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ITALIA

La relazione semestrale

Dia, mafie: da vuoto di potere rischio atti violenza. Infiltrazioni consistenti al nord

Le mafie sotto la lente della Direzione investigativa antimafia in questa relazione semestrale. Roma polo di attrazione di tutte le mafie. Aumentano i legami con la criminalità estera. Boss sempre più giovani. Le donne guadagno posizioni nei clan

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Cosa nostra resta "una struttura vitale, dinamica e plasmabile a seconda delle condizioni esterne" ma "il vuoto di potere" reso ancora più evidente dalla lunga inattività della Cupola e dalla morte di Riina "pone un'esigenza di rinnovamento","di riorganizzazione complessiva" e "di riassetto degli equilibri interni", che potrebbe anche "sfociare in atti di violenza particolarmente cruenti". È il preoccupante scenario disegnato dalla Direzione investigativa antimafia nella sua ultima Relazione semestrale.

L'intera organizzazione mafiosa, avvertono gli analisti della Dia, "per ovviare alla perdurante fase di stallo, ha dovuto finora fare ricorso ad assetti decisionali ed operativi provvisori, affidando la guida di famiglie e mandamenti a reggenti, che non sempre si sono dimostrati adeguati, assumendo talora decisioni non condivise, se non addirittura controproducenti".

Non solo: "Il fermento di alcune famiglie, dovuto all'esigenza di rinnovare una classe dirigente decimata dagli arresti verrebbe amplificato da un malcontento diffuso degli affiliati e dei familiari dei detenuti, colpiti da un'evidente crisi di welfare, determinata dalla significativa carenza di liquidità. L'intera struttura deve rapportarsi con le sempre più frequenti scarcerazioni per 'fine pena' di quegli uomini d'onore che nutrono aspettative e pretese di recupero, sostanziale e formale, del potere. Ed oltre a ciò, già da diversi anni Cosa nostra deve confrontarsi anche con il ritorno dei cosiddetti 'scappati' (come ad esempio le famiglie Bontade ed Inzerillo), i perdenti sopravvissuti alla cosiddetta 'seconda guerra di mafia' vinta dai corleonesi".

Senza dubbio, nel corso degli ultimi anni, Cosa nostra ha subito "qualche indebolimento come organizzazione compatta e unitaria", anche "per la sotterranea contrapposizione di due correnti: l'una, intransigente ed oltranzista, legata alla 'linea Riina' e l'altra, più moderata e meno disposta all'uso non misurato della forza, quella che storicamente ha fatto sempre riferimento al rapporto, quasi aritmetico, tra costi e benefici".

Un contesto nel quale anche l'inquadramento della figura del superlatitante Matteo Messina Denaro finisce nel novero delle "questioni irrisolte, con uomini d'onore dei mandamenti strategici palermitani, quali quelli di Brancaccio e di Bagheria, non favorevoli ad essere rappresentati da un capo non palermitano. Non può escludersi che capi emergenti, anche eredi di storiche famiglie, approfittino della situazione e cerchino spazi per scalare posizioni di potere".

Crescono le "alleanze" con mafie straniere ed estere
Lo scenario criminale nazionale evidenzia "una forte e continua interazione tra i sodalizi nazionali e quelli di matrice straniera: nel sud del Paese, i gruppi stranieri tengono ad agire con l'assenso delle organizzazioni mafiose, mentre nelle restanti regioni tendono ad agire autonomamente", segnalano gli analisti della Direzione investigativa antimafia, spiegando come i settori più redditizi siano il traffico di stupefacenti, quello delle armi, i reati concernenti l'immigrazione clandestina e la tratta di persone da avviare alla prostituzione e al lavoro nero - attraverso il fenomeno del "caporalato" - la contraffazione, i reati contro il patrimonio, i furti di rame.

La criminalità albanese "resta l'organizzazione straniera più presente e ramificata in ambito nazionale. Il continuo 'reclutamento' di giovani leve è sintomatico della capacità di rinnovamento delle proprie file, mentre le condotte, sempre più violente, risultano idonee non solo per fini criminali ma anche per risolvere dissidi e controversie tra gruppi rivali".

Tra i settori di interesse - perseguiti anche con la complicità di soggetti italiani - il narcotraffico, lo sfruttamento della prostituzione ed i reati contro il patrimonio. La mafia cinese "continua a concentrare i propri interessi criminali prevalentemente nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, finalizzata al lavoro nero, alla prostituzione ed alla tratta degli esseri umani, nei reati contro la persona, rapine ed estorsioni in danno di connazionali, contraffazione di marchi e contrabbando di sigarette".

