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POLITICA

Carabinieri al Viminale

Diciotti, contestato a Salvini il "sequestro di persona aggravato"

Il ministro dell'Interno in diretta Facebook: "Non sono preoccupato, non mollo di un millimetro", "Qui c'è un organo dello Stato che indaga un altro organo dello Stato, con la piccolissima differenza che questo organo dello Stato è stato eletto da voi". L'Anm: dichiarazioni Salvini sono chiaro stravolgimento dei principi costituzionali. Prende le distanze il ministro Bonafede, si smarca Di Maio: "Non condivido le accuse ai magistrati"

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La Procura di Palermo ha trasmesso al tribunale del ministri del capoluogo siciliano il fascicolo d'indagine sul caso Diciotti, chiedendo ai giudici di svolgere le indagini preliminari nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini che è stato iscritto nel registro degli indagati per sequestro di persona aggravato. L'atto è stato consegnato dai carabinieri al Viminale. I magistrati palermitani hanno modificato le contestazioni ipotizzate inizialmente dalla Procura di Agrigento nei confronti del ministro. Il capo di Gabinetto Piantedosi non risulta indagato.

La risposta del ministro
Salvini ha aperto in diretta Facebook la busta consegnatagli da carabinieri e inviata dalla Procura di Palermo. "Non mi ritengo né un sequestratore né un eversore. E magari mi assolvono", ha detto poco prima di aprire il plico. "Per me - ha proseguito - è un'esperienza nuova e ci tengo a condividerla con voi", dice.  Poi ha letto il contenuto, in cui il ministro viene informato che si sta procedendo ad "indagini preliminari" nei suoi confronti per il reato "commesso fino al 25 agosto 2018". "Dovrebbe essere il sequestro di persona aggravato dal fatto che io sia un pubblico ufficiale, dal fatto che ci fossero dei minori a bordo e dal fatto che si sia protratto per diversi giorni. Sono almeno 15 anni, a cui si bisogna aggiungere le aggravanti". "Grazie ai magistrati, grazie al procuratore di Genova, grazie a tutti: mi date solo più forza".

"Non sono terrorizzato"
"Qui c'e' un organo dello Stato che indaga un altro organo dello Stato, con la piccolissima differenza che questo organo dello Stato e' stato eletto da voi. A questo ministro avete chiesto di controllare i confini, contrastare gli sbarchi clandestini. Non sono preoccupato ne' terrorizzato. continuero' a fare oggi, domani e in futuro. Non mi toglie il sonno; ecco, lo appendo qua". Così Salvini sull'iniziativa della procura di Palermo, concludendo: "Non mollo di un millimetro, non si molla di un millimetro, se gli italiani mi chiedono di andare avanti, io vado avanti. E se domani dovesse arrivare un'altra nave, non sbarcano. In questo ufficio si sta facendo quello che altri in 5 anni non hanno fatto. Grazie al procuratore di Palermo, di Agrigento e di Genova, rispetto il vostro lavoro, fate bene e in fretta. Un bacione e buon venerdi' sera a tutti".



La Procura precisa: da noi nessuna indagine
"Questo ufficio ha richiesto al tribunale di Palermo, collegio speciale per i reati cosiddetti ministeriali, di procedere ad indagini preliminari nei confronti del ministro dell'Interno, sen. Matteo Salvini, per il reato di sequestro di persona aggravato (artt. 81 e 605, commi 1, 2n. 2 e cod. Pen), commesso nel territorio siciliano fino al 25 agosto 2018, in pregiudizio di numerosi soggetti stranieri; ciò, in ossequio alle disposizioni della legge costituzionale n. 1 del 1989 e della legge n. 219 del 1989". Lo scrive in una nota la Procura di Palermo. "Dell'avvio di tale procedura è stato dato avviso al sen. Salvini - si legge nella nota - ed è in corso la notifica degli avvisi ai soggetti da ritenersi persone offese del reato ipotizzato, come previsto dalla legge costituzionale sopra citata. Ai sensi delle sopra indicate disposizioni di legge, la competenza a svolgere le indagini appartiene al c.d. tribunale dei ministri; nessun atto di indagine è stato quindi compiuto da questa Procura, che ha pertanto proceduto esclusivamente sulla base degli atti ricevuti e degli elementi, in fatto e in diritto, allo stato dagli stessi ricavabili".

Anm: dichiarazioni ministro chiaro stravolgimento dei principi costituzionali
Le dichiarazioni di oggi del Ministro dell'Interno, intervenute dopo la notifica degli atti da parte della Procura di Palermo in merito alla vicenda della nave Diciotti, rappresentano un chiaro stravolgimento dei principi costituzionali - afferma l'Anm in una nota -, che assegnano alla magistratura il compito e il dovere di svolgere indagini ed accertamenti nei confronti di tutti, anche nei confronti di chi è titolare di cariche elettive o istituzionali.

Di Maio: "Non condivido le accuse ai magistrati"
"Sulla vicenda della nave 'Diciotti' sapevamo che le decisioni erano decisioni forti ma noi le rivendichiamo come governo e abbiamo dato il nostro sostegno, detto questo non si può dare sostegno alle accuse ai magistrati". Così commenta il vicepremier Luigi Di Maio. Salvini, spiega Di Maio, ha "preso la decisione insieme a noi, non condivido però l'idea di accusare la Magistratura"

Prende le distanze il ministro Bonafede
"Il ministro può ritenere che un magistrato sbagli ma rievocare toghe di destra e di sinistra è fuori dal tempo - ha commentato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede - . Non credo che Salvini abbia nostalgia di quando la Lega governava con Berlusconi. Chi sta scrivendo il cambiamento non può pensare di far ritornare l'Italia nella Seconda Repubblica".

Legnini (Csm): forte preoccupazione
"Esprimo forte preoccupazione per il contenuto delle dichiarazioni del Ministro degli Interni nei confronti della Procura di Palermo e della Magistratura - ha detto il vice presidente del Csm Giovanni Legnini -. Si tratta di espressioni che, anche per le modalità con le quali sono state rese, risultano lesive del prestigio e dell'indipendenza dell'ordine giudiziario e si pongono in contrasto con il doveroso rispetto delle prerogative che si deve a ciascuno dei poteri dello Stato".
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