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Crisi ucraina

Dalle banche a Siemens, ecco come Berlino aggira le sanzioni alla Russia

Da una parte sostenere le sanzioni contro la Russia per mantenere un fronte comune con gli Usa, dall'altra aggirarle per minimizzarne l'impatto sull'economia. Questo sembra essere stato finora l'approccio della Germania alle penalita' economiche imposte al Cremlino dall'Occidente nel contesto della crisi ucraina

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Da una parte sostenere le sanzioni contro la Russia per mantenere un fronte comune con gli Usa, dall'altra aggirarle per minimizzarne l'impatto sull'economia. Questo sembra essere stato finora l'approccio della Germania alle penalita' economiche imposte al Cremlino dall'Occidente nel contesto della crisi ucraina. Il progetto di gasdotto North Stream, che ha aumentato le gia' consistenti tensioni tra Roma e Berlino, e' stata quindi la classica goccia che fa traboccare il vaso per un Paese, quale il nostro, che con la Russia ha sempre avuto un'intensa relazione commerciale e aveva visto un'infrastruttura energetica analoga - che sarebbe passata, pero', per la penisola - bocciata da Bruxelles. Dalle notizie che giungono dalla stampa internazionale in queste settimane emerge infatti un vero e proprio sistema, fatto di escamotage legali e vere e proprie violazioni, che consente a tedeschi e russi di continuare a fare affari attraverso canali che, in teoria, le sanzioni avrebbero ristretto: in primo luogo le banche.

I flussi di liquidità ammonterebbero a "miliardi di euro"
Sberbank, la maggiore banca russa, riesce a veicolarli attraverso Sberbank Direct, un portale per transazioni online legato alla sussidiaria Sberbank Europe che, non fornendo servizi bancari tradizionali, ha facolta' di operare in Germania senza i limiti imposti dalle sanzioni. Secondo quanto riporta Rbc, il funzionamento del sistema era stato illustrato mesi fa agli azionisti di Sberbank dall'ad Herman Gref, dal 2000 al 2007 ministro dello Sviluppo Economico russo. Secondo Gref, il lancio del servizio era stato "molto tempestivo" e ha consentito alla banca di "muovere valuta estera in un momento molto critico per". Lanciato alla fine del 2014, la scorsa estate Sberbank Direct vantava gia' 46 mila clienti e depositi pari a 1,6 miliardi di euro.

Ad attrarre gli investitori tedeschi e' il rendimento dell'1,4%
E' garantito per un deposito annuale, decisamente allettante alla luce dell'abbassamento dei tassi conseguenza del 'quantitative easing'. Basti pensare che per un deposito a scadenza analoga Deutsche Bank offre un misero 0,05% e che il maggior rendimento in assoluto offerto in Germania al momento e' uno 0,6% per un deposito di otto anni, sempre presso Deutsche Bank. La prima banca russa ad adottare questo stratagemma e' stata pero' Vtb, secondo istituto di credito del Paese, che gia' nel 2011 aveva lanciato in Francia e in Germania Vtb Direct, i cui depositi alla fine del 2014 si aggiravano sui 4 miliardi di euro. Fin qui nulla di tecnicamente illecito, parrebbe.

Le banche tedesche si prendono qualche libertà di troppo
Sarebbero le banche tedesche, invece, a prendersi qualche liberta' di troppo nell'aiutare gli uomini d'affari russi a mettere al sicuro i propri averi in barba alle sanzioni. E' stata proprio la Banca di Russia a infliggere lo scorso dicembre una multa (imbarazzante ma simbolica: appena 5 mila dollari) a Deutsche Bank per non aver sufficientemente vigilato su transazioni sospette per 6 miliardi di dollari che, dal 2012 al 2015, avrebbero coinvolto i suoi uffici di Mosca e Londra. Un'indagine interna svolta dall'istituto aveva poi fatto lievitare a 10 miliardi di dollari l'ammontare dei trasferimenti potenzialmente illeciti.

L'espediente del "mirror trading"
Secondo Bloomberg, attraverso l'espediente del 'mirror trading' molti imprenditori russi colpiti dalle sanzioni - tra i quali i fratelli Arkady e Boris Rotenberg, considerati molto vicini al presidente Vladimir Putin - sarebbero riusciti a spostare i loro beni da una giurisdizione all'altra, eludendo le restrizioni. Cio' che e' forse piu' interessante sottolineare e' che il caso Deutsche Bank ha spinto ad agire per vie legali le autorita' americane, inglesi e addirittura russe, laddove nessun procedimento e' stato aperto in Germania contro Deutsche Bank che, da parte sua, ha problemi ben piu' gravi con cui fare i conti, a partire dalla sua spaventosa esposizione ai derivati, pari, secondo alcune stime, a venti volte il Pil tedesco.

Nel mirino una commessa milionaria a Siemens
A far discutere sono poi alcuni progetti industriali che apparirebbero in aperta violazione delle sanzioni. L'esempio piu' recente e' il contratto che, secondo Vedomosti, avrebbe assegnato a una controllata del colosso tedesco Siemens una commessa per la costruzione di impianti elettrici a turbogas in Crimea, regione che ora e' indipendente da Kiev dal punto di vista politico ma non lo e' affatto per quanto riguarda i collegamenti energetici. Le sanzioni infatti impediscono alle compagnie europee del settore di esportare tecnologie in Russia o di fornire infrastrutture alla Crimea. Sia il committente, la compagnia russa Techpromeksport, che Siemens avevano successivamente smentito la notizia, che aveva suscitato proteste negli ambienti legati al governo filo-occidentale attualmente al potere a Kiev. Secondo Techpromeksport, le turbine consegnate da Siemens Gas Turbines Technologies (societa' posseduta al 65% da Siemens e al 35% da Power Machines, gruppo che fa capo ad Alexei Mordashov, il potente magnate a capo di Severstal, sarebbero comunque destinate alla Russia, in particolare alla citta' portuale di Taman, vicina alla Crimea. Che siano credibili o meno le indiscrezioni di Kommersant, secondo il quale le turbine verranno consegnate a Taman e poi spostate in Crimea, la vicenda appare comunque imbarazzante. Anche in questo caso, tuttavia, il governo tedesco si e' limitato a ignorare la bufera e attendere che si placasse da sola.

La Germania sostiene le misure per far contenti gli Usa
"La Germania ha raccolto l'Europa a sostegno delle sanzioni contro la Russia legate alla questione Ucraina ma e' stata meno diligente nella loro applicazione", ha scritto di recente su Bloomberg il giornalista russo Leonid Bershidsky, "i leader tedeschi sostengono queste inefficaci misure soprattutto per far contenti gli Usa ma, come e' giusto, non hanno voglia di soffrire troppo a causa di esse". Il problema e' che si sono stancati di soffrire anche molti partner europei di Berlino, soprattutto l'Italia. Secondo uno studio Lena/Wifo pubblicato lo scorso giugno, il nostro Paese sarebbe infatti quello destinato a soffrire maggiormente, dopo la stessa Germania, le conseguenze economiche delle sanzioni, con perdite pari a 12 miliardi di euro, 215 mila posti di lavoro e quasi un punto percentuale in termini di calo della produttivita'.

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