In linea generale, essa "è riuscita, nel tempo, a mantenere una fitta rete di rapporti ramificati su buona parte del territorio nazionale, alimentata non solo attraverso legami familiari solidaristici, ma anche dal reclutamento di giovani leve. Un sistema chiuso caratterizzato da un alto livello di omertà e di assistenza che ruota attorno ad una fitta rete assistenzialistica di benefici e di servizi denominata 'guanxi'".
 
La criminalità nigeriana, al pari di quella albanese, "si conferma fra le più attive nel traffico di sostanze stupefacenti e nello sfruttamento della prostituzione, reato che spesso vede alla sua base delitti altrettanto gravi come il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, la tratta di esseri umani e la riduzione in schiavitù".

Spesso irregolari, i cittadini nigeriani sono oggi stanziati su tutto il territorio nazionale dal nord fino al sud, con una presenza importante anche nelle isole maggiori: emergono, per il numero dei componenti, le cellule italiane delle strutture denominate The Black Axe Confraternity e The Supreme Eiye Confraternity (SEC), ramificate a livello internazionale e caratterizzate da una forte componente esoterica e dal ricorso a riti di iniziazione chiamati ju-ju, molto simili al voodoo e alla macumba, nella fase del reclutamento delle vittime.

I reati di maggior interesse per la criminalità romena restano il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, la tratta di persone, l'intermediazione illecita dello sfruttamento della manodopera mentre le indagini degli ultimi anni hanno evidenziato l'interesse dei gruppi criminali originari dei Paesi dell'ex Unione Sovietica soprattutto per la commissione di reati contro il patrimonio, per  il traffico di droga e di armi, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e lo sfruttamento della prostituzione.

La criminalità sudamericanasi conferma attiva nei traffici internazionali di stupefacenti, nello sfruttamento della prostituzione e nei reati contro il patrimonio e la persona: tra i vari gruppi, rimane alta la pericolosità delle "gang" dei latinos, le cosiddette pandillas, diffuse soprattutto nelle aree metropolitane di Genova e Milano. Anche i gruppi criminali del nord Africa stanziati nel nostro Paese interagiscono spesso con cittadini italiani o di altre nazionalità, in particolare per il traffico e lo spaccio di droga.

'ndrangheta, infiltrazioni sempre più consistenti al nord
"Le infiltrazioni della 'ndrangheta nell'economia legale sono consistenti anche nel nord Italia. Ciò si desume anche dalle tante interdittive antimafia rilasciate nel nord del Paese per società che operano nel settore edilizio, del trasporto e smaltimento rifiuti, dell'autotrasporto e della ristorazione". È quanto emerge dall'ultima Relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, che sottolinea come "la ricerca da parte delle cosche di imprenditori prestanome, necessari per l'aggiudicazione degli appalti pubblici, prescinda dalla loro area di origine e dal contesto geo-criminale in cui insistono le sedi legali delle società".

In sostanza, il modello organizzativo "verticistico-unitario, fortemente proiettato verso la gestione di tutte le attività economico-finanziarie più appetibili", continua ad essere replicato, "oltre che in Calabria, in altre aree nel Paese (come dimostrano le numerose regioni contaminate dalle cosche, in particolare Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Lazio e Molise) ed all'estero, in Europa (Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Austria, Slovacchia, Albania, Romania e Malta), nel continente americano (con particolare riferimento al Canada, Usa e Messico) ed in Australia.

Contesti, quest'ultimi, dove si sono, nel tempo, stabilmente insediati numerosi affiliati, incardinati in 'locali' che, seppur dotati di una certa autonomia, continuano a dar conto al comando strategico della provincia di Reggio Calabria".

L'opera di condizionamento degli appalti, coltivata attraverso "pericolose relazioni politico-mafiose", "produce inevitabilmente riflessi anche sul buon andamento degli enti locali, come confermato dallo scioglimento, nel semestre, di ben sette Consigli comunali calabresi (Ciro' Marina, Scilla, Strongoli, Limbadi, Plati', San Gregorio d'Ippona e Briatico)". Ma è soprattutto nel traffico di stupefacenti che la 'ndrangheta "mantiene intatta la propria supremazia, non solo a livello nazionale, interloquendo direttamente con i piu' agguerriti 'cartelli' della droga del mondo".

