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SPETTACOLO

Al Teatro Olimpico di Roma

Tradizione e contemporaneità al Festival Internazionale della Danza

Al via l’8 marzo l’ottava edizione della rassegna della Filarmonica Romana. Si parte con due classici della coreografia italiana di oggi: Carmen di Amodio e Mediterranea di Bigonzetti

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di Nicola Iannello Cinque lavori di diversa provenienza e concezione artistica nell’ottava edizione del Festival Internazionale della Danza di Roma. La rassegna della Filarmonica Romana e del Teatro Olimpico si svolge dall’8 marzo al 20 aprile. “Esplorando i rapporti tra tradizione e contemporaneità – spiegano i direttori artistici Lucia Bocca Montefoschi e Andrea Lucchesini -, la prospettiva di fondo comune sarà quella di avvicinare il pubblico in modo diretto ed efficace all’universo della danza di oggi, dando conto della ricchezza e della varietà delle sue espressioni”.
 
A inaugurarlo due classici della coreografia italiana: dall’8 al 10 marzo, la Carmen di Amedeo Amodio, spettacolo nato nel 1995, ora affidato a Daniele Cipriani Entertainment, che ne ha fatto la nuova produzione. Un ‘classico’ della danza italiana di oggi, firmato da uno dei nostri migliori coreografi, che disegna una Carmen molto “mediterranea” di cui è protagonista la ballerina albanese Anbeta Toromani, mentre il ruolo di Don José è affidato ad Amilcar Moret, virtuoso primo ballerino cubano.
 
Il 10 e l’11 marzo sarà la volta di Mediterranea di Mauro Bigonzetti: a 25 anni dal suo debutto, la coreografia viene ripresa con 20 danzatori solisti. Mediterranea nasce come lavoro evocativo più che narrativo: una vera circumnavigazione del Mediterraneo, attraverso la musica delle culture che vi si affacciano e che fanno viaggiare lo spettatore nello spazio e nel tempo.
 
Di altro genere sono invece i tre appuntamenti di aprile che completano il Festival: dal 13 al 15 va in scena in prima italiana Tierra y Alma, la nuova produzione del ballerino e coreografo di Saragozza Miguel Ángel Berna e della sua compagnia: un omaggio a Luis Buñuel, attraverso un itinerario simbolico in cui si alternano visioni, pensieri e preoccupazioni che hanno segnato il lavoro del grande cineasta aragonese, e rivivendo emozioni, istinti e desideri che popolano il suo mondo onirico.
 
Il 17 e 18 aprile omaggio alla danza e alla musica dei gitani, con Notte Tzigana che vedrà protagonisti i danzatori del Zigana Clan, le cui coreografie si ispirano al mondo nomade: l’improvvisazione, la tensione, lo spazio, il dramma, la libertà, il viaggio e la condivisione in gruppo si trasformano in arte, fra musica, danza e gesto; ad accompagnarli, i musicisti dell’Orchestra Tzigana di Budapest, che impiega anche strumenti tipici della musica tzigana come il cimbalom e il tarogato, e sarà guidata dal talento di Antal Szalai, violinista gypsy fra i più celebri.
 
Chiusura di festival con il flamenco: il 19 e 20 aprile arriva Pastora Galván. Con tutto il suo carisma e il suo fascino, la danzatrice di Siviglia presenta il nuovo spettacolo, intitolato semplicemente Pastora baila. Nelle sue celebri pose, guiderà il pubblico dal flamenco tradizionale a una visione contemporanea di quest’arte. Figlia di José Galván e di Eugenia de Los Reyes, del flamenco infatti Pastora porta nel sangue la tradizione tramandata dai suoi genitori e la modernità dal fratello Israel, artista che ha sviluppato in senso contemporaneo quest’arte e che ha contribuito all’ideazione dello spettacolo.
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