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MONDO

La truffa dei partiti ai danni di Strasburgo

Lo scandalo dei rimborsi Ue: sotto inchiesta anche deputati italiani

Assistenti pagati con i soldi dell'Unione utilizzati invece dai partiti in patria. Ne dà conto oggi Repubblica, tracciando una mappa che parte dalla Francia con il Front National di Marine Le Pen e il contratto al suo compagno, e passa dalla Gran Bretagna con l'Ukip di Nigel Farage e l'assunzione di sua moglie Kirsten. Ecco gli auroscettici che abusano di Strasburgo

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C’è un’inchiesta in corso a Strasburgo. Ha a che fare con una serie di frodi ai danni delle casse del Parlamento, di cui oggi dà conto Repubblica. Il quotidiano racconta l’abuso sistematico dei soldi europei, organizzato a livello centrale dai grandi partiti, gli stessi che vogliono abbattere l’Unione. Si va dal Front National di Marine Le Pen all’Ukip di Nigel Farage e al partito Diritto e giustizia del polacco Jaroslaw Kaczynski. Avrebbero abusato dei rimborsi Ue. In che modo? Assumendo collaboratori con i soldi europei, che vengono invece fatti lavorare in patria al partito. L’inchiesta riguarda anche eurodeputati italiani: M5S, Forza Italia, Lega ed ex Pd. Si tratta, in questo caso, di episodi isolati e non di un sistema messo a punto dai partiti di riferimento.

Per tracciare la mappa delle frodi all’europarlamento, Repubblica parte dalla Francia, dove si è aperto un nuovo filone di indagine sul Front National di Marine Le Pen. Il partito della candidata all’Eliseo, fervente sostenitrice del fatto che Parigi starebbe meglio fuori dall’Ue, era già finito sotto la lente di ingrandimento per i casi dei suoi assistenti pagati dall’Europa ma al lavoro in Francia. Ora, le autorità hanno puntato il faro su altri contratti: quello di Louis Aliot, compagno di Marine Le Pen; di Florian Philippot, braccio destro della leader del Front National; dello stesso padre di Marine e fondatore del partito, Jean Marie Le Pen. Nomi grossi, insomma.

C’è poi l’Ukip di Nigel Farage. Dovrà restituire circa un milione di euro al Parlamento europeo per una serie di contratti, tra cui quello alla moglie Kirsten. Persone stipendiate da Strasburgo, ma impiegate al partito. Per l’Ukip la questione si allarga alle Fondazioni, che percepivano fondi per sostenere la politica europea del movimento, ma che in realtà hanno utilizzato il danaro per la campagna a favore della Brexit.

Veniamo al capitolo italiano. Tra i dossier Repubblica riporta quello a carico di Lara Comi. La deputata di Forza Italia ha assunto sua madre, Luisa Costa, come assistente parlamentare dal 2009 al 2010 e dovrà restituire 126mila euro finora percepiti. Ancora ignoti gli esiti dell’inchiesta aperta nei confronti di due eurodeputate grilline, Daniela Aiuto e Laura Agea. La Aiuto avrebbe percepito migliaia di euro di rimborso per ricerche che le sarebbero dovute servire a svolgere il mandato europeo, in realtà avrebbe utilizzato materiale copiato da Wikipedia. La Agea, invece, ha assunto come assistente un imprenditore che si sarebbe limitato, in veste di attivista del Movimento, a seguirla nella politica locale e non a Strasburgo. Chiudono il capitolo italiano il caso di un collaboratore del leghista Mario Borghezio, il viceministro Riccardo Nencini: all’ex europarlamentare, Strasburgo aveva chiesto la restituzione di 455mila euro, Nencini l’ha scampata grazie alla prescrizione; Antonio Panzeri, eletto con il Pd e poi passato al Mdp: Panzeri ha fatto ricorso alla Corte di giustizia Ue contro la richiesta di restituire 83 mila euro. I casi italiani, precisa Repubblica, sono isolati e spalmati su tre legislature. La stragrande maggioranza dei 73 parlamentari eletti ogni 5 anni rispetta le regole.
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