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CULTURA

A 11 anni dal suo esordio, al via le riprese della Macchinazione

David Grieco, la mia verità su Pasolini: "Non voglio premi, il caso venga riaperto"

Amico e collega del regista e scrittore racconta di avere elementi importanti che possono aiutare a far luce su un caso che a distanza di 40 anni rimane ancora da capire. A interpretare Pasolini, Massimo Ranieri 

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di Laura Squillaci Quando il 2 novembre del 1975 il corpo senza vita di Pasolini fu trovato all’Idroscalo, David Grieco fu tra i primi ad arrivare sul posto insieme al medico legale Faustino Durante. Aveva cominciato a lavorare nel cinema giovanissimo proprio con Pasolini e i due erano legati da una profonda amicizia; a lui la famiglia chiese di scrivere la memoria di parte civile del primo processo per l’omicidio.

Grieco aveva deciso di chiudere con una storia che lo ha fatto soffrire. E invece, quasi per caso, è tornato dietro la macchina da presa (a 11 anni dal film d'esordio "Evilenko", tratto dal suo romanzo "Il comunista che mangiava i bambini") per parlarne ancora. La Macchinazione racconterà gli ultimi tre mesi di vita di Pasolini.

Come è andato il primo giorno di riprese?
"Stranamente bene. E dico stranamente perché torno con un lungometraggio dopo 11 anni eppure mi sembra che siano passati 11 giorni. Abbiamo iniziato con una scena ambientata in una sezione dell’Msi ricostruita in un Teatro di posa fuori Roma. Ci sono almeno 60 attori non attori, ho fatto come Pasolini, ho scelto gente di strada".

David Grieco racconta che non avrebbe mai pensato di fare un film su Pasolini. "È nato tutto per caso. Un giorno Abel Ferrara mi ha chiesto di scrivere la sceneggiatura per il suo film su Pasolini. Dissi di no. Da lì ho capito che in realtà volevo tornare a parlarne perché ho raccolto una serie di elementi penalmente rilevanti che possono davvero far capire cosa è successo quel 2 novembre del 1975. Ma per ora non voglio svelarli".

Nell’estate del 1975 Pasolini sta montando il suo film più controverso, Salò o le 120 Giornate di Sodoma. Coscienza critica e anticonformista del nostro Paese, contemporaneamente scrive Petrolio, opera che denunciava le trame di un potere politico ormai corrotto. In quegli stessi giorni Pasolini frequentava un ragazzo di borgata, Pino Pelosi. È una borgata dove comincia a muovere i primi passi un’organizzazione criminale, la Banda della Magliana. Il 26 agosto viene sottratto dagli stabilimenti della Technicolor il negativo di Salò. Nella notte fra il primo e il due novembre del ‘75, Pasolini va all’Idroscalo per riavere il negativo del film. E invece tutto finisce quella notte. 

Da allora è stato raccontato di tutto: Pasolini ucciso da Pelosi che ha fatto prima da informatore per il furto delle bobine di Salò e poi da esca per l’agguato all’Idroscalo; Pasolini assassinato dalla banda della Magliana. Pasolini eliminato su ordine di Eugenio Cefis perché indagava sui traffici del presidente di Eni e Montedison che avrebbe fondato la P2 e nel ‘62 fatto precipitare l’aereo di Mattei. Pasolini si è fatto uccidere pianificando il suo martirio nei minimi dettagli, come sostiene l’amico e pittore Giuseppe Zigaina.

L'omicidio di Pasolini per Grieco è frutto di una macchinazione con una serie di componenti che si incastrano casualmente. Da qui il titolo del film che racconta tutte queste tesi ma forse una in particolare: "Pasolini non aveva dei segreti, semplicemente raccontava quello che stava accadendo in Italia. Da Piazza Fontana in poi. È stato ammazzato per la sua scomodità, perché la sua voce era ascoltata. Io ho le prove di questa macchinazione. Esiste un dossier al Ministero dell’Interno secretato e che io vorrei fosse aperto. Sono sicuro che Pasolini aveva architettato la sua morte in tutto e per tutto. Lui ha fissato l’appuntamento all’idroscalo, sapeva come sarebbe finita ma lo ha fatto perché pensava che la sua morte sarebbe servita a qualcosa".

Ed è servita a qualcosa?
"A renderlo immortale. La sua mancanza è ancora forte. Ricordo una cosa che mi disse Benigni che ho incontrato tempo fa. 'Nella vita ci si dimentica di tutti, c’è qualcuno che non sa chi è Fellini. Ma l’unica persona che nessuno ha dimenticato è Pasolini'. Le cose che ha detto, i misteri sulla sua morte si sono tramandati di generazione in generazione. Il mio film racconta Pasolini. Perché Pasolini è di tutti e per tutti".

Il suo rapporto con il regista è iniziato quando aveva 10 anni, era un amico di famiglia. "Lui un giorno mi ha chiesto di fare l’attore ma io ero negato, gli ho chiesto di tagliare la mia parte nel film Teorema. Gli ho detto che volevo fare l’assistente. Sono diventato il suo rappresentante cinematografico poi il suo rappresentante politico. Da giornalista dell’Unità ero il suo intervistatore preferito facevo da tramite nel suo rapporto conflittuale con il Pci. Per me è stato un fratello grande. Una persona che non alzava mai la voce. Mite, gentile con una seconda anima molto virile”.  

Con la Macchinazione non vuole vincere un David di Donatello, né un Nastro d’argento, né l’Oscar: "Voglio che il caso sia riaperto una volta per tutte. Abbiamo il diritto di sapere che i suoi assassini siano individuati anche se non più perseguibili dopo 40 anni. Se non elaboriamo la nostra storia finiamo male”.

Grieco è molto orgoglioso del casting, lo ha aiutato la famiglia Spoletini, la stessa che trovava gli attori per i film di Rossellini, Pasolini e Visconti. Poi racconta perché ha scelto Massimo Ranieri per interpretare Pasolini. “È stato naturale. Tutti dicevano sempre a Pier Paolo che assomigliava a Massimo Ranieri ma lui diceva no, non è vero. Poi un giorno si sono incontrati in spogliatoio dopo una partita di calcio. L’ha visto e gli ha detto ‘Hanno ragione a dirmi che mi somigli’. Ranieri è già l’alterego di Pasolini. Non dovrò nemmeno truccarlo tra loro c’è una somiglianza atavica”.
 
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