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ECONOMIA

Le stime dell'Istat

L'economia italiana rallenta e lo spread sfiora i 300 punti

Parte la manovra. Venerdì confronto con l'Ue. Fitch conferma il rating BBB dell'Italia, ma rivede al ribasso l'outlook da 'stabile ' a 'negativo'

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L'economia italiana rallenta e riparte la tensione sul Btp a due anni con lo spread schizzato oggi oltre i 200 punti e ha chiuso a 290 punti. Il tasso di rendimento è salito all'1,4%. Per il Btp a 5 anni, il differenziale è a 276 punti con un tasso del 2,53%. Intanto l'Istat ha rivisto al rialzo la prima stima sulla crescita tendenziale dell'economia all'1,2.

Nel secondo trimestre dell'anno l'economia italiana è cresciuta dello 0,2%, confermando il rallentamento segnato con la prima stima, ha reso noto l'Istat in base alle stime definitive sui conti economici del periodo aprile-giugno. Nel primo trimestre il Pil aveva registrato un rialzo dello 0,3%.

A dieci anni dall'inizio della crisi economica - rende noto l'Istat - il Pil italiano ha perso il 5,3%. Il confronto è con il primo trimestre 2018, quando si toccò il massimo storico. Nonostante il rallentamento rispetto ai primi tre mesi dell'anno, la fase di espansione dell'economia italiana prosegue da 16 trimestri consecutivi.

"Non siamo soddisfatti di come sta andando l'economia - dice il sottosegretario Giorgetti -, abbiamo ambizione di portare l'Italia a un tasso di sviluppo sopra il 2-3%, giusto sforare il 3% per il bene del Paese". Parlando della Lega, Giorgetti ha poi detto: "Con il sequestro dei fondi" il Carroccio "non esisterà più".

L'agenzia Fitch, intanto, conferma il rating BBB dell'Italia, ma rivede al ribasso l'outlook da 'stabile ' a 'negativo'.

Parte la manovra. Venerdì confronto con l'Ue
La certificazione dell'Istat complica i calcoli in vista della messa a punto della Nota di aggiornamento al Def e della manovra. La Nadef è quest'anno un documento cruciale considerando che le stime di primavera sono state fatte dal governo precedente, limitatosi a disegnare il quadro macroeconomico a legislazione vigente, senza alcunaindicazione di tipo politico. Entro il 27 settembre il Ministero dell'Economia dovrà dunque tirare fuori dal cilindro le nuove proiezioni, quelle del 2018, riviste e corrette alla luce del rallentamento economico, e quelle del 2019 entro le quali si dovrà muovere la legge di bilancio del prossimo anno.

Il nuovo livello del deficit scritto nero su bianco nella Nota permetterà dunque di capire quali saranno a grandi linee i margini di manovra che Lega e Movimento 5 Stelle avranno per iniziare quantomeno a implementare i punti cardine del contratto di governo: flat tax, reddito di cittadinanza, riforma delle pensioni. Proprio oggi la viceministra all'Economia Laura Castelli ha affermato che per il reddito di cittadinanza "siamo in zona cesarini, stiamo affinando il lavoro" confermando che le risorse ci sono. Ma, nonostante il gioco al rialzo portato avanti dalle due forze gialloverdi, Giovanni Tria rimane fermo sulle sue posizioni

Tria resta fermo sulle sue posizioni
Le uniche che, secondo il responsabile del Tesoro, possono permettere all'Italia di approvvigionarsi sul mercato con una certa tranquillità, malgrado i recenti rialzi dei rendimenti nelle aste e nel mercato secondario dove lo spread è salito a 290 punti per il Btp decennale e oltre i 200 per i titoli a scadenza tra 24 mesi. Il debito dovrà continuare il suo percorso di discesa, probabilmente un po' più lento rispetto al quadro tendenziale di aprile (al 128% del Pil nel 2019), ma indiscutibile. Allo stesso tempo non dovrà peggiorare il deficit strutturale, quello a cui guarda l'Europa e che influisce anche sull'andamento del debito.

Nel Def il saldo era dato all'1% del Pil nel 2018 e allo 0,4% nel 2019. Non peggiorare quei numeri significherebbe avere un margine dello 0,6%, pari a 10 miliardi di euro, quanto servirebbe, più o meno, a sterilizzare gli aumenti dell'Iva. Le cifre sono tuttavia ancora aleatorie, suscettibili di modifiche visto che a cambiare sarà, con ogni probabilità, il dato sull'andamento dell'economia. Ad aprile si ipotizzava infatti una crescita all'1,5% ma, secondo lo stesso Tria, quest'anno non si dovrebbe andare oltre l'1,2% per poi scendere ancora all'1/1,1% nel 2019. Il ministro tornerà dalla Cina domenica. Lunedì comincerà a fare il punto al ministero, dove si è già cominciato a lavorare a livello tecnico, e venerdì e sabato incontrerà i suoi omologhi europei e i rappresentanti della Commissione a Vienna, per Eurogruppo ed Ecofin. Ufficialmente l'Italia non è sul tavolo dell'incontro ma ciò non esclude che se ne possa parlare in via preventiva. L'Ue aspetta di vedere cosa sarà scritto nero su bianco sul programma di stabilità da inviare a Bruxelles entro metà ottobre, ma - all'ennesima ipotesi di sforamento del 3% prospettata da Giorgetti - ribadisce che le regole sono uguali per tutti, margini di flessibilità ci sono e l'Italia, si fa notare dalla Commissione, ne ha già usufruito. Annunciare che le regole non saranno rispettate può tuttavia essere un elemento di preoccupazione per l'Ue e anche per i mercati.

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