Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Dal-Giappone-alle-Americhe-umanita-intera-unita-in-preghiera-per-la-fine-della-pandemia-e22d051a-a22c-4666-88a9-3c4588ec82ea.html | rainews/live/ | true
MONDO

Iniziativa ecumenica

Dal Giappone alle Americhe, l’umanità intera unita in preghiera per la fine della pandemia

Condividi
di Roberto Montoya

Papa Francesco ha aderito alla giornata di preghiera, digiuno e opere di carità per l’umanità prevista per il 14 maggio. È un richiamo per tutti, insieme e uniti, per implorare la fine della pandemia. L’iniziativa è stata indetta dall’Alto Comitato per la Fratellanza umana e accolta dalla comunità internazionale, capi di Stato, personalità del mondo religioso e non solo, condivisa dallo stesso Segretario Generale dell’Onu. È un invito alla preghiera in qualunque posto ci si ti trovi.
 
Oggi la Chiesa di papa Francesco è un mediatore onesto, leader credibile e di fiducia a disposizione del mondo. Per più di duemila anni ha visto cambiamenti epocali, lotte di potere, guerre e rivoluzioni, prosperità e povertà. È passato un anno dalla firma del “documento sulla fratellanza umana per la pace nel mondo e la convivenza” firmato ad Abu Dhabi tra papa Francesco e il grande Iman di Al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb. “Costruire ponti” è stato il cavallo di battaglia del Pontefice, sin dall’inizio del suo pontificato, auspicando un mondo edificato sulla fratellanza umana a 360°, fonte di ispirazione per l’umanità intera.

Parole che chiedono a tutti di cambiare prospettiva, di passare dall’io al noi, dove ogni persona deve all’altro il rispetto e la dignità, con reciproca responsabilità. Una chiesa povera e per i poveri, come quella dell’apostolo Pietro e dei suoi fedeli, che partirono dalla Terrasanta per predicare la Buona Novella. Un cristianesimo del terzo millennio operativo e dialogante, caratterizzato da un confronto aperto con tutte le altre religioni, in particolar modo con l’Islam.

Il dialogo è impegnativo. Per dialogare è necessario avere un'identità. L’Evangelii Gaudium sottolinea che "la vera apertura implica rimanere fermi nelle proprie convinzioni più profonde, con un'identità chiara e gioiosa, ma aperta alla comprensione dell'altro. Il dialogo può davvero arricchire ciascuno”.
 
Il documento sulla fratellanza umana vuole diventare una realtà concreta per tutti noi, fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari. Messaggio che è stato portato di Papa Francesco nei suoi ultimi viaggi apostolici, soprattutto in Giappone e Thailandia, diffondendo gesti di amore e di speranza anche verso la Cina.
 
Un traguardo difficile da raggiungere, a volte incomprensibile per molti. Ma con un bisogno impellente verso il dialogo, voluto fortemente anche da tutti coloro che lottano contro estremismi e fanatismi, che si schierano per la pace e una convivenza comune, soprattutto in un momento in cui stiamo trattando di proteggerci e difenderci, e di recuperare anche una certa normalità. Finché la scienza non troverà soluzione al Coronavirus - afferma Francesco - “…saremo chiamati a ricreare e popolare spazi di fraternità, solidarietà e pace. Da questa pandemia, dovrà rinascere un uomo nuovo”.

Un credente coerente e credibile, è un testimone portatore di valori che può fortemente contribuire ad edificare società più giuste. La rettitudine, la fedeltà, l’amore per il bene comune, l’attenzione per i più bisognosi, la benevolenza, la misericordia, è tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno in questa fase storica. Colti di sorpresa, confinati nelle case, questa crisi ci ha messi di fronte alla realtà di essere parte di un’unica famiglia umana. Questo non è soltanto un messaggio per i credenti, ma per tutte le persone di buona volontà: tutti siamo chiamati a remare insieme, bisognosi di confortarci a vicenda.
 

 
Abbiamo incontrato il Cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Card. Ayuso siamo arrivati alla fase 2 di questa pandemia. Qual è il messaggio che volete dare al mondo con questa iniziativa di preghiera, digiuno e opere di carità per questo 14 maggio?
 
Alla pandemia del coronavirus vogliamo rispondere con l’universalità della preghiera: rinnovare la nostra unità, in quanto membri dell’unica famiglia umana. È noto a tutti che la maggioranza delle religioni hanno in comune molti elementi, quali la preghiera, il digiuno, l’elemosina, il pellegrinaggio, e che ci aiutano a comprendere il significato della giornata di preghiera del prossimo 14 maggio. Desideriamo dare seguito a quella preghiera bellissima che sua Santità aveva fatto in piazza San Pietro il 27 marzo, in quella sera buia e piovosa, in cui fece questa invocazione per la fine della pandemia. Quell’immagine di preghiera si estende a questo 14 maggio a livello interreligioso. L’evento è stato accolto con grande favore, perché credenti appartenenti a differenti tradizioni religiose in tutte le parti del mondo, possano trovare in questa giornata un momento di condivisione come esseri umani, come cittadini, ma anche come credenti.
 
