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MONDO

Siria: la guerra nel Rojava

Cresce la tensione tra Stati Uniti e Turchia dopo l'attacco turco al cantone curdo-siriano di Afrin

Almeno 141 vittime civili. Centinaia i morti tra i combattenti delle Fds le Forze Democratiche Siriane alleate degli Stati Uniti nella guerra all'Isis

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Cresce la tensione tra Turchia e Stati Uniti a seguito dell’attacco turco contro Afrin che, con Kobane e Qamislo, costituisce uno dei 3 cantoni dell'autoproclamata regione autonoma del Rojava.
 
Secondo l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana l’intervento turco contro il cantone di Afrin ha finora provocato la morte o il ferimento di 141 civili. Un intenso bombardamento d’artiglieria turco avrebbe colpito alcune zone residenziali di Afrin che si trova 63 chilometri a nord di Aleppo.
 
 
Sullo sfondo della nuova crisi siriana c’è anche il rischio di un confronto diretto tra Stati Uniti e Turchia.  Ankara accusa gli Stati Uniti per il sostegno ai combattenti curdi in Siria mentre gli Stati Uniti chiedono alla Turchia di "evitare azioni che rischiano di portare a uno scontro tra forze turche e americane".
 
Nel corso di una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Trump avrebbe espresso preoccupazione per "l'escalation di violenze" ad Afrin. Tuttavia la Turchia, come riferisce l'emittente turca Ntv, continua ad ammassare truppe nelle zone di confine con la Siria. Erdogan ha minacciato di estendere le operazioni alla località di Manbij, una città siriana strappata nel 2016 all’Isis dai combattenti delle Fds le forze di  difesa democratica del Rojava, sostenuti dagli Usa.
 
La Turchia controlla i territori a ovest di Manbij. Per il governo di Ankara se Washington vuole evitare il confronto, deve porre fine al sostegno ai miliziani curdi siriani delle Ypg, che rappresentano la componente principale dell'alleanza curdo-araba delle Fds sostenute dagli Usa nella guerra contro l’autoproclamato Stato Islamico di Siria e Iraq (Isis).
 
“Se l'Amministrazione Usa non vuole il confronto con la Turchia, cosa che non vuole come non la vogliamo noi, l'unico modo è interrompere il sostegno assicurato a certi terroristi", ha detto il vice premier turco, Bekir Bozdag, riferendosi ai combattenti curdi impegnati nella guerra all’Isis. Bozdag ha chiesto agli Usa di ritirare le armi fornite alle Ypg e far sì che i miliziani curdi siriani si ritirino da Manbij.
 
Secondo il capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu, "il rapporto di fiducia con gli Stati Uniti è danneggiato”. E da Ankara il premier turco, Binali Yildirim, ha assicurato che l'operazione ad Afrin "va avanti come pianificato", per poi tornare ad accusare gli Stati Uniti di aver "abbracciato i gruppi terroristici".
 
Secondo la Casa Bianca, nel colloquio telefonico con Erdogan, Trump ha chiesto alla Turchia "una de-escalation, di limitare le azioni militari, evitare nuove vittime civili e l’aumento degli sfollati e dei rifugiati". La Turchia nega questa ricostruzione e sostiene che la conversazione tra i due presidenti si sia limitata a uno "scambio di vedute".
 
 
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