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MONDO

La pronuncia

Corte Ue: no al carcere per i migranti irregolari

Un Paese Ue non può mettere in carcere un immigrato di un Paese extra-Ue soltanto perché è entrato irregolarmente nel territorio di uno Stato membro

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Un cittadino straniero entrato in modo irregolare nell'Unione europea non può essere detenuto per il solo fatto di non avere i documenti, qualora non sia stato già sottoposto a procedura di rimpatrio. E' quanto ha stabilito oggi la Corte di giustizia europea. Una decisione che è in linea con una sentenza pronunciata nel 2011, con cui la Corte europea aveva già dichiarato che il diritto europeo si oppone "a qualsiasi normativa di uno Stato membro" che punisce "il soggiorno illegale con la reclusione".

In questo caso la giustizia europea è stata chiamata a pronunciarsi non sul "soggiorno illegale", ma "sull'ingresso illegale" di una cittadina del Ghana, Selina Affum, fermata nel 2013 dalla polizia francese all'ingresso del tunnel sotto la Manica, a bordo di un autobus partito dal Belgio, e trovata senza documenti. La donna era stata detenuta per essere "entrata in modo irregolare sul territorio francese" quindi le autorità francesi avevano chiesto al Belgio che venisse riammessa. Una legge del 31 dicembre 2012 prevede che in Francia "l'ingresso illegale" degli stranieri, non il soggiorno, può essere punito con un anno di prigione.

Citando la propria giurisprudenza, la Corte Ue ha ritenuto che il diritto europeo applicato ai "soggiorni irregolari" sia applicabile anche per quanto riguarda gli "ingressi irregolari". Uno straniero "che, a seguito del proprio ingresso irregolare sul territorio di uno Stato membro, è presente su tale territorio si trova di fatto in condizione di soggiorno irregolare". E una direttiva europea sul rimpatrio "vieta che un cittadino di un Paese non Ue che non sia stato ancora soggetto a procedura di rimpatrio sia imprigionato solamente perchè lui o lei è entrato sul territorio di uno Stato membro in modo illegale attraversando un confine interno dell'area Schengen", ha ricordato la Corte. E nel caso della signora Affum, le autorità francesi non avevano "avviato alcuna procedura di rimpatrio", ha ricordato la Corte.
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