È la prima iniziativa dopo l’accordo firmato un anno fa ad Abu Dhabi sulla fratellanza umana?
 
No, ce ne sono state altre. Per esempio abbiamo iniziato con un progetto frutto del dono che era stato concesso a papa Francesco, la costruzione della casa Abramitica ad Abu Dhabi in un’isola dove saranno costruite una moschea, una Chiesa, una Sinagoga e un centro culturale. Un luogo di incontro dove i visitatori possano capire più in profondità il significato delle preghiere delle religioni monoteiste. L’intenzione è che il messaggio arrivi ai quattro angoli della terra. La fratellanza umana è aperta a tutti. 
 

 
 
Papa Francesco propone dall’inizio del suo pontificato il dialogo interreligioso per il bene dell’umanità. In che maniera possiamo creare un mondo più fraterno?
 
È una chiamata personalizzata, ma anche comunitaria. Il dialogo è un invito a comunicare, un invito generoso verso ogni persona, non è un do ut des.
Tutti i pontefici, dal Concilio Vaticano II, hanno promosso il dialogo interreligioso. Già Paolo VI aveva promosso una Chiesa che difronte al mondo si fa Colloquio; dialogo che riprese Giovanni Paolo II in un momento lacerato da conflitti, promovendo la cultura della pace, che culminò nella giornata di preghiera per la pace che ebbe luogo ad Assisi nel 1986; in seguito, nello spirito della dichiarazione Nostra Aetatae, papa Benedetto XVI promosse un dialogo della Verità nella Carità. Si sentiva la necessità di valutare e riscoprire l’importanza che nel dialogo ciascuno rimanga fortemente radicato nella sua propria tradizione religiosa.
Il dialogo non è un Melting pot, non ha una finalità di creare una nuova religione Universale per tutti. Dialogare significa farsi compagno di viaggio di ogni essere umano, nel cammino verso la verità. Da qui viene la proposta di Papa Francesco, di vivere il rispetto e l’amicizia nell’ottica di un dialogo interreligioso.
 
Quale può essere nella situazione che stiamo vivendo, il contributo per la costruzione del futuro, del dialogo tra persone di diverse religioni?
 
La giornata del 14 maggio è un invito rivolto a tutti, dimostra il carattere universale di questo momento storico, in cui è importante la risposta interiore da parte di ciascuno di noi. Per ciò dobbiamo prendere coscienza che si può e si deve contribuire alla costruzione di un futuro migliore. Camminare e mettere insieme le persone che appartengono a culture e tradizioni religiose diverse è possibile. L’essenziale è capire che ognuno ha un ruolo come essere umano, portatore del bene. Siamo tutti membri di un’unica famiglia umana.
 
Dopo la storica firma del documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi tra papa Francesco e il grande Iman di Al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb, qual’è il futuro dei cristiani in Medio Oriente?
 
Vi ringrazio per la domanda. Quando ho partecipato anni fa al Sinodo per il Medio Oriente, i vescovi, i patriarchi di quella zona, avevano messo chiaramente nel manifesto che loro si sentivano figli della loro terra, osservando tutte le leggi e le norme da buoni cittadini. Di conseguenza, da cristiani, in una società con la presenza di altre religioni, era molto importante non sentirsi cittadini di seconda classe. Il richiamo alla piena cittadinanza è qualcosa di molto importante, perciò il documento della Fratellanza Umana sta dando un impulso a rivalutare il futuro dei cristiani in Medio Oriente. Quello che ci auguriamo è che i cristiani non vengano considerati come minoranza, perché non esistono né maggioranze né minoranze. Ogni essere umano deve essere rispettato nella sua integrità, nella sua appartenenza, e soprattutto nel suo credo. Il documento sulla fratellanza umana in Medio Oriente ha avuto risposte positive: pienezza di diritti e doveri, cristiani assieme, gli uni con gli altri, possono costruire una società migliore. 
 
Alla luce del documento sulla fratellanza per l’umanità, in che maniera possiamo combattere i virus del nazionalismo e dell’egoismo che prolificano in alcune parti del mondo?
 
Papa Francesco continua a ripetere che dobbiamo promuovere la cultura dell’inclusione, dobbiamo sentirci tutti fratelli e sorelle. È soltanto attraverso questa integrazione fraterna, di amicizia e rispetto inclusivo, sensibile ad ogni tipo di differenza, colore, razza, realtà sociale, che si può favorire un mondo migliore, più equo, dove si possano combattere le diseguaglianze. I virus del nazionalismo e dell’egoismo approfittano di queste occasioni, di una cultura della non inclusione, per dividere le società.


 
Condividi