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SCIENZA

Fra storia e futuro

Dentro il Cosmodromo di Baikonur, dove il tempo si è fermato

La base simbolo del programma spaziale sovietico è un museo a cielo aperto, ma rimane uno strategico punto di partenza per moltissime missioni. Da qui il 20 luglio volerà nello spazio Luca Parmitano

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di Andrea Bettini BAIKONUR (KAZAKHSTAN) – Nella base più antica del mondo ci sono luoghi dove sembra che il tempo si sia fermato. Il cosmodromo compare all'orizzonte dopo una lunga traversata nella steppa, provenendo dalla città che porta il suo stesso nome: Baikonur. Superati i controlli, edifici più moderni sede delle attività spaziali di oggi si alternano a costruzioni di epoca sovietica, alcune delle quali risalenti alla metà degli anni '50, quando l'URSS decise di far sorgere una base di lancio in questo angolo di Kazakhstan.

La casa di Gagarin
Fra i primi edifici che si incontrano c'è una modesta casetta. Poche stanze, un solo piano ma una grande storia. Qui fra l'11 e il 12 aprile 1961 Yuri Gagarin trascorse l'ultima notte prima di volare nello spazio. Conservata con cura, è rimasta come allora. Ai piedi del letto c'è ancora la divisa del primo uomo ad andare nello spazio.

Sputnik, Laika e altri primati
A breve distanza, la guida del museo del Cosmodromo snocciola con orgoglio i primati di Baikonur, cresciuta con il passare del tempo fino a coprire una superficie di 6700 chilometri quadrati, poco più grande di quella del Trentino. Non solo Gagarin: da qui partirono anche il primo satellite, lo Sputnik, e il primo essere vivente lanciato nello spazio, la celebre cagnetta Laika. Anche se qui si preferisce ricordare Belka e Strelka, che volarono dopo e furono le prime a tornare sane e salve sulla Terra.

Il sogno del Buran
Nel giardino è invece parcheggiato il Buran, lo shuttle sovietico. Enorme, dalle fattezze molto simili a quello americano, effettuò un solo volo nello spazio nel 1988, ma senza equipaggio. Poi i tagli che seguirono la fine dell'URSS imposero lo stop a questo costoso programma spaziale. Le strutture e gli edifici costruiti per mandarlo in orbita – dalla rampa di lancio al bunker con la sala di controllo per riempire i serbatoi del lanciatore Energia – in gran parte sono ancora lì, ormai divenuti reperti di archeologia industriale.

Da Gagarin a Parmitano
La storia di Baikonur però continua e si intreccia con il suo passato, a partire da quello che oggi è chiamato “Gagarin's start”. La piattaforma di lancio da cui partì è ancora operativa, anche se la sua chiusura è prossima. Sarà il luogo da cui sabato prenderà il via la missione “Beyond” di Luca Parmitano. L'astronauta italiano dell'ESA, come tutti i suoi colleghi diretti sulla Stazione Spaziale Internazionale volerà in orbita proprio dal luogo in cui 58 anni fa iniziò l'avventura dell'uomo nello spazio. Alle 21.28 locali, le 18.28 in Italia, il suo lanciatore Soyuz accenderà i motori e disegnerà una scia di fuoco nel cielo.

Nel 2020 tocca a ExoMars
La base, oggi in territorio kazako, è affittata fino al 2050 dalla Russia. È punto di partenza per moltissime missioni, non solo verso la ISS. Il prossimo anno, ad esempio, da qui partirà il rover della missione europea ExoMars, che avrà il compito di esplorare Marte andando a caccia di tracce di vita. La frontiera si sposta sempre più in là, ma la voglia di esplorare resta quella che animava Gagarin.
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