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CULTURA

La didattica a distanza tra criticità e buone pratiche

Coronavirus. La scuola si fa a distanza

Quando si tornerà in aula la scuola potrebbe non essere più la stessa. Bisognerà fare i conti con quello che è accaduto in questo periodo così difficile per il Paese

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di Alessandra Solarino Più di 8 milioni di studenti a casa per l’emergenza coronavirus, attività didattiche sospese nelle aule ma che proseguono con la didattica a distanza. Cambiano i tempi, le modalità, i riti a cui la scuola era abituata da secoli di esperienza. E se un po' tutti sappiamo usare un tablet o un computer, l'uso didattico di questi strumenti è ben altra cosa. Cambia anche il ruolo dei genitori, soprattutto di quelli con figli piccoli. A casa con lo smart working o a lavoro, sono loro a seguire i figli e a "prestare" i loro pc. Ma cosa si intende per didattica a distanza? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Rossi, docente universitario di didattica generale e presidente di Sirem, Società italiana di Ricerca sull'educazione mediale: "Non è semplicemente trasportare le stesse cose che faccio in presenza su altri mezzi ma è ripensare alle stesse finalità con modelli didattici e tecnologie differenti".

Assegnare tanti compiti agli studenti non è fare didattica a distanza. La lezione, spiega Rossi, va strutturata su quattro punti fondamentali: "in presenza c’è un’accoglienza, poi c’è una parte in cui il docente spiega e poi ci sono attività e un feedback, come ricreare questo a distanza? L’accoglienza ci deve essere, un testo che parla degli obiettivi e delle modalità di lavoro. Poi devo fornire contenuti, ad esempio pagine video. Terzo le attività, dobbiamo pensare a quali attività svolgere online, lavori di gruppo, scrivere in modo condiviso, disegnare, mandare foto di disegni fatti…Lo studente deve sentirsi attivo. Poi, non deve mancare il feedback". La videoconferenza deve avere una durata sostenibile e va inframmezzata da video e altri materiali: "La cosa bella - ci dice Rossi - è che ho molte più domande online di quelle che avevo in presenza. I ragazzi si sentono più liberi, però va frammentata la lezione, perché la grammatica è diversa".

Il Digital Divide
La prima cosa da fare è capire di quali dotazioni informatiche dispongono  le famiglie, e anche,se i genitori possono supportare i figli. "In questo momento l'insegnante deve mantenere un rapporto forte con le famiglie, ci deve essere una collaborazione. Il ruolo sociale della scuola dovrebbe essere quello di creare una rete sociale ampia. Prima di avviare qualsiasi attività in rete, occorre fare una analisi di come le famiglie accedono a internet, con quali strumenti, solo dopo posso decidere quale è il canale e quali strumenti utilizzo". Fondamentale anche il coordinamento tra gli insegnanti:" Molti mi dicono mio figlio ha 5 insegnanti, ognuno fa lezione in modo diverso. Penso sia importante che si accordino e che propongano una modalità simile, come un contenitore che dà un senso di uniformità", al pari dell'aula. 
 
Ma come evitare che questa esperienza si traduca in frustrazione per i docenti? "Dobbiamo pensare sia al rischio che all’opportunità. L’opportunità è pensare che anche in futuro noi dovremo utilizzare questi strumenti. In questo momento dobbiamo evitare che la non competenza attuale porti a dire che non funziona o che generi frustrazione. Come Sirem abbiamo dato linee guida di carattere didattico; oggi abbiamo la possibilità di sperimentare cose nuove che dovranno rimanere anche quando l’emergenza sarà finita. Dobbiamo evitare che la grande energia dei docenti diventi una frustrazione, mi impegno ma non ho frutti".

"Oggi la didattica a distanza ha prima di tutto una funzione sociale. Mi accorgo che i miei studenti mandano messaggi anche la domenica, di continuo. E' anche un modo per superare l’ansia che stiamo vivendo. Viviamo chiusi in casa e viviamo anche delle angosce, e poterle condividere è il modo migliore per esorcizzarle, poter comunicare in rete è importante anche per questo".

Fondamentale è anche fornire esempi di buone pratiche e far circolare le idee. Con questa finalità Sirem ha organizzato degli incontri virtuali in cui i docenti discutono tra di loro e si scambiano modelli educativi. "Abbiamo scelto uno strumento che consente l’accesso in contemporanea a 500 persone, per chiedere ai docenti quali modelli stanno mettendo in atto, confrontarci. Noi cercheremo di raccogliere le buone esperienze, crediamo sia molto importante per la scuola ma anche per l’università".

