MONDO

Nuove ombre sui rapporti tra Trump e la Russia

Flynn interrogato dall'Fbi prima di dimettersi da consigliere per la sicurezza nazionale

Le rivelazioni del New York Times dopo le dimissioni del consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump imbarazzano la Casa bianca.  I democratici al congresso chiedono un'inchiesta sui legami tra il presidente americano e la Russia e sul ruolo del Cremlino nelle elezioni dello scorso 8 novembre

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Mentre i repubblicani restano in silenzio, i democratici al Congresso Usa chiedono una inchiesta sui legami tra il presidente americano e la Russia e sul ruolo del Cremlino nelle elezioni dello scorso 8 novembre. Lo fanno con ancora più determinazione dopo le dimissioni giunte a sorpresa ieri di Michael T. Flynn, che su richiesta di Donald Trump ha lasciato l'incarico di consigliere per la sicurezza nazionale: non è stato trasparente in merito a telefonate avute con l'ambasciatore russo in Usa, con cui ha parlato anche di sanzioni (cosa pubblicamente negata in precedenza).

Secondo l'opposizione al Congresso, l'addio di Flynn è il primo capitolo della storia che vede la Russia coinvolta nel processo elettorale Usa. Per i repubblicani, che generalmente sono molto critici del Cremlino, la vicenda va invece sepolta e possibilmente dimenticata. Paul D. Ryan, lo speaker alla Camera, ha dato il benvenuto alle dimissioni dell'ex generale ma in tema di inchieste congressuali è stato vago.

Il generale Michael Flynn, Consigliere per la Sicurezza Nazionale dimissionario, venne interrogato dall'Fbi nei primi giorni dall'assunzione del suo incarico (20 gennaio) sulla ormai famigerata conversazione che aveva avuto il 29 dicembre con l'ambasciatore russo Serghei Kislyak, prima di assumerre l'incarico. Cosa di per sé illegale perché ha violato la legge Logan che vieta contatti tra privati cittadini Usa e funzionari di stati stranieri.
Lo riferisce il New York Times che sottolinea come non sia al momento chiaro se Flynn abbia detto la verità ai federali, ossia che rassicurò il diplomatico russo sul futuro delle sanzioni Usa alla Russia (adottate da Barack Obama a fine dicembe) una volta che Trump si fosse insediato. "Se si dovesse scoprire che non è stato del tutto sincero con l'Fbi, Flynn rischia un incriminazione per un reato penale", scrive il Nyt.
 
Questo perché fino all'ultimo Flynn ha pubblicamente sostenuto di non aver discusso di sanzioni con l'ambasciatore, mentendo anche al vicepresidente Mike Pence, che in buon fede, lo difese pubblicamente. Questo gli è già costato il posto.
 
Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, incalzato sulle dimissioni di Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale, travolto dallo scandalo, ha detto alla stampa che il presidente Donald Trump  "è stato incredibilmente duro con la Russia, ha continuato a sollevare la questione della Crimea, che la precedente amministrazione aveva consentito venisse annessa alla Russia. Ha osservato Spicer, dimenticando la risposta con sanzioni economiche di Barack
Obama, oltre che dell'Unione europa. "Allo stesso tempo – ha aggiunto Spicer - lui desidera andare d'accordo con la Russia, a differenza della precedente amministrazione, così che si possa insieme risolvere i molti problemi del mondo come l'Isis e il terrorismo".
 
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