Original qstring: refresh_ce | /dl/rainews/articoli/Gaza-ancora-morti-nella-Striscia-Israele-colpisce-scuola-Onu-critiche-da-Usa-e-Nazioni-Unite-e321e4fc-622d-44b2-8695-10729bc999ff.html | rainews/live/ | (none)
MONDO

Crisi in Medio Oriente

Gaza, ancora morti nella Striscia. Israele colpisce scuola Onu, critiche da Usa e Nazioni Unite

L'esercito israeliano ha in larga parte lasciato Gaza e annuncia una tregua di 7 ore per lunedì mattina mentre al Cairo si cerca una mediazione anche se, ai negoziati, non partecipa proprio Israele. Dure critiche a Tel Aviