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MONDO

Crisi Ucraina, l'Ue non esclude nuove sanzioni a Mosca

Manifestazione davanti ambasciata russa a Kiev
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Non si allenta la tensione tra Ucraina e Russia, scatenata da uno scontro navale al largo della Crimea. Sono 15 su 24 i marinai delle motovedette ucraine arrestati e condannati a due mesi di prigione per "attraversamento illegale del confine" nel mar di Azov, dove la navi russe hanno sparato contro le imbarcazioni di Kiev e ne hanno trattenuto gli equipaggi. Lo riferisce Interfax, dal tribunale di Sinferopoli, in Crimea, dove si tengono le udienze. Mentre gli occhi della comunità internazionale sono puntati sulla crisi e chiedono una de-escalation, la presidenza austriaca dell'Unione europea ha annunciato che nuove sanzioni da parte del blocco comunitario contro Mosca non sono escluse e saranno discusse a dicembre.

A minacciare le misure punitive è stata il ministro degli Esteri di Vienna, Karin Kneissl, dopo colloqui con la controparte tedesca, Heiko Maas. Ieri Berlino aveva offerto una mediazione franco-tedesca alla crisi e oggi gli ha risposto in modo perentorio il capo della diplomazia di Mosca, Sergey Lavrov: "Non vedo alcun bisogno di mediatori". Il Cremlino ha anche commentato l'approvazione, ieri a Kiev, dell'introduzione della legge marziale nei territori ucraini di confine. L'aveva richiesta il presidente Petro Poroshenko nel timore di un'invasione di terra da parte del vicino di casa, mentre Kiev combatte contro i ribelli filo-russi nell'est e si è vista strappare quattro anni fa la penisola di Crimea. Per il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, la legge marziale potrebbe "causare un'escalation delle tensioni". Prima, il presidente Vladimir Putin aveva messo in guardia Kiev dal compiere "atti sconsiderati", esprimendo "grave preoccupazione" in una telefonata con la cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha chiesto "massima moderazione" e che "entrambe le parti agiscano senza ritardo per contenere l'incidente e ridurre le tensioni". Intanto Germania, Regno Unito, Canada, Francia, Ue e Usa, tra gli altri, hanno espresso appoggio a Kiev. La prossima riunione dei ministri europei degli Esteri sarà a dicembre, ma eventuali nuove sanzioni dovranno essere approvate all'unanimità, difficilmente raggiungibile viste le divergenze tra gli Stati membri sull'approccio da mantenere con Mosca. Il vice premier Matteo Salvini è tra quanti si è opposto alle sanzioni. I leader europei ne avevano decise già a seguito dell'annessione della Crimea da parte della Russia.

Quello nello stretto di Kerch, tra il mare di Azov e il mar Nero, è il primo aperto confronto tra Mosca e Kiev dall'annessione del 2014 e dallo scoppio del conflitto nell'est ucraino, in cui sono morte sinora 10mila persone. La Russia ha sequestrato le tre navi ucraine e i 24 marinai a bordo con l'accusa di essersi avvicinate allo stretto dirette a Mariupol e di esser entrate in acque russe, senza aver chiesto autorizzazioni. All'apice della tensione, le navi russe hanno anche aperto il fuoco, ferendo tre marinai ucraini. Kiev ha chiesto il rilascio delle imbarcazioni e dei fermati, denunciando che siano stati costretti a rilasciare confessioni sotto pressione, e ha fatto appello agli alleati perché impongano le nuove sanzioni.

Ucraina: presenza militare russa a confini triplicata
"Il numero dei carri armati russi alle basi situate lungo il nostro confine è triplicato" e "il numero di unità schierate lungo la nostra frontiera, per di più su tutta la sua lunghezza, è cresciuto drammaticamente". Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Petro Poroshenko, in un discorso televisivo in cui ha messo in guardia sulla minaccia di una "guerra su vasta scala". 
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