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ITALIA

Aculeo velenoso

Costa Rica, punto da razza 12enne genovese sarà curato a Bologna

Il ragazzino si trova ricoverato nel reparto di Chirurgia vertebrale d'urgenza dell'Ospedale Maggiore di Bologna. Arrivato in Italia nella notte

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di Tiziana Di Giovannandrea Il ragazzino genovese di 12 anni rimasto paralizzato a seguito della puntura al collo di una razza (un trigone), una specie di manta velenosa, mentre faceva il bagno in Costa Rica, a Las Minas, secondo i sanitari che lo hanno in cura a Bologna è ricoverato in buone condizioni e accenna già i primi movimenti.

A seguito della terribile puntura dell'aculeo, che il trigone ha sulla coda, in mare davanti alla spiaggia di Las Minas, Pietro, questo il nome del ragazzino, è rimasto paralizzato dalla vita in giù. L'aculeo di questo tipo di razza può arrivare ad una lunghezza di 35-40 centimetri e per forma ricorda 'un ferro da calza'. 

Il volo umanitario, per il rientro in Italia del minore, è stato autorizzato dalla Presidenza del Consiglio e dalla Farnesina ed è stato effettuato con un Falcon del 31^ Stormo di Ciampino dell'Aeronautica Militare. Il viaggio è durato circa 13 ore. A bordo oltre ai piloti, gli specialisti ed assistenti di volo, c'era anche una dottoressa dell'Ospedale Maggiore di Bologna, la dott.ssa Liliana Copertino, assieme ai genitori e al fratello maggiore. Durante la trasvolata l'aereo ha dovuto effettuare uno scalo tecnico in Canada per il rifornimento. 

Una volta atterrato all'aeroporto Marconi di Bologna, Pietro è stato ricoverato presso l'Ospedale Maggiore di Bologna mentre ad attendere in pista il ragazzino c'erano la nonna, con gli zii e altri famigliari, arrivati da Genova.

Il 12enne, trasportato in ambulanza al nosocomio bolognese, è stato ricoverato nel reparto di Chirurgia vertebrale d'urgenza dove è seguito dal team di specialisti guidato dal dottor Federico De Iure che, sin dai primi giorni, si era detto disponibile a seguire il complicato caso.

Il tragico evento
Il ragazzino è tornato in Italia dopo circa un mese dal drammatico evento accaduto mentre la famiglia si trovava in vacanza in Costa Rica. Dopo la puntura al collo che lo ha paralizzato dalla vita in giù, per diversi giorni il 12enne è stato ricoverato all'Ospedale di San José in Costa Rica finché l'Ambasciata Italiana non è riuscita, insieme al Ministero degli Esteri, ad organizzare il volo di Stato per il rimpatrio del ragazzo, autorizzato personalmente dal premier Giuseppe Conte.

Per sbloccare il caso si erano interessati anche alcuni parlamentari liguri e il Cardinale Angelo Bagnasco. 

Ricoverato a Bologna, la parola ai medici: "Si muove, no operazione"
E' ricoverato in buone condizioni e accenna i primi movimenti, Pietro il 12enne genovese colpito un mese fa da un trigone al collo. "Il ragazzo è in buone condizioni e sta avendo un iniziale recupero motorio - ha spiegato il dottor De Iure, in conferenza stampa al Maggiore - da quando ha subito il trauma ha avuto miglioramenti significativi". Al momento porta ancora il collare ma riesce a muovere le braccia e accenna alcuni movimenti in una delle due gambe.

I medici però restano molto prudenti. "Tra sei mesi faremo un primo bilancio del percorso di riabilitazione- ha spiegato ancora De Iure- e tra 12 mesi capiremo che tipo di recupero ha fatto". Al momento non è possibile dire quanto tempo ci vorrà per rimettersi in sesto e se il recupero sarà completo, ha precisato il medico. Pietro ha comunque iniziato le prime attività di recupero in Costa Rica e tra non molto sarà trasferito presso l'Istituto di Montecatone, struttura specializzata in riabilitazione intensiva spinale ad Imola, in provincia di Bologna. Non è escluso poi che nel medio-lungo periodo si possa provare anche una cura con le cellule staminali.

"La medicina sta facendo grandi passi avanti" ha sottolineato il dottor De Iure. Il 12enne è comunque "assai volenteroso e ha grande voglia di lottare", il che è positivo in quanto "il 50% del lavoro lo deve fare il paziente. Facciamo tutti il tifo per lui". Non sarà  comunque necessario un intervento chirurgico. A seguito di un trauma cervicale, hanno spiegato i medici dell'Ospedale Maggiore di Bologna, l'operazione chirurgica si fa "se c'è un'instabilità vertebrale, se c'è una compressione diretta del midollo o in presenza di un'infezione. Per fortuna in questo caso nessuna di queste tre condizioni si è verificata e quindi non ci sarà alcun intervento- ha affermato De Iure- che anzi in questa situazione rallenterebbe la riabilitazione". I medici hanno ancora spiegato che la stilettata dell'aculeo ha perforato al collo Pietro, trapassando la sesta vertebra cervicale e causando una lesione al midollo spinale "abbastanza significativa". L'aculeo era anche ricoperto di una sostanza velenosa, ma in questo caso è stato provvidenziale l'intervento del padre del ragazzo, che aveva con sé due pastiglie di cortisone e le ha date al figlio subito dopo la puntura.  
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