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MONDO

La storia della rivista

Francia: Charlie Hebdo, 50 anni di satira dissacrante

Il settimanale francese non ha mai rinunciato all'ironia anche nei confronti degli estremismi islamici; nel 2006 Hebdo divenne popolare con la scelta di ripubblicare le dodici controverse vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten

(Ansa)
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Polemico e battagliero, queste le cifre del settimanale satirico francese Charlie Hebdo che si caraterizza per humour, ironia e spirito irriverente. Protagoniste della rivista le vignette per la difesa dei diritti e delle libertà individuali.

La battaglia contro i tabù dell'estremismo islamico è nota ai più. Nel 2006 Hebdo divenne popolare, a livello internazionale, con la scelta di ripubblicare le dodici controverse vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten. Le vendite balzarono in un giorno dalle 140mila alle 400mila copie, facendo adirare il mondo islamico e spingendo il Consiglio francese del culto musulmano a chiedere il ritiro delle copie dalle edicole. Incriminato per razzismo, l'allora direttore Philippe Val fu assolto l'anno dopo da un tribunale francese.

Una provocazione - quella verso gli estremismi islamici - che vede ultimo, in ordine di tempo, il numero speciale dedicato alla vittoria degli islamisti in Tunisia. In copertina spicca una sacrilega immagine di Maometto che promette "cento frustate se non morite dal ridere". "Sì, l'Islam è compatibile con l'umorismo", hanno scritto i redattori del settimanale, disegnandovi accanto il Profeta islamico con un naso rosso da clown. 

Nel mirino di Hebdo la politica, la società, i personaggi noti. La rivista nasce nel 1960, quando ancora si chiamava Hara-Kiri e si autodefiniva un "giornale stupido e cattivo". Dieci anni dopo, in occasione della morte di Charles De Gaulle, l'Hebdo scandalizzò la Francia con una copertina dal titolo "Bal tragique a Colombey, un mort", ballo tragico a Colombey (la residenza del Generale), un morto.

Un'iniziativa che il ministero dell'Interno censurò con il blocco delle pubblicazioni. Disegnatori e giornalisti non si scoraggiarono e aggirarono il divieto dando vita al Charlie Hebdo.
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