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CULTURA

"Se necessario, pronti a trasformare il Salone per sostenere filiera del libro"

Editoria, Lagioia: "Tavolo di crisi tra istituzioni e addetti ai lavori per ripartire"

Intervista al direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino: "Vanno superate le divisioni storiche per salvare la filiera da una crisi gravissima" dice Lagioia. Da editori, librai e biblioteche le prime proposte al governo: "Agevolazioni fiscali e sostegno economico"

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di Tullia Fabiani Costruire una Fase 2 anche per l'editoria. "Istituire un tavolo di crisi tra le istituzioni e l'intera filiera del libro" per aiutare il settore a ripartire. La proposta arriva da Nicola Lagioia, scrittore e direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino, in un intervento pubblicato nei giorni scorsi dalla rivista Internazionale. Il Salone, in programma per la metà di maggio, è stato rinviato a causa del Covid-19, e quello del libro - ricorda Lagioia - è "uno dei comparti più compromessi" con un "crollo del 75% del fatturato nelle ultime settimane" . 

Lei ha invitato editori, librai, bibliotecari e altri addetti ai lavori a prendere iniziative. In che modo?
"Come scrivevo su Internazionale, l'ideale sarebbe che l'intero mondo dell'editoria promuovesse un tavolo di crisi a cui sedersi insieme con le istituzioni. Il governo sembra disposto a dare il suo contributo per salvare la filiera del libro dalla crisi in cui rischia di sprofondare, quindi a metterci dei soldi. Su come debbano essere spesi, però, e di quali strumenti di preciso ci sia bisogno nessuno può saperlo meglio degli addetti ai lavori. I quali, auspicavo, dovrebbero per una volta superare le loro storiche divisioni e favorire un incontro dove fare proposte presentandosi compatti come mai prima d'ora".  

E l'invito a quanto pare è stato raccolto. Proprio oggi c'è stato un appello al governo firmato da biblioteche, editori e librai: "Ripartire dai libri" con un piano  straordinario, a sostegno del settore, per superare "la più grave  crisi attraversata dal libro dal Dopoguerra".
"Sono proposte concrete, fatte anche da Adei (Associazione degli Editori indipendenti italiani, ndr) e Federculture. E mi fa molto piacere, sono stati rapidi e precisi. Nei giorni scorsi ho letto un'intervista a Carlo Feltrinelli su Repubblica, in cui sostanzialmente diceva la stessa cosa. Poi ho ricevuto telefonate da qualche editore, che pure condivideva l'idea. Spero che si vada avanti, ma naturalmente ho troppo rispetto di editori e librai per poter pensare di sostituirmi a loro. Come Salone del Libro invece metto già da ora a disposizione uno spazio della fiera – quando sarà possibile organizzarla - per continuare a discutere di questi temi.

Le librerie riaperte non bastano in un contesto generalizzato di crisi e paura.
"I diretti interessati hanno più di tutti la competenza - soprattutto sul piano amministrativo ed economico - per poter avanzare proposte. Immagino ci sia bisogno di agevolazioni fiscali, di sostegno economico ai soggetti più virtuosi, di accesso facilitato al credito, della creazione di un fondo di incentivi per le traduzioni all'estero, di nuovi meccanismi di promozione, di bonus per l'acquisto dei libri, di protezione delle librerie e di altri soggetti tanto preziosi quanto fragili, così come succede in paesi più avanzati del nostro".

E sono infatti alcune delle proposte fatte dalle associazioni. Il suo era anche un appello all'unità in un momento così complicato. L'interesse particolare potrebbe prevalere?
"In tempi di possibile disastro l'interesse particolare non esiste, o esiste solo a livello psicologico o emotivo: è più facile che siano vecchie diffidenze e vecchi rancori o orgogli personali o ataviche stanchezze a impedire ai vari soggetti della filiera di fare squadra. Non possiamo rimproverare all'Europa di non dare segnali di unità se poi non siamo capaci di darli nel nostro piccolo mondo".

Che lei sappia c'è un piano in discussione nella task force del governo? 
"In questo momento nessuno ci ha dato una vera road map. Ma credo la stessa cosa valga per tanti altri settori"

Il tema scelto per il Salone era "Altre forme di vita". L'aveva definito "un'esortazione a fantasticare sulla fisionomia umana negli anni a venire". L'appuntamento con Torino a quando è rimandato? Sarà il Salone di una nuova era?
"Non è assolutamente chiaro che cosa si possa fare - a livello di grandi assembramenti - né quando. Sono però dell'avviso che il Salone debba fare la sua parte comunque, in maniera convenzionale o in modo completamente nuovo, rivoluzionario, se non sarà possibile fare la fiera in modo normale in autunno. Noi siamo pronti a ogni evenienza. L'intera squadra editoriale del Salone è pronta a fare la sua parte per trasformarlo, all'occorrenza, in un grande strumento di promozione e aiuto alla filiera e al territorio per ciò che riguarda il settore dei libri in forme nuove. Il Salone è la classica manifestazione culturale in cui un euro investito ricade moltiplicato sul territorio. Secondo un recente studio dell'Università di Torino, il Salone, che costa circa 4 milioni di euro, ne produce 40 milioni su tutta la filiera non solo editoriale, basti pensare solo ad alberghi e ristoranti. Proprio oggi abbiamo inoltrato una richiesta di appuntamento, on line, naturalmente, alla sindaca Appendino e al governatore Cirio. Speriamo di ricevere risposta al più presto. Si possono fare molte cose, anche nelle condizioni più avverse".

Adesso è soprattutto la cronaca a raccontare questa pandemia. E la narrativa?
"La narrativa, e i libri in generale l'hanno già fatto per ciò che riguarda le epidemie in generale, sin dai tempi di Tucidide. Per l'identikit preciso del coronavirus, con una decina di anni di anticipo, era sufficiente leggere "Spillover" di David Quammen. Ogni tanto i narratori vanno ascoltati. Vanno ascoltati gli scienziati. Così come andrebbero ascoltati i climatologi: gli effetti del coronavirus sono poca cosa rispetto a quelli che potrebbe causare nel giro di una ventina d'anni il cambiamento climatico".
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