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POLITICA

Rompicapo governo

Di Maio: no a incontro con Salvini, aspetto tutto il Pd

Il capo politico del M5s chiude a un incontro immediato col leghista, che invita a non fare “la vittima”, tra i possibili premier c'è Flick: “capire che elezioni sono finite”

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Vedere Matteo Salvini prima di salire al Colle per il secondo giro di consultazioni? La questione "è molto semplice: ci vediamo per fare cosa? Dobbiamo chiarire un paio di premesse, e valgono sia per il Pd sia per la Lega. Prima di tutto, qualunque tipo di contratto di governo partirà dai nostri temi. Poi inizierà la contrattazione con gli altri". È il nuovo rilancio del capo politico e candidato premier del Movimento cinque stelle, Luigi Di Maio, in un’intervista al Fatto Quotidiano. Su possibili incontri con il leader della Lega, "vediamo, ma se dobbiamo farlo per dirci Berlusconi sì, Berlusconi no, non serve", chiarisce: "io non voglio far saltare il tavolo, né con Lega né con il Pd - assicura - E voglio agevolare il lavoro del Presidente della Repubblica nel trovare una maggioranza. Ma dobbiamo arrivare agli incontri con le condizioni giuste". Quanto all'apertura ai Dem, il leader M5s spiega di rivolgersi "a tutto il Pd, come a tutta la Lega. Chiunque sottoscriverà il contratto di governo, dovrà garantire per tutto il suo partito. Non voglio spaccare nessuna forza politica o incentivare rotture".

Flick: clima elettorale non appropriato
Tra i “papabili” come premier, in caso di passo indietro dello stesso Di Maio e di Matteo Salvini, c’è l’ex Presidente della Consulta, Giovanni Maria Flick, che in un’intervista a RaiNews24 nota che per la formazione del governo "c'è una trattativa politica che è più adatta a un clima pre-elettorale" ma "le elezioni sono finite, sembra che qualcuno non se ne accorga, si continua a fare un discorso politico che non è in sintonia con il momento attuale". Flick ha aggiunto che "i nostri padri e nonni non parlavano di contratti quando scrissero la Costituzione che era un bel compromesso, non un inciucio, non vedo perché dobbiamo parlarne adesso. Non riesco a capire un atteggiamento di questo genere ma forse sono demodé".

Meloni: esempio è l’Ungheria di Orban
E la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, per parlare della situazione italiana parte dal risultato delle elezioni ungheresi che hanno visto ancora un trionfo di Viktor Orban, che vince “perché fa gli interessi del suo popolo, perché difende l'identità cristiana dell'Europa, dice no al processo di islamizzazione forzata e non ha paura di combattere contro la speculazione finanziaria”. Oltre a questo, aggiunge Meloni, “negli ultimi anni Orban ha investito miliardi per il sostegno delle famiglie, delle fasce deboli e non risponde ai diktat del globalismo imperante". Il  leader ungherese è quindi il modello da seguire e deve diventare “un esempio anche per l'intero centrodestra italiano”, mentre “non si capisce nulla di quello che pensa il M5s. Dice tutto e il contrario di tutto".
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