesta potrebbe avere presto sviluppi. Intanto, il padre dell'ex premier precisa stamani in una nota: "Non ho mai fatto cene segrete in bettole in vita mia, come scrive qualcuno. Conosco effettivamente Carlo Russo, del cui figlio sono padrino di battesimo, ma leggo cose sui giornali di cui non so assolutamente nulla". "Sono stato indagato due anni fa per la prima volta in vita mia e mi hanno assolto, ma la notizia è stata riportata in qualche trafiletto. Spero solo che il giorno in cui tutto questo finirà ci sarà lo stesso spazio sui giornali che c'è oggi.  Vivo perché i miei nipoti sappiano che io sono quello che hanno sempre conosciuto e non ciò che i giornali scrivono oggi", conclude.

Romeo - che parlava della sua attività corruttiva all'interno di Consip come una forma di "legittima difesa" alla luce di "analoghe modalità" adottate dai suoi concorrenti – conduceva questa lotta imprenditoriale per aggiudicarsi gli appalti "a suon di tangenti" e, si legge nelle carte dell'inchiesta, attraverso la "ricerca di appoggi all'interno dell' 'alta politica'". Dalle indagini, scrive il gip, è emerso un "gravissimo quadro di possibile infiltrazione criminale in Consip, almeno quanto ad alcune gare". Quadro grave che era emerso già nel 2016 in seguito a una ispezione dell'Anac che aveva evidenziato criticità relative in particolare agli appalti per il Facility Management FM3 ed FM4: per questo l'Autorità Anticorruzione aveva inviato gli atti alla Procura di Roma. Ma l'operato della Consip, come ha precisato l'ad Marroni, "è stato, e continua a essere, improntato alla massima correttezza, trasparenza ed efficacia".

Il ruolo di Italo Bocchino
Nell'ordinanza ampio spazio viene dedicato al ruolo dell'ex parlamentare Italo Bocchino, di cui è stato perquisito anche l’ufficio al Secolo d'Italia nell'ambito del filone campano dell'inchiesta in cui è indagato per corruzione. Inconsapevole di essere intercettato, l'ex deputato fa spuntare il nome dell'ex presidente del consiglio Matteo Renzi. Un anno fa, nel corso di una telefonata, Bocchino spiegava all’imprenditore che ci sarebbe stata una volontà politica per sostenere le cooperative nell’assegnazione degli appalti per favorire il voto di scambio.  E nel constatare che una società grande come quella di Romeo ha più difficoltà a gestire i dipendenti per il voto di scambio, osservava che i politici hanno meno interesse a chiedergli soldi. Nello specifico affermava: "Perché un politico può venire da te a chiederti sessantamila euro che ti ha chiesto Renzi (si tratta di una regolare donazione elargita da Romeo alla fondazione riconducibile a Renzi, ndr), ma i mille pulitori sul territorio sono mille persone che danno cinquemila euro ciascuno... sono mille persone che fanno un’assunzione ciascuno... sono mille persone che quando voti si chiamano i dipendenti... tu, invece, i tuoi dipendenti neanche sai chi sono..". L’ex premier, comunque, è totalmente estraneo all’inchiesta. 

Di Bocchino, definito "il 'facilitatore' degli interessi illeciti di Romeo" o il "lobbista dedicato al traffico illecito di influenze", gli inquirenti sottolineano la capacità di "accedere a informazioni riservate anche grazie al suo trascorso di deputato e membro del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti e con perduranti contatti con sedicenti ed effettivi appartenenti all'intelligence, nonché con politici e pubblici funzionari in posizione apicale". E "presumibilmente anche grazie alla costante attività di relazione" di Bocchino, scrive il pm, Romeo "ha avuto contezza di indagini sul proprio conto sicuramente già dal settembre 2016".

Gli sviluppi dell'inchiesta Consip hanno provocato immediate reazioni nella politica. Il M5s chiede al ministro Lotti, indagato per rivelazione di segreto d'ufficio, insieme al comandante generale dell'Arma Tullio Del Sette e al generale Emanuele Saltalamacchia, di spiegare i suoi rapporti con Russo. La replica: 'Sono tranquillissimo'.

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