Dalle evidenze investigative arriva anche conferma della persistenza dei "riti di affiliazione, che non costituiscono mai né un retaggio del passato né una nota di colore, in quanto tuttora necessari per definire appartenenza e gerarchie interne, per rafforzare il senso di identità e per dare riconoscibilità'' all'esterno, anche in contesti extraregionali e persino internazionali".

Roma "polo attrazione" di tutte le mafie
L'area della capitale, "sede di importanti infrastrutture, di istituzioni politiche ed amministrative e di numerosissime attività commerciali, costituisce un polo di attrazione per la criminalità organizzata". Anche per "la disponibilità di imprenditori e pubblici funzionari compiacenti ad aderire a richieste e comportamenti di natura corruttiva". È un quadro inquietante quello disegnato dal focus dedicato a Roma e al suo hinterland dall'ultima Relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia.

"Dall'esame delle manifestazioni criminali - scrivono gli analisti della Dia - emerge l'esistenza di una struttura di natura reticolare che tende ad infiltrare i luoghi del potere decisionale ed economico, e nel cui ambito i singoli sodalizi ora stringono alleanze temporanee, funzionali all'ottenimento di obiettivi puntuali, ora possono - ma più di rado - entrare in conflitto. L'atteggiamento violento, infatti, permane come una forma di 'capitale quiescente', pronto all'occorrenza ad esplodere se vengono minacciati gli interessi delle consorterie". Roma, metropoli internazionale, "è crocevia di affari, nonche' punto di incontro privilegiato tra organizzazioni criminali italiane e straniere".

Strategia camaleontica
"La strategia camaleontica attuata dai sodalizi mafiosi - avverte la Relazione - ha reso più difficile, nel tempo, comprendere e far emergere il fenomeno, favorendo in tal modo i tentativi di condizionamento delle amministrazioni locali. Era opinione comune, fino agli eventi più recenti che hanno svelato il quadro di 'Mafia Capitale' che il prevalente interesse coltivato dalle mafie tradizionali impiantate nella capitale fosse quello del riciclaggio"  ma "la complessa vicenda giudiziaria a carico del gruppo Buzzi-Carminati ha dimostrato il cambiamento metodologico dei gruppi criminali, che talora procedono affiancando all'intimidazione violenta la sopraffazione imprenditoriale e la pervasiva 'colonizzazione' del sistema burocratico-politico. Un'organizzazione che, avvalendosi dell'interazione del metodo intimidatorio con quello corruttivo, era riuscita ad inserirsi in alcuni settori della gestione amministrativa del Comune di Roma".

Boss sempre più giovani
Si abbassa "sensibilmente" l'età di iniziazione mafiosa. E le organizzazioni criminali, "nonostante la forte azione repressiva dello Stato, continuano ad attrarre le giovani generazioni", autentica "linfa delle mafie, siano espressione diretta delle famiglie o semplice bacino di reclutamento da cui attingere manovalanza criminale".

La Relazione semestrale sottolinea come nell'ultimo quinquennio "non solo ci siano stati casi di 'mafiosi' con età compresa tra i 14 e i 18 anni, ma come la fascia tra i 18 e i 40 anni abbia assunto una dimensione considerevole e tale, in alcuni casi, da superare quella della fascia 40-65, di piena maturità criminale".

Il fenomeno  "da una parte pone la questione della successione nella reggenza delle cosche, dall'altra non appare certamente disgiunto da una crisi sociale diffusa che, soprattutto nelle aree meridionali, non sembra offrire ai giovani valide alternative per una emancipazione dalla cultura mafiosa". I numeri parlano chiaro: le nuove leve criminali appartengono innanzitutto alla Campania, alla Calabria, alla Sicilia e alla Puglia. E secondo l'"Eurostat Regional Yearbook 2018", in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia ci sono anche 4 degli 11 distretti europei con il maggior numero di under24 non occupati né in istruzione o formazione (i cosiddetti "neet").

Una sovrapposizione che sembra confermare come la criminalità organizzata, riducendo l'iniziativa imprenditoriale lecita, "approfitta dello stato di bisogno di molti giovani e specula sulla manodopera locale, dando l'effimera sensazione di distribuire un salario, sempre minimo, per generare dipendenza e senza garantire i contributi previdenziali - e quindi un futuro - ai giovani impiegati al suo servizio".