Programmazione e coordinamento. L'Istituto Comprensivo 4 Ovest di Sassuolo
Marzia Calvano è alla guida dell'Istituto Comprensivo 4 Ovest. Le attività didattiche sono sospese dal 25 febbraio, ma dirigente e docenti si sono rimboccati le maniche e hanno attivato un modello di didattica a distanza che sta funzionando. Programmazione e coordinamento le parole chiave. "Per noi non è stata una novità assoluta, perché negli anni i miei docenti hanno frequentato corsi sull’uso delle tecnologie digitali nella didattica. Detto ciò quest’emergenza ha creato paura e smarrimento. Il 25 febbraio ho creato una mini task force che comprendeva gli animatori digitali e i docenti  più avvezzi con le tecnologie per trovare insieme una soluzione, abbiamo fatto un’analisi delle risorse strumentali e umane che avevamo a disposizione e anche quei docenti che non si lasciavano subito coinvolgere abbiamo cercato di aiutarli sostenendoli. I docenti più capaci hanno fatto dei tutorial per aiutarli. Abbiamo un docente che coordina le attività, a inizio settimana viene fatto un calendario delle video lezioni, per le varie materie e le diverse classi, in modo da evitare un sovraccarico di lavoro, dispersione di risorse e e smarrimento".

Se i più grandi utilizzano piattaforme virtuali, per la primaria il rol non è solo un registro di compiti ma uno strumento di comunicazione "a cui si affiancano tutorial, spiegazioni e lettere sentite, scritte con il cuore dalle maestre alle famiglie e ai bambini, soprattutto i più fragili. Abbiamo avviato anche una ricognizione per vedere se tutti dispongono dei dispositivi per poter disporre eventualmente device in comodato d’uso. Io ho la fortuna di genitori che hanno mandato la foto dei compiti a chi non poteva accedere al registro elettronico, si è creata solidarietà, ovvio che con i più piccoli non posso usare strumenti come google classroom e google meet, e ci sono rituali quotidiani e familiari che non vogliamo modificare ma vogliamo rispettare. Se prima erano gli alunni a entrare a scuola, ora è la scuola ad entrare, ma con rispetto e cercando una collaborazione.

E' importante il lavoro di squadra, altrimenti viene percepito all’esterno e si crea quello smarrimento che non ti permette di mantenere il filo costante con famiglie e bambini". La Calvano ci racconta anche dell'attenzione ai bambini più fragili, come la merenda virtuale molto partecipata organizzata per uno di loro. "In una lettera - conclude - ho scritto che quando torneremo a scuola avremo tempo di riflettere. Da questa esperienza usciremo arricchiti ci ha fatto scoprire che abbiamo competenze di cui non siamo consapevoli ma che in una condizione di emergenza abbiamo la forza di metterle in campo e penso che quando torneremo a scuola ci lavoreremo e rifletteremo sopra". 

Sesto San Giovanni. L'esperienza dell'Istituto Professionale Enrico Falck
L'Istituto professionale Falck è una scuola storica, vicino Milano. "Non è stato facile, le prime settimane sono state di rodaggio -  ci racconta una delle insegnanti, Daniela Montorio - alcuni docenti adottavano già queste modalità, altri si stanno adeguando all’utilizzo di alcune piattaforme. L’obiettivo è tenere un contatto costante con i ragazzi, devono avvertire che la scuola c’è, è importante non lasciarli abbandonati a se stessi".

La giornata inizia alle 9 con due ore di lezione su skype con i suoi sedici ragazzi: "Gli studenti chiedono subito come sta, quando passerà... loro sono tutti in pigiama, io li rassicuro, a volte ci sono anche i loro genitori, e inizia una lezione in cui c’è uno scambio, e devo dire che c’è entusiasmo". Per la Montorio la difficoltà principale non è tanto nell'utilizzo degli strumenti: "noi abbiamo una preparazione digitale, ma io penso di non essere mai abbastanza vicina, sono giovani e forse solo adesso stanno capendo la criticità di questa situazione. Fino a qualche settimana fa i ragazzi continuavano a baciarsi, a abbracciarsi, adesso invece c’è stata la presa di coscienza. Sono spaventati ma hanno voglia di vederci, di ritrovare la quotidianità che ora è cambiata e non si sa quando torneremo a scuola. Tutte le mattine uno studente mi dice che andrà tutto bene...". 

L'Istituto Comprensivo Montello-Santomauro di Bari. La didattica a distanza come opportunità
"Ci voleva l’interruzione forzata per guardare alla scuola con un occhio diverso, esaltandone la funzione pedagogica". Per Maria Grazia Fiore, che insegna in una seconda elementare di Bari, l'esperienza della didattica a distanza può essere un'opportunità per guardare alla scuola con occhi diversi e riflettere sulla sua funzione educativa. "Mi auguro che quando torneremo in aula adotteremo certe soluzioni a distanza. Si sta appassionando anche ci era lontano da queste metodologie. Io lo vedo come uno spartiacque, non torneremo come prima, il che non sappiamo cosa significhi… Forse oltre alle prove di evacuazione faremo anche quelle di videoconferenza. Io sono convinta che qualcosa lascerà, come le piene dei fiumi". 

