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ECONOMIA

Ex Ilva, incontro al Mise con governo e sindacati

Mittal recede "per condizioni diverse da quelle attese". Conte: "Ne risponderà in sede giudiziaria"

Lo scudo penale fino al 2023 era il presupposto per il piano di risanamento,  sostiene l'ad Lucia Morselli. "Grandissima responsabilità dell'azienda, pagherà i danni" afferma il premier. I sindacati: i lavoratori non spegneranno gli impianti, il governo vari lo scudo. La procura di Milano apre un fascicolo: "Va tutelato l'interesse pubblico"

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Incontro al Mise tra governo, ArcelorMittal e sindacati. Sul tavolo della discussione la procedura di restituzione del personale dalla multinazionale dell'acciaio alle società dalle quali un anno fa lo aveva assunto. "Non riconosco il diritto di recesso dell'azienda" avrebbe esordito, secondo quanto riferito da fonti presenti all'incontro, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

Ma l'azienda continua a sostenere che i termini per recedere ci sono. "Quello che ci ha portato a ritenere che il contratto potesse essere terminato è che non siano stati rispettati i termini del contratto stesso, dal punto di vista legale" ha detto Lucia Morselli, ad di Arcelor Mittal Italia. In sostanza, sostiene l'ad, a Taranto l'azienda avrebbe trovato condizioni diverse da quelle prospettate.

Mittal: proseguire è un crimine
"L'area a caldo sta migliorando in termini di qualità ambientale- ha spiegato-, ma non è ancora nelle condizioni in cui dovrebbe arrivare nel 2023. Continua a essere, dal punto di vista ambientale, non ottimale. Fino a qualche settimana fa questo non era un crimine (grazie allo scudo penale, ndr), questa non è una cosa di poco conto".

Tolta la 'bacchetta magica' per lavorare
Con il venir meno dello scudo penale "è  stato rotto il concetto base del piano risanamento dell'ex Ilva", ha sottolineato l'ad. Sono venuti meno i presupposti di un piano "che diceva: 'ci piacerebbe avere la bacchetta magica, ma non l'abbiamo, allora bisogna andare al 2023, quando l'area a caldo sarà accettabile, nel frattempo creiamo le condizioni per arrivarci e una delle condizioni era dare la protezione a chi ci lavora".

Conte: "Presentato ricorso. No a spegnimento altiforni"
"E' stato depositato il ricorso ex art.700 cpc al fine di fermare il depauperamento di un asset strategico del nostro sistema industriale come lo stabilimento ex Ilva di Taranto. Il Governo non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni, il che significherebbe la fine di qualsiasi prospettiva di rilancio di questo investimento produttivo e di salvaguardia dei livelli occupazionali e la definitiva compromissione del piano di risanamento ambientale" ha affermato in una nota il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

"Grandissima responsabilità di ArcelorMittal, pagherà i danni"
Arcelor Mittal si sta assumendo una grandissima responsabilità" sull'ex Ilva, in quanto la decisione dello stop "prefigura una chiara violazione degli impegni contrattuali e un grave danno all'economia nazionale. Di questo ne risponderà in sede giudiziaria sia per ciò che riguarda il risarcimento danni, sia per ciò che riguarda il procedimento d'urgenza" ha aggiunto poi su Facebook il premier.

Fiom diffida l'azienda dallo spegnimento, Uilm promette "insubordinazione"
Questa è la posizione espressa dai sindacati. "Diffidiamo l'azienda da qualsiasi azione di spegnimento. Gli impianti devono essere messi in sicurezza e continuare a produrre attraverso l'approvvigionamento dei minerali e delle materie prime" ha detto il segretario generale della Fiom, Francesca Re David. I lavoratori non spegneranno gli impianti, non celebreranno il loro funerale, ha assicurato il segretario generale della Uilm, Rocco Paolmbella, spiegando che "ci sarà un'insubordinazione verso la proprietà".

Cisl e Uil auspicano vertice con Conte e i Mittal
"Al Governo chiediamo di togliere gli errori fatti" e "al premier Conte chiediamo un incontro con lui e la proprietà vera, i Mittal" ha affermato la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, che sottolinea "gli unici che hanno rispettato l'accordo alla virgola sono i lavoratori". "Chiunque ha dato l'alibi ad ArcelorMittal ha sbagliato e noi chiediamo di ripristinare le condizioni dell'accordo" ha commentato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, lamentando azioni "unilaterali" da parte dell'azienda. Per Barbagallo serve "un confronto con la proprietà perché l'ad non era in grado di cambiare una virgola di quello che la società ha deciso". E ha assicurato: "I nostri lavoratori non si rideranno di dare una mano a spegnere lo stabilimento".