Il "ricambio generazionale" si avverte all'interno della 'ndrangheta, di Cosa nostra, della Sacra corona unita e - con caratteristiche particolari - della camorra: soprattutto nell'hinterland napoletano, "le giovani leve non sempre risultano espressione delle storiche organizzazioni" ed "appaiono, piuttosto, come micro-formazioni in cerca di spazio per tentare la scalata al potere criminale, che si affiancano ai giovani delinquenti, terza generazione delle famiglie più rappresentative dei quartieri del centro storico e dell'area nord. Il denominatore è, senza dubbio, la spregiudicatezza criminale che porta a continue scorribande e sparatorie incontrollate".

La volontà di affrancarsi dai vecchi boss, l'ambizione di riconoscimento e di progressione nelle fila dell'organizzazione e l'uso indiscriminato della violenza sono gli stilemi di " trasformazione della 'cultura mafiosa' che investe anche il linguaggio, al passo con i tempi, non tanto rispetto ai contenuti delle comunicazioni - sempre criptiche, imperative e cariche di violenza - quanto piuttosto per gli strumenti social utilizzati, che consentono di aggregare velocemente gli affiliati al sodalizio e, allo stesso tempo, di rendere più difficoltosa l'intercettazione dei messaggi". 

Camorra, le donne guadagnano posizioni nella gerarchia dei clan
"La presenza di parenti all'interno della catena di comando conferma la centralità della famiglia, quale strumento di coesione. Non di rado le alleanze sono rafforzate da matrimoni tra giovani di gruppi diversi, con le donne che assumono, sempre più spesso, ruoli di rilievo nella gerarchia dei clan, soprattutto in assenza dei mariti o dei figli detenuti".

Nel capitolo dedicato alla camorra, l'ultima Relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia ne ribadisce "il peculiare assetto organizzativo privo di un organismo sovraordinato all'intero sistema criminale, composto, invece, da una galassia di clan dal potere consolidato e da un sottobosco di gruppi, spesso tra loro in conflitto".

A Napoli, ad esempio, "si è assistito alla scomparsa dei capi carismatici, alcuni detenuti e altri costretti da tempo alla latitanza, il cui ruolo è stato assunto da familiari o elementi di secondo piano, che non sempre hanno mostrato pari capacità nella guida dei sodalizi" mentre "in altre zone, pregiudicati poco più che adolescenti si sono posti a capo di gruppi emergenti, tentando di assumere il predominio in particolare delle piazze di spaccio, delle attività estorsive ai danni degli esercizi commerciali e dei fiorenti mercati della contraffazione, con azioni connotate da notevole aggressività, con omicidi, attentati e sparatorie, le cosiddette 'stese'".

Risultato: "l'assenza di una solidità gestionale è degenerata in lotte intestine, che hanno inciso sulla stabilità di un gran numero di organizzazioni camorristiche" e che "rimandano ad un contesto magmatico ed in continuo mutamento".

Un fitto tessuto criminale è presente in particolare nei territori delle province napoletane e casertane in cui "le locali organizzazioni, benché fortemente colpite da provvedimenti cautelari personali e patrimoniali e da pesanti sentenze di condanna, mantengono salda la capacità di consenso e legittimazione su gran parte della collettività, grazie ad un'immutata forza di intimidazione ed assoggettamento".

Sul piano generale, il sistema criminale campano "opera in tutti i settori d'interesse delle associazioni mafiose", con alleanze funzionali alle attività connesse al traffico di droga, alle estorsioni e alla contraffazione. Tra i business più redditizi si confermano la contraffazione ("tornata in cresciuta nell'ultimo periodo") e la gestione delle slot machine e delle scommesse sportive online ma è soprattutto quello della sanità il settore "dove si ravvisa, sempre piu' di frequente, l'infiltrazione della criminalità organizzata.

Le evidenze investigative più ricorrenti, che danno riscontro anche a dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, riguardano le tangenti richieste alle ditte che erogano i servizi ospedalieri, soprattutto napoletani. È evidente che solo grazie alla rete di relazioni consolidate con esponenti della politica, delle istituzioni e delle professioni, i clan riescono ad aggiudicarsi importanti lavori pubblici, imponendone l'affidamento a ditte collegate o facendosi assegnare servizi di manovalanza nei sub-appalti". 
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