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MONDO

L'accordo slitta a domani. Ancora aperto il nodo dei finanziamenti

Cop21. Nuova bozza. La spuntano Cina e India

La decisione del presidente della Cop21 Fabius dopo una notte di negoziati. Nell'ultima bozza, l'accordo prevede di mantenere l'aumento della temperatura terrestre ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, si basa su impegni volontari di ciascun Paese, soggetti a revisione ogni 5 anni con la prima verifica fissata nel 2023 senza sistema sanzionatorio. Salta anche la possibilità di fissare un termine per le emissioni zero. Nel testo appare una nuova formulazione la "neutralità delle emissioni" 

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di Cristina Raschio

Il tanto atteso accordo sul clima annunciato per ieri dal presidente della Cop21, Laurent Fabius, slitta invece a doggi. Si tratta dell'atteso nuovo testo di compromesso con cui si spera di riuscire a superare le divergenze che ancora esistono tra i diversi Paesi. L'accordo tra i 195 è atteso quindi per mezzogiorno.

Cina e India la spuntano
A una prima lettura, un elemento appare evidente: la Cina e l'India sono riusciti a spuntarla. Pur essendo il primo e il terzo Paese più inquinante al mondo, potranno mitigare con più calma il loro impatto sul clima. Il picco delle emissioni, inoltre, dovrà essere raggiunto il prima possibile senza alcun riferimento temporale specifico. Salta anche la possibilità di fissare un termine per le emissioni zero. Questa espressione viene sostituita dalla parola "neutralità delle emissioni" da raggiungere nella seconda metà del secolo. Non è ancora molto chiaro cosa significa realmente questa nuova formulazione.  Per Natale Massimo Caminiti, esperto Enea nella delegazione italiana, questa nuova bozza è sicuramente meno ambiziosa perché nella precedente "c'era il riferimento all'obiettivo quantificato di riduzione delle emissioni cioè dal 40-90 per cento al 2050 rispetto al 2010. Questo riferimento - dice - nella nuova bozza non c'è".
Sulla 'neutralità delle emissioni' Caminiti osserva che "è diversa dall'obiettivo di emissioni zero dopo il 2050". Non necessariamente - conclude - vuol dire ridurre le emissioni, ma si potrebbe emettere da una parte e ridurre e compensare da un'altra".


"Presenterò il testo domattina presto, potremo prendere una decisione a metà giornata", ha detto ieri Fabius. "Preferiamo darci il tempo di consultare le delegazioni per tutta la giornata di venerdì", per ottenere un testo che "sarà presentato sabato mattina presto per un voto a metà giornata" ha spiegato Fabius, assicurando che comunque "le cose vanno nel verso giusto".

Tante questioni ancora aperte
Le parole di Fabius arrivano al termine di una lunga notte di trattative. Una bozza con alcuni punti chiariti come l'obiettivo generale di mantenere la temperatura terrestre ben al di sotto dei due gradi, ma ancora con troppe questioni aperte che si potrebbero riassumere con le parole usate proprio da Fabius: 'diversificazione', 'finanziamenti', 'ambizione sull'obiettivo di lungo termine' di azzeramento delle emissioni. 
Questa seconda bozza è costituita da 27 pagine, due in meno della precedente. 16 contengono linee di indirizzo generale sugli impegni dei Paesi. Per l'accordo vero e proprio, ci sono solo 11 pagine.
L'accordo, stando a questa ultima bozza, propone di mantenere l'aumento della temperatura terrestre ben al di sotto dei due gradi rispetto ai livelli preindustriali, mentre per il più ambizioso target  di 1,5 °C resta solo una esortazione a sforzarsi per raggiungerlo. Il documento si basa su impegni volontari di ciascun Paese, soggetti a revisione ogni 5 anni (la prima verifica è fissata nel 2023), senza un sistema sanzionatorio per chi non li rispetta. La parte vincolante del protocollo purtroppo non fa riferimento ai diritti umani. 
Intanto, dall'Europarlamento, che ha appena pubblicato uno studio, arriva la richiesta alla Cop21 che l'accordo sul clima non escluda interventi sul settore aereo e del trasporto marittimo le cui emissioni di Co2 stanno aumentando ai massimi e, se non regolate, potrebbero costituire entro il 2050 il 40% di tutte le emissioni inquinanti globali. La Ue difende l'idea di esportare ad altre regioni del mondo il modello del 'mercato delle emissioni.

 

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