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MONDO

Parigi

Cop21, c'è la nuova bozza di accordo: soglia di riscaldamento sotto i 2 gradi

 Il presidente della Cop21, Fabius: "Progresso rispetto a testo precedente, vicini all'accordo nonostante importanti divergenze". Venerdì la proposta finale

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Arrivato in tarda serata il nuovo testo di accordo sul clima. Il presidente della Cop21, Fabius: "Progresso rispetto a testo precedente, vicini all'accordo nonostante importanti divergenze". Venerdì la proposta finale. L'accordo sui cambiamenti climatici é sempre più vicino. E questo, nonostante alcune importanti divergenze. A dirlo è stato il presidente della Cop21 Laurent Fabius in plenaria al centro congressi di Le Bourget a Parigi presentando la nuova bozza di accordo finale. Quella che era attesa alle 15 e che, invece, è arrivata intorno alle 21. Un buon segno: sei ore in più per limare il testo e trovare punti di incontro. Il nuovo documento è leggermente più snello del precedente: le pagine ora sono 27, una in meno rispetto alla bozza di ieri. "Differenziazione, finanziamenti, ambizione" sull'obiettivo a lungo termine sono ancora questioni aperte. Il ministro degli Esteri francese ha aggiunto che pensa di presentare domani una proposta finale di accordo che rappresenta un "progresso" rispetto alla precedente. I negoziatori dovranno visionare il testo in due ore perché alle 23.30 è prevista una nuova convocazione. 

La bozza
Il documento, rispetto al precedente, fissa l'obiettivo generale di mantenere l'aumento della temperatura terrestre ben al di sotto dei due gradi centigradi rispetto all'era preindustriale con lo sforzo di arrivare a quella ideale di 1,5 gradi per assicurare così la sopravvivenza del pianeta. Tra parentesi quadre, e quindi ancora aperta, la questione relativa alla base comune dell'accordo: una intesa "che sarà implementata sulla base dell'equità" o che "riflette" l'equità e le responsabilità comuni e differenziate dei Paesi e le capacità rispettive alla luce delle diverse circostanze nazionali. Per quanto riguarda la questione delle emissioni, i paesi - c'è scritto in bozza - dovranno raggiungere il loro picco il prima possibile e si dovrà tenere inoltre conto che quelli in via di sviluppo ci metteranno più tempo. La Cina, ricordiamo, aveva annunciato che avrebbe raggiunto il picco di emissioni entro il 2030. A partire dalla seconda metà del secolo - si legge ancora - si dovrà perseguire la neutralità delle emissioni. È sparito tuttavia il riferimento esplicito all'obiettivo di riduzione delle emissioni globale entro il 2050. C'erano nella bozza precedente due opzioni: la prima faceva riferimento a una riduzione tra il 40 e 70 per cento, la seconda tra il 70 e il 95 per cento entro il 2050 rispetto al 2010.

Un'altra questione importante riguarda la data della prima valutazione dello stato di attuazione dell'accordo. Nell'articolo 10 c'é infatti scritto che la prima sarà nel 2023 e ogni ogni cinque anni. Restano invece tante parentesi, per esempio, sulla definizione del finanziamento climatico, e due ipotesi sul tavolo sul sistema di 'loss and damages', ovvero le compensazioni per i danni irreversibili e le migrazioni obbligate. Tuttavia, questo capitolo è notevolmente più articolato è lungo rispetto alla bozza precedente. Segno di trattative ancora in corso. In un colloquio telefonico i presidenti Barack Obama e Francois Hollande hanno ribadito di volere un accordo "ambizioso e duraturo" al termine dei lavoro. Intorno alla Conferenza cresce la pressione perchè si arrivi a un'intesa significativa. Per tutta la giornata, le Ong hanno moltiplicato i loro appelli all'ambizione e al riconoscimento dei bisogni dei Paesi più vulnerabili.
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