La maestra Fiore ci racconta come sta cambiando il rapporto con i genitori: "So cosa significa stare in casa con figli che non vanno a scuola. Stiamo cercando di non stressare troppo i genitori, di essere comprensivi. Tutto questo ci servirà a rivalutare anche le relazioni con la comunità educante". Quando organizza la lezione la maestra si preoccupa anche dei genitori, e i rapporti si sono fatti ancora più stretti: "propongo attività pratiche con cose che si trovano in casa in modo che i genitori non debbano impazzire, cerco di renderli autonomi più possibile, i genitori devono dare giusto un’occhiata". Il lavoro degli insegnanti da casa non ha più orari. Si lavora a tutte le ore, anche di notte. La maestra Fiore ha realizzato dei brevi video in cui racconta sottoforma di favola alcuni argomenti: "la mia struttura è un piccolo video introduttivo in cui li saluto, gli spiego cosa faremo. La prima lezione li ho stupiti perché ho trovato un assistente che mi aiutava a spiegare l’orologio, un video in rete, li ho incuriositi e poi li ho fatti scrivere su loro quaderno. Do loro sempre dei feedback, hanno bisogno di sentirsi dire ho fatto bene anche se glielo hai spiegato 4 volte. Sto provando a non fargli perdere la guida della maestra". 

Le "sfide educative" del Fem di Modena
Una comprovata esperienza nella creazione di contenuti ed esperienze didattiche a distanza è quella del Fem di Modena, centro di ricerca e produzione sull’apprendimento e le metodologie innovative che lo riguardano. All’estero ET, education technology. Ci spiega di più Donatella Solda, fondatrice del Fem nel 2018. Il Piano scuola Digitale del Miur si deve anche al suo apporto. "Fem mette insieme la conoscenza allo stato dell’arte delle neuroscienze, della pedagogia e di tutte le discipline che si occupano dell’apprendimento, da una parte, e, dall’altra le tecnologie che attualmente vengono utilizzate nelle occasioni di apprendimento. Noi costruiamo dei contenuti, delle soluzioni che mettono insieme queste due componenti per, ad esempio, innovare il modo in cui si insegna la matematica o le Stem, oppure per attività che riguardano la comprensione del testo attraverso tecnologie che generalmente non sono utilizzate per questi scopi, come la linguistica computazionale, ma che possono diventare un modo moderno di insegnare e apprendere" . 

Per supportare la scuola, il Fem ha messo online una serie di sfide educative per studenti dalla primaria alle superiori:  "Sul presupposto che la relazione tra chi accompagna all’apprendimento e chi ne fruisce non possa essere sostituita integralmente dalle piattoforme e dalla tecnologia in sè, il nostro palinsesto per questo periodo riguarda sfide educative organizzate intorno ad occasioni di apprendimento autentico. Quello che facciamo sono dei contenuti relativi a problemi reali, ad esempio la propagazione del virus, la qualità dell’aria, a cui associamo obiettivi disciplinari, per cui gli studenti delle superiori possono cimentarsi con esercizi di data science per capire dall’analisi dei dati come comprendere l’evoluzione di un problema reale. Oppure costruiamo delle esperienze che il docente può svolgere insieme ai propri ragazzi che alimentano e aumentano le interazioni di comunità, che in questo momento di isolamento o interazione a distanza vedono un individualismo più spinto e che quindi richiedono uno sforzo maggiore per essere ancorati a delle occasioni collettive". 

La tecnologia di per sé non basta, "non crea di per sé la relazione educativa o l’apprendimento che si cerca in queste occasioni. Bisogna tener conto di esigenze di attenzione, di uso del tempo in maniera efficace. Come la pedagogia in presenza ha le sue regole così l’apprendimento a distanza ha una sua lunga tradizione ormai,  è più di un ventennio che esiste l'e-learning, ma ci vuole uno sforzo di riflessione sul contenuto e sull’obiettivo da realizzare" per interessare ragazzi a casa ancora più distratti da videogiochi o serie televisive. Il Fem in questa fase guarda anche ad altri destinatari dei suoi contenuti, come professionisti che possono approfittare del tempo "a casa" per migliorare le  proprie competenze digitali, o gli stessi cittadini che ancora hanno poca dimestichezza con l'interazione online con la pubblica amministrazione.
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