ITALIA

Suicidio assistito in Svizzera

"Dj Fabo è morto alle 11.40": il tweet di Marco Cappato

Fabiano Antoniani è deceduto in una clinica elvetica per il suicidio assistito. La decisione era arrivata pochi giorni fa, dopo che l'approdo in aula del ddl sul Biotestamento ha subito il terzo rinvio. Stamattina il suo ultimo tweet: "Finalmente sono in Svizzera. Purtroppo sono arrivato qui con le mie forze e non con l'aiuto del mio Stato". E' stato Cappato ad accompagnarlo. Ora rischia fino a 12 anni di prigione

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Fabo se ne è andato. Alle 11.40 si è liberato da una "notte senza fine" in una clinica svizzera per il suicidio assistito. Lo ha annunciato con un tweet Marco Cappato dell'Associazione Luca Coscioni.

E' stato lui ad accompagnarlo ed è lui che Fabo ha ringraziato questa mattina nel suo ultimo tweet: "Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore".

La mamma e la fidanzata Valeria lo hanno raggiunto in un secondo momento. Erano là con lui questa mattina. C'erano pure alcuni amici. 

Fabo era arrivato in quella clinica ieri. Una scelta presa dopo il terzo rinvio dell'approdo in aula del ddl sul Biotestamento. "Lo Stato obbliga a emigrare" per poterci "liberare da una tortura insopportabile e infinita" aveva detto. Cieco e tetraplegico in seguito a un incidente d'auto tre anni fa, Fabiano Antoniani, questo era il suo nome, aveva fatto un ultimo appello prima di andare in Svizzera per "poter morire".

"Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l'aiuto del mio Stato- aveva postato poche ore fa su Twitter- Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille"


Ieri aveva fatto la sua prima visita medica, oggi c'è stata la seconda. Che ha confermato "la sua volontà di ottenere l'assistenza medica alla morte volontaria" ha spiegato Cappato. Non è la prima volta che l'Associazione interviene, Fabo è il sesto di cui si ha notizia. E lo stesso Cappato aveva spiegato in un video sul suo profilo Facebook di essere "in Svizzera con Fabiano Antoniani", in un paese dove organizzazioni quali Exit et Dignitas forniscono un'assistenza al suicidio nel quadro previsto da un articolo del Codice penale in virtù del quale l'assistenza al suicidio non è punibile se non ci sono "motivi egoistici". "Un tipo di aiuto e di assistenza - aveva sottolineato nel post - che dovrebbe essere riconosciuta a tutti i cittadini ovunque invece di condannare e costringere persone a questa sorta di esilio della morte che ritengo debba essere al più presto superato".  Ora rischia fino a 12 anni di carcere, secondo Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Coscioni.

Quel post aveva ricevuto centinaia di commenti e condivisioni. Tutti messaggi per Fabo, anche sul suo profilo social, di saluto, affetto, commozione, tristezza, "auguri di buon viaggio". Ma anche critiche allo "Stato sordo". A questi si erano aggiunti, però, anche gli appelli come quelli di Dj Aniceto, "per favore vivi", e di Matteo Nassigh, 19 anni, disabile gravissimo dalla nascita: "Non chiedere di morire, noi non possiamo correre, ma siamo pensiero e il pensiero migliora il mondo".

Appelli che non sono riusciti ad aprire un varco nel buio infinito che avvolgeva l'esistenza di Fabiano. "Finalmente sei a preparare le tue amate serate e un giorno ci accoglierai a modo tuo! Che tu possa ora esser libero" è uno dei tanti post di cordoglio comparsi poco fa.

All'Associazione Coscioni le voci sono spezzate. Come quella di Filomena Gallo. "Fabiano era un uomo circondato dall'amore, l'amore della fidanzata, della famiglia, degli amici sempre presenti. Ma non ne poteva più, non riusciva più a vivere in quelle condizioni. Siamo ancora sconvolti. Ce lo aspettavamo, certo, ma è triste che un italiano debba andare all'estero per affermare la propria libertà". Fabo era diventato un simbolo, "ha voluto lui così", dice Gallo, "ci ha cercato e ha scelto di condurre una battaglia pubblica. Ha chiesto l'aiuto di Marco Cappato per arrivare in Svizzera, per affermare il diritto inalienabile alla libertà individuale". Anche di fronte "a un Parlamento che sceglie di non scegliere, che neanche discute le proposte di legge per l'eutanasia legale, e costringe un italiano ad andare a morire da solo, senza il suo Stato". Le ultime parole di Fabo sono state comunque di gioia: "Ci ha detto che si sentiva finalmente libero, e ci era arrivato con le sue forze, con la sua tenacia, la sua dignità".

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