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CULTURA

Interviste tratte dalla rubrica "Incontri" di Luciano Minerva

Eduardo Galeano: Il vizio di fare domande scomode

Eduardo Galeano
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di Luciano Minerva Dice Isabel Allende che se dovesse scegliere un libro da portare su un’isola deserta, sarebbe “Le vene aperte dell’America Latina”, di Eduardo Galeano. E’ la storia di un continente visto dal punto di vista dei popoli che hanno subito la “scoperta”, la colonizzazione, la rapina, il depauperamento delle risorse umane e naturali, la riduzione in schiavitù. Quando Galeano scrisse quel suo splendido libro d’esordio, aveva ventinove anni. Da allora la sua scrittura e il suo stile sono cambiati in profondo, ma il suo sguardo, la sua curiosità e la scelta di stare dalla parte di chi ha subito la storia e ne viene ignorato hanno seguito la direzione iniziale. Fino all’ultimo “Specchi. Una storia quasi universale”  pubblicato in Italia nel novembre 2008. L’abbiamo incontrato a Mantova, nella redazione di “Piazza Alberti”, con i volontari che preparano il quotidiano del Festivaletteratura.

Non sopportando che nella versione televisiva un’altra voce doppiasse la sua, perché non potrebbe ridare i toni, la musica, le pause, il ritmo della sua narrazione, ha scelto di parlare in italiano.

 

Biografia

Eduardo Hughes Galeano nato a Montevideo nel 1940 è il più noto giornalista e scrittore contemporaneo uruguaiano. Le sue opere, che combinano documentazione, narrazione, giornalismo, analisi politica e storia, sono state tradotte in tutto il mondo. Nato in una famiglia cattolica della classe media di discendenza gallese, tedesca, spagnola e italiana da giovane ha fatto i lavori più strani: operaio, pittore di insegne, messaggero, dattilografo, cassiere di banca. All'età di 14 anni vendette il suo primo fumetto politico al settimanale del Partito Socialista dell'Uruguay, El Sol. Cominciò la carriera di giornalista all'inizio degli anni sessanta come direttore di Marcha, un influente settimanale a cui collaboravano Mario Vargas Llosa, Mario Benedetti, Manuel Maldonado Denis e Roberto Fernández Retamar. Per due anni diresse il quotidiano Época e lavorò come redattore capo di una University Press. Nel 1973, con un colpo di stato i militari presero il potere in Uruguay; Galeano fu imprigionato e successivamente costretto a fuggire. Si stabilì in Argentina dove fondò la rivista culturale Crisis. Nel 1976, quando il regime di Videla prese il potere in Argentina con un sanguinoso colpo di stato, il suo nome fu aggiunto alla lista dei condannati dagli "squadroni della morte"; fuggì nuovamente questa volta in Spagna, dove scrisse la famosa trilogia Memoria del fuoco (Memoria del Fuego), per la quale ha ricevuto nel 1998 l'American Book Award.

All'inizio del 1985 Galeano è tornato a Montevideo dove continua a vivere e dove collabora regolarmente a The Progressive e a New Internationalist, scrive inoltre articoli anche per Monthly Review, The Nation e Latinoamerica. 

(Tratto da Festivaletteratura di Mantova)

Bibliografia

Le vene aperte dell'America Latina, Sperling & Kupfer, 1997
Splendori e miserie del calcio, Sperling & Kupfer, 1997
Parole in cammino, Mondadori, 1998
Giorni e notti d'amore e di guerra, Sperling & Kupfer, 1998
A testa in giù, Sperling & Kupfer, 1999
Memoria del fuoco 1. Origini, Rizzoli, 2000
Memoria del fuoco 2.Volti e maschere, Rizzoli, 2000
Memoria del fuoco 3. Il secolo del vento, Rizzoli, 2000
Il libro degli abbracci, Bompiani, 2000 (Sperling&Kupfer, 2005)
Un incerto stato di grazia, (con Sebastião Salgado e Fred Ritchin), Contrasto DUE, 2002
Le labbra del tempo, Sperling&Kupfer, 2004
Specchi. Una storia quasi universale, Sperling&Kupfer, 2008
Los hijos de los dias, 2011
Mujeres - antologia, 2015  

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