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Elezioni europee

Elezioni europee, oggi si vota negli ultimi Stati. Primo dato la bassa affluenza

Giovedì hanno votato Gran Bretagna ed Olanda, venerdì Irlanda e Repubblica Ceca mentre ieri Slovacchia, Malta e Lettonia. I risultati a seggi chiusi in tutto il continente

Elezioni europee
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Nel nostro Paese i seggi apriranno alle 7 e, da qual momento, gli italiani potranno esprimere il proprio voto per l’elezione del nuovo Parlamento europeo. Ma non così va in tutto il vecchio continente: Gran Bretagna ed Olanda hanno già votato giovedì, mentre venerdì le consultazioni sono state avviate in Repubblica Ceca ed Irlanda. Sabato si è votato in Lettonia, a Malta ed in Slovacchia.

I risultati arriveranno solo nella notte, a seggi chiusi in tutta Europa, ma dai dati relativi all’affluenza agli exit poll alcune indicazioni si possono già trarre. L’Italia sarà il Paese che chiuderà i seggi per ultimo, alle 23 di stanotte.

In Gran Bretagna
Giovedì si è votato nel Regno Unito per eleggere i 73 deputati che siederanno nel nuovo Europarlamento e per rinnovare 161 Consigli locali in Inghilterra e 11 in Irlanda del Nord. L'ultimo sondaggio di YouGov dava un testa a testa fra il partito euroscettico Ukip di Nigel Farage e i conservatori di David Cameron al 23%, con i laburisti al terzo posto e i liberali a distanza al quarto. Un altro sondaggio, realizzato invece da Survation, dava Ukip e laburisti a pari merito al 29%.
 
In Olanda
Anche nei Paesi Bassi i seggi si sono aperti giovedì per la scelta di 26 eurodeputati. L'affluenza si è fermata al 37%, in calo rispetto al 2009. E secondo un exit poll Ipsos riportato dalla televisione Nos, il partito liberale D66 ha ottenuto il 15,6% dei voti, mentre i cristiano democratici del Cda hanno ottenuto il 15.2%. Calano i consensi per il partito euroscettico e anti-immigrazone Pvv di Geert Wilders, fermo al 12,2%. I liberali del Vvd avrebbero il 12,3%.
 
Irlanda
A Dublino la consultazione arriva cinque mesi dopo l’uscita del Paese da un programma di salvataggio imposto da Ue e Fondo monetario internazionale. In base ai sondaggi, favoriti sono i partiti di governo. Tra questi, Fine Gael, il principale partito irlandese, che appartiene alla famiglia dei popolari (dovrebbe incassare 4 eletti), ora al governo insieme ai laburisti. Dovrebbe ottenere un risultato positivo anche Fianna Fáil (centrodestra, non all’esecutivo, fa parte dell’Alde), mentre meno influenti sembrano i partiti euroscettici.
 
Repubblica Ceca
Primo tra gli Stati membri orientali ad andare alle urne, la Repubblica Ceca è anche l'unico Paese dei ventotto in cui le operazioni elettorali si articolano su due giornate anziché su una soltanto. Su questa tornata elettorale pesa la preoccupazione per un forte tasso di astensione: pari o addirittura superiore al 65 per cento, come del resto nelle due precedenti occasioni analoghe. Un recente sondaggio indica in appena il 28 per cento della popolazione coloro che si dicono interessati all'appuntamento elettorale. La crisi in Ucraina, e la conseguente annessione della Crimea da parte della Russia, hanno però suscitato allarme nei Paesi già rientranti nella sfera d'influenza sovietica, tra i quali la Repubblica Ceca costituisce per molti versi quello storicamente più legato invece all'Occidente: ciò potrebbe convincere numerosi cittadini a evitare l'astensione, e spingerli a rafforzare i partiti tradizionali a spese di quelli euroscettici
 
I territori d’Oltremare francesi ed altri tre stati
I Dipartimenti d'Oltremare della Francia ieri hanno anticipato la madrepatria di 24 ore e sono andati alle urne insieme a Slovacchia, Lettonia e Malta. Nella prima è in testa nei sondaggi il partito socialdemocratico Smer-SD, considerato intorno al 38% delle intenzioni di voto. Più combattuto il voto in Lettonia: non manca chi ipotizza come nei paesi baltici la questione Ucraina posa spingere i partiti filo-europei, ma in questo caso i russofoni rappresentano il 25% della popolazione. Tanto che il partito pro-russo, già vincente alle ultime legislative, potrebbe battere i filoeuropeisti.

Nell’isola di Malta, invece, i sondaggi danno un testa a testa tra laburisti e nazionalisti. Si assegnano sei seggi, che dovrebbero dividersi proprio le due forze maggiori, come si spiega sul Times of Malta.

Domenica i risultati
Per la diffusione dei risultati generali, bisognerà attendere proprio il nostro Paese, dove i seggi chiuderanno alle 23. L’impressione, però – confermata dagli ultimi sondaggi di PollWatch - è che si andrà verso un sostanziale pareggio tra i due gruppi più numerosi: la famiglia dei popolari dovrebbe mantenere un leggero vantaggio in termini di seggi sul gruppo socialista S&D. Con la crescita di euroscettici e sinistra europea (che spinge per la riforma dei trattati) e con il calo di liberali e verdi, il Parlamento Ue dovrebbe emulare il modello tedesco della grande coalizione. Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, per la prima volta, quando gli Stati membri Ue dovranno nominare il candidato alla presidenza della Commissione europea (l’organo esecutivo) che succederà al portoghese José Manuel Barroso nell’autunno 2014, si dovrà tenere conto dei risultati delle elezioni Europee. Cinque gruppi hanno indicato un candidato. Il Ppe ha nominato Jean-Claude Juncker, ex primo ministro del Lussemburgo ed ex presidente dell’Eurogruppo. Il partito socialista europeo (S&D) ha candidato Martin Schulz, attuale presidente del Parlamento Europeo, mentre i Liberali e i Democratici hanno optato per Guy Verhofstadt, ex primo ministro del Belgio e attuale leader del gruppo dei Liberali al Pe. Per i Verdi saranno in corsa una coppia di deputati, il francese José Bové e la tedesca Ska Keller, mentre la Sinistra Europea ha candidato Alexis Tsipras, leader del partito greco Syriza.
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