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ITALIA

Nuovo modulo: "Sei positivo?"

Coronavirus. Stretta sui controlli. Il commissario Arcuri: "Serve un'economia di guerra"

Contro il coronavirus "bisogna attrezzarsi come per un'economia di guerra. Qualsiasi sacrificio per evitare il contagio", dice il commissario Arcuri. È online il nuovo modello per le autocertificazioni, una nuova stretta sui controlli: per circolare, si deve dichiarare anche di non essere positivi o in quarantena

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Serve un'economia di guerra per far fronte all'emergenza coronavirus. E' il neo commissario Domenico Arcuri a spazzare ogni dubbio e a spiegare, se ancora non fosse chiaro, quanto la situazione sia difficile e complessa e quanto il 'sistema paese' rischi il default, non solo sanitario.   

Dietro le parole dell'uomo al quale il governo ha concesso ampi poteri di deroga per intervenire su sanità e produzione, ci sono ancora una volta i numeri: la flessione di lunedì nella crescita dei malati che aveva lasciato intravedere un'inversione della curva ha lasciato il posto a dati ben più negativi. 

Le sue parole sono nette. "Tutti i Paesi devono attrezzare prima possibile un'industria nazionale. Come nelle guerre, dobbiamo produrre prima possibile quello che ci serve. Stiamo riconvertendo sistemi produttivi e importand oindustrie che ora sono localizzate altrove. Dobbiamo dotare il maggior numero di ospedali di strumenti per le terapie intensive e inondare l'Italia di tutto quello che serve".

E in un'economia di guerra è fondamentale il ruolo di tutti. "La solidarietà del nostro sistema mi inorgoglisce e rassicura" premette Arcuri chiedendo però ai cittadini di "capire che devono aiutarci ad evitare ogni contagio, a costo di qualsiasi sacrificio".   

E' necessario dunque il massimo rigore nei comportamenti che ciascuno adotta ed è fondamentale, si sottolinea al Viminale, che gli spostamenti siano dettati solo da estrema e comprovata necessità. Cosa che non sembra ancora essere entrata nella testa di tutti visto che, nella sola giornata di lunedì su 172mila persone controllate dalle forze di polizia oltre 8mila erano in giro senza un reale motivo e sono state denunciate. Facendo arrivare a 35mila il numero di chi, da quando l'Italia è 'zona protetta', ha violato le restrizioni o ha dichiarato il falso pur di spostarsi da un luogo all'altro.

Lo conferma anche la tecnologia: l'analisi delle celle telefoniche della Lombardia segnala che a muoversi è ancora più del 40% della popolazione della Regione, "Un dato non sufficientemente basso - ha detto il vicepresidente Fabrizio Sala - bisogna stare a casa il più possibile".

"Dobbiamo essere ancora più rigorosi - ha aggiunto il prefetto di Milano Renato Saccone - Vanno ridotte le presenze nei parchi. Ancora troppi che corrono e ancora troppe persone che interpretano in vario modo il loro diritto di passeggiare edi portare i cani a spasso. Non va bene questo".   

Ecco perché dal ministero arriva un'ulteriore stretta con la predisposizione di un nuovo modulo per l'autocertificazione che ogni cittadino deve avere con se quando esce di casa, anche a piedi: oltre a dover spiegare le motivazioni dello spostamento, ogni italiano deve certificare di non essere sottoposto alla quarantena o di non esser positivo al virus, condizioni per le quali è previsto il "divieto assoluto di mobilità".

Una decisione che chiama in causa direttamente la privacy dei cittadini e che è spiegata in una circolare del Dipartimento di pubblica sicurezza nella quale si sottolinea come l'input sia arrivato dai "feedback' della rete provinciale delle autorità di pubblica sicurezza" che chiedevano di rendere "ancora più espliciti gli obblighi e le limitazioni cui sono soggetti i cittadini".

E del rapporto tra privacy e diritto alla salute ha parlato anche il commissario Borrelli. "Con il garante la questione è già stata affrontata abbiamo trovato un bilanciamento tra i due diritti, ma deve prevalere la salute pubblica, altrimenti neanche la privacy può essere tutelata".   
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