Cgil chiede il ripristino dello scudo, "tutti rispettino le regole"
"Abbiamo formalmente chiesto ad ArcelorMitttal di ritirare la revoca che ha depositato, e di venire al tavolo di trattativa del sindacato per discutere dell'applicazione dell'accordo. Sulla questione dello scudo, noi pensiamo che vada ripristinato perché era così al momento  in cui abbiamo fatto l'accordo" con Mittal, ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. "Rispettare le regole vuol dire che tutti rispettino le regole". "I lavoratori non saranno mai complici della chiusura dello stabilimento" ha concluso.

Dopo lo spegnimento almeno 6 mesi per ripartire
Dopo lo spegnimento di un altoforno, seguendo la procedura di "colatura della salamandra" (cioè della ghisa residua che resta sul fondo del forno), così come indicato dal programma di spegnimento di Arcelor Mittal, "ci vogliono almeno sei mesi per fare ripartire l'impianto". Lo riferisce il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell'ex Ilva di Taranto, Vincenzo Vestita (Fiom Cgil), sulla base dell'esperienza fatta in azienda per procedure analoghe seguite in passato per fermata di altiforni.

Scelta una tecnica più onerosa per il riavvio
La tecnica scelta da Mittal per fermare gli altiforni dell'Ilva "è un'operazione delicata, una tecnica all'avanguardia, ma che rende più oneroso poi riavviare gli altoforni" ha spiegato all'Ansa l'ex presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, e presidente di Duferco. Che spiega la tecnica del "colaggio della salamandra": verranno fatti dei fori nella struttura per far fuoriuscire la ghisa. Con questo sistema l'altoforno non viene mantenuto fermo, ma a una temperatura costante (per la quale occorre il coke) come è stato fatto più volte, a Piombino. Con il vecchio sistema il costo per far ripartire un altoforno può variare dai 2 ai 6 milioni di euro e in termini di tempo ci vogliono 20-30 giorni. Con il sistema scelto da Mittal i costi e i tempi possono raddoppiare.

Emissioni certe con lo spegnimento
Con lo spegnimento degli altiforni ci saranno "emissioni certe a causa di tutti i gas incombusti che non potranno essere recuperati dalla rete. E ciò che non si riesce a captare, per questioni di sicurezza, viene fatto uscire attraverso i bleeders". "Ci sono poi anche i gas emessi dal campo di colata, perché bucare il crogiuolo per colare la salamandra determina emissioni" ha detto ancora, Vincenzo Vestita (Fiom).

Patuanelli: l'azienda ora lega tutto allo scudo penale
"L'azienda ha dichiarato qualcosa che ci ha lasciato piuttosto perplessi, cioè che tutto è legato allo scudo, quando dal 12 settembre dichiara che ci sono 5 mila esuberi necessari per un problema strutturale dell'impianto, che non potrà mai più produrre più di 4 milioni di tonnellate. Allora credo che l'azienda si debba mettere d'accordo con se stessa quando fa le dichiarazioni" ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, allontanandosi dal tavolo al Mise.

"Noi riteniamo che la condizione necessaria per qualsiasi futuro dello stabilimento è che ci sia produzione come da piano industriale, per noi il piano A, B e C è che Mittal prosegua con l'impegno preso con la produzione di 6 milioni di tonnellate e con la realizzazione del piano ambientale", dice Patuanelli. Quindi, ribadisce, "per il governo la condizione necessaria è il rispetto del piano industriale".  Quanto al proseguo della trattativa "è il presidente del Consiglio che comunica" a riguardo ma, sottolinea il ministro, "il problema reale è che l'azienda ha deciso da tempo di abbandonare il nostro Paese. L'acquisizione di fette di mercato era l'obiettivo dell'azienda". Il ministro conferma che "il governo non accetta "tagli di produzione e occupazione".

Emiliano: pressioni dell'azienda a limite dell'indebito
"Qui c'è una multinazionale che sta esercitando pressioni secondo me al limite dell'indebito e quindi comprendo perché le Procure italiane stanno cominciando a indagare sulle azioni di Mittal". Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine di un incontro a Bari su agricoltura e Made in Italy. Per Emiliano l'azienda "sta tentando da un lato evidentemente di ottenere condizioni contrattuali non previste nel contratto sottoscritto e, dall'altro, sta minacciando direttamente il Governo stesso, nel senso che lo sta mettendo in difficoltà senza giustificazione".

"Questo modo di fare dal mio punto di vista non può proseguire,- ha detto il governatore pugliese - non si può pensare da parte di un gruppo industriale di potere mancare agli impegni nella misura in cui stanno facendo questi signori di Mittal e in più, addirittura, minacciando azioni che potrebbero compromettere ulteriormente la situazione ambientale".

Commissari ex Ilva: recesso indebito
I commissari straordinari di Ilva e delle società del gruppo in amministrazione straordinaria in una nota ribadiscono che "il preteso recesso" da parte di ArcelorMittal "è stato indebitamente esercitato e che, conseguentemente, non sussistono le condizioni giuridiche per la retrocessione dei rami di azienda oggetto del contratto di affitto".

Lo scudo penale non è nel contratto
Non c'è alcuna garanzia della continuità dello 'scudo penale' nel contratto di affitto ad ArcelorMittal dei rami di azienda della ex Ilva. E' quanto si sostiene in sintesi nel ricorso cautelare presentato oggi al Tribunale di Milano dai legali dei commissari del polo siderurgico.

La Procura di Milano apre un fascicolo: "Va tutelato l'interesse pubblico"
La Procura di Milano irrompe nel caso ArcelorMittal aprendo uno scenario penale, al momento appena abbozzato perché senza reati né indagati, ed entrando nel giudizio civile come portatrice del "pubblico interesse". Una sorta di doppia tenaglia sul gruppo franco - indiano a carico del quale potrebbero essere ipotizzati reati di natura commerciale - societaria per la fuga dalle acciaierie pugliesi. Il procuratore Francesco Greco ha delegato il Nucleo Economico della Guardia di Finanza a svolgere "accertamenti preliminari" per verificare "l'eventuale sussistenza di reati".

Inedita, pur se con dei precedenti, la veste indossata dalla Procura nel giudizio civile nato dall'atto di citazione con cui la multinazionale chiede il recesso dal contratto di affitto. Greco ritiene che l'intervento da lui definito un "diritto - dovere" sia necessario per "la tutela di un interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessità economico - produttive del paese, agli obblighi del processo di risanamento". "Ci sono dei precedenti in 'Mani Pulite - spiega all'Agi il procuratore - come quando si accese un faro su Mediobanca".

A occuparsi di entrambi i fronti, coordinati  da un magistrato esperto come Maurizio Romanelli, saranno i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, i primi ad avviare le inchieste sulle attività estere della famiglia Riva, che portarono al sequestro di 1,3 milioni  in una 'cassaforte' del Jersey, poi svincolati per la bonifica dello stabilimento di Taranto. L'ultimo atto di una lunga serie di procedimenti era stata, il 6 luglio di quest'anno, l'assoluzione dal reato di bancarotta per Fabio Riva,  a capo del gruppo siderurgico insieme al padre Emilio e al fratello Nicola.

Sul piano penale, la procura intende accertare se in sede di esecuzione del contratto di affitto, da cui Mittal vuole recedere - siano state poste in essere condotte rilevanti sul piano penale che abbiano causato l'eventuale depauperamento del ramo d'azienda.

Sempre negli uffici milanesi, oggi è stato depositato anche il ricorso d'urgenza dei Commissari straordinari dell'ex Ilva, la contromossa per bloccare l'addio della controparte. "Sono inaccettabili le modalità affrettate di restituzione degli impianti siderurgici dell'ex Ilva in quanto rischiano di causare danni irreparabili al ciclo produttivo distruggendo l'azienda", sostengono nel ricorso, con la richiesta di adottare provvedimenti in grado di preservare la continuità della produttività per tutta la durata del processo civile. Già lunedì il giudice Claudio Marangoni potrebbe fissare la data della prima udienza. Per il momento invece resta silente la Presidenza del Consiglio che, in linea teorica, potrebbe affiancare la Procura.

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