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ITALIA

Firenze

I debiti, la rabbia, l'idea del suicidio. Ma poi esce di casa spara e uccide un Senegalese

Roberto Pirrone è stato fermato dalla polizia. La rabbia della comunità senagalese, scesa in strada per protestare contro l'uccisione di Idy Diene, ambulante di 54 anni. Al presidio contestazione e spinte al sindaco Nardella. Nel 2011 due cittadini senegalesi erano stati uccisi a Firenze da un neofascista

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Voleva suicidarsi per problemi legati alla sua situazione economica, ma non ha trovato il coraggio e ha finito per uccidere un uomo a caso, a colpi di pistola. E' questa la ricostruzione dell'omicidio, avvenuto ieri a Firenze, poco prima di mezzogiorno sul ponte Vespucci, a due passi dal centro storico e dal consolato Usa.

L'omicida, Roberto Pirrone, un tipografo in pensione di 65 anni, è stato bloccato poco dopo dai militari della Folgore in servizio per l'operazione Strade sicure e poi arrestato dalla polizia.

La vittima  un 54enne senegalese, Idy Diene, che ogni giorno arrivava a Firenze in treno dalla provincia di Pisa per sbarcare il lunario facendo il venditore ambulante abusivo. Investigatori e procura di Firenze escludono "fini razzisti" del gesto.

Nardella contestato, sputi e spintoni al presidio
Al presidio dei senegalesi in corso su Ponte Vespucci contestazione al sindaco di Firenze Dario Nardella, che si è allontanato dopo aver ricevuto insulti e spinte sia dagli stessi stranieri che da parte di alcuni italiani. Il primo cittadino era stato invitato dalla stessa associazione che ha promosso la manifestazione. Andandosene Nardella ha detto: "la storia di Firenze è la storia del dialogo, la città  capisce la rabbia per la morte di un uomo ma non accetta la violenza". Un giovane dei centri sociali fiorentini, in particolare, si sarebbe avvicinato a Nardella, sputandogli addosso. Secondo una prima ricostruzione l'antagonista ha pronunciato all'indirizzo del sindaco anche frasi contro Renzi e Palazzo Vecchio. Al presidio di questo pomeriggio avevano aderito anche Arci, Anpi e Cgil, che in un loro comunicato sottolineano come "in queste ore tristi, è bene non cedere a provocazioni: il dolore, la rabbia, la richiesta di giustizia e lo sgomento di fronte a una simile tragedia, devono evolversi in un cammino solidale che ci faccia sentire tutti parte della stessa comunità".


La rabbia dei Senagalesi e il precedente del 2011
Le rassicurazioni di ieri sul fatto che non si trattasse di un omicidio motivato da razzismo non sono quindi bastate a placare gli animi della comunità senegalese: in molti ieri sono scesi in strada per protestare. Non sono mancati vandalismi nel salotto della città: rotte fioriere e rovesciati cestini della spazzatura in via Calzaioli, giù motorini in via Cerretani, in piazza Stazione buttate a terra recinzioni dei cantieri della tramvia e bloccato in parte il traffico come era accaduto sul ponte Vespucci dove ha preso il via la manifestazione improvvisata. Nel dicembre 2011 c'era già stato il doppio omicidio di due cittadini senegalesi, uno dei quali era il marito dell'attuale compagna di Idy Diene: a compiere quella strage fu Gianluca Casseri, simpatizzante di CasaPound.



Il ricordo: "persona gentile e mai invadente"
"Era una persona gentile, mai invadente: passava praticamente tutti i giorni dall'ufficio, si informava come stavi e non solo ringraziava per le offerte che poteva ricevere o per gli oggetti che riusciva a vendere, ma se gli facevi presente che non avevi altro che un euro da dargli rispondeva: 'E' sempre tanto'". E' il ricordo di Diene da parte di una donna fiorentina che lo incontrava abitualmente in Oltrarno, dove lavora. "L'ho riconosciuto da una foto pubblicata su un profilo Facebook di un'altra persona che lo ricorda nel mio stesso modo - aggiunge. Per me e per quanti lavorano nel mio ufficio, che ha un affaccio in strada, era semplicemente Idy".

"Non crediamo al gesto di un pazzo"
"Non crediamo al gesto di un pazzo - ha detto Pape Diaw, storico portavoce della comunità fiorentina del Senegal - e non ci piace che questa cosa sia avvenuta in questo momento politico dell'Italia". Aggiungendo su fb: "Ha sparato a un nero. Quanti italiani ha incrociato prima? Perché non ha sparato a loro? Niente mi convince di questa storia". E ricorda anche il precedente di un altro senegalese ucciso anni fa, sempre a Firenze





La solidarietà della Comunità ebraica. Nardella invita alla calma
In serata  intervenuto anche l'imam e presidente dell'Ucoii Izzedin Elzir per un appello alla calma. Il sindaco Dario Nardella ha detto: "Comprendiamo il dolore ma qualunque forma di violenza contro la città  inaccettabile".

La ricostruzione degli investigatori
Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, il senegalese, regolare in Italia, si sarebbe trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ieri mattina Pirrone, dopo sembra l'ennesima discussione con la moglie legata a un debito da 30mila euro che continuava ad assillarlo,  è uscito di casa con l'intenzione di togliersi la vita. Quello che è accaduto dopo lo avrebbe raccontato lui stesso al pm Giuseppe Ledda, che lo ha interrogato negli uffici della squadra mobile.

La scelta della vittima
Non avendo trovato il coraggio, per non tornare a casa e non gravare più sulla famiglia avrebbe deciso di uccidere, e finire così in carcere. Per primi avrebbe incontrato una donna, anche lei di colore secondo quanto emerso, con un figlio piccolo, e non se la sarebbe sentita di fare fuoco. Poi, quando si è trovato di fronte il senegalese, ha sparato diversi colpi con una Beretta semiautomatica regolarmente detenuta, ferendolo a morte. Uno dei proiettili, probabilmente quello risultato fatale, ha colpito la vittima alla testa, un altro al torace. Gli altri non sono andati a segno. Pirrone  stato poi bloccato.

Idy, 54 anni, lascia la moglie
L'omicidio del 54enne senegalese sarebbe quindi maturato in un contesto diverso rispetto al duplice omicidio del 2011. Nell'abitazione del pensionato non è  stato trovato nulla che possa far pensare a un movente razzista, o comunque di natura 'politica' del gesto. Era un appassionato di armi, e nella casa ne sono state sequestrate quattro, due pistole e due fucili, tutte regolarmente detenute. Prima di uscire di casa l'uomo ha lasciato un biglietto per la figlia, con le istruzioni per alcune operazioni bancarie finalizzate a evitare che i creditori potessero entrare in possesso del poco denaro rimasto. 
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