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eSports alle Olimpiadi? Meglio la mosca cieca

I lettori di Rainews bocciano l’ipotesi del Cio. E propongono alternative

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Ma non scherziamo! Lo sport è un’altra cosa. Con un’inequivocabile 79% di ‘no’ i lettori di Rainews.it bocciano l’ipotesi che i videogiochi possano entrare a far parte delle discipline olimpiche. E poi vedremo perché.
Il punto è che non si tratta di uno scherzo, non stiamo parlando del lancio della console o del sollevamento del mouse, ma di quello che potrebbe essere un cambiamento epocale nella storia delle Olimpiadi.
 
Il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ha dato un’accelerata a un’idea che gira già dal 2014 e il comunicato sembra quasi un test dell’opinione pubblica, visto che - eventualmente - di vedere gare di videogiochi come evento da medaglia se ne parla ai Giochi Olimpici di Parigi del 2024, con l’impegno di prendere una decisione definitiva dopo le Olimpiadi di Tokyo del 2020. C’è tempo, dunque. E per il momento il comunicato suona così: “Gli eSports competitivi possono essere considerati un'attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un'intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali. Gli eSports sono in forte crescita, in particolare fra i giovani dei vari paesi, e ciò può essere la piattaforma per un coinvolgimento nel movimento olimpico" (qui il testo originale).

“In forte crescita” pare quasi un eufemismo, visto che stiamo parlando di milioni di giocatori, con gare, tornei, leghe e associazioni che partono dai primi anni ‘80, di un’industria miliardaria e della fetta di umanità - quella dei millennials - più appetibile e appetita da chi vuole investire e guadagnare. Certo è che così facendo, il Cio spalanca una finestra su un pubblico enorme che probabilmente oggi non ha lo spettacolo delle Olimpiadi tra le sue priorità.
 
E se volete approfondire, qui trovate una breve guida ai cinque eSports più giocati del momento
 
I problemi, però, ci sono, e il Comitato prova a mettere le mani avanti quando scrive che per essere pienamente riconosciuti come sport olimpici, gli eSports dovranno comunque rispettare i requisiti necessari, come la diffusione su scala mondiale con presenza significativa in ciascuno dei 5 continenti e con equa presenza di uomini e donne, e rispettare i valori olimpici, con l'esistenza di un'organizzazione che garantisca il rispetto delle norme e delle regole del Movimento olimpico, come anti-doping, scommesse e manipolazione. Quasi una fotografia intimorita dell’attuale circo dei tornei di videogiochi, che già oggi muove un giro di scommesse superiore a quello degli sport tradizionali e dove la pasticchetta per aumentare le prestazioni o l’utilizzo di software non regolamentare non sono eventi rari.
 
I rimedi, volendo ci sono, come ad esempio l’Early Warning System, introdotto dalla Fifa nel 2005 per monitorare flussi anomali di scommesse.
Intanto però, è comprensibile che l’idea di accomunare un atleta professionista a un ragazzo seduto a combattere guerre virtuali possa suscitare qualche dubbio.
 
I nostri lettori, quasi compatti, non sono convinti della bontà dell’idea, paventando una scelta cinica e poco altro, fino alla sintesi: “Volete aumentare profitto e dipendenza”. Qualcuno si sente finalmente sollevato dalla fatica di fare sport con un liberatorio “non serve più andare in piscina”. Ma il meglio viene fuori dalle alternative proposte: se i videogiochi diventano disciplina olimpica, allora sia dato lo stesso riconoscimento a mosca cieca, nascondino, lancio dei coriandoli, briscola, gratta e vinci, lavare i piatti, fino ad arrivare a pratiche intime, per chiudere con un lapidario parallelo tra la proposta del Cio e la corazzata Potemkin di fantozziana memoria! A chiudere, infine, qualcuno sommessamente ricorda: “Anche il gioco degli scacchi è considerato sport, quindi per estensione perché no”.
 
Del resto, come si può verificare su una wikipedia qualsiasi, il Cio ha quasi sempre cercato di adeguarsi alla temperie del momento per ammettere o cancellare discipline dai giochi e, ad esempio, fino a prima della Seconda Guerra Mondiale le medaglie olimpiche si vincevano anche per competizioni artistiche. Oggi quelle discipline sono completamente staccate dai giochi. E anche questo, forse, è uno specchio dei tempi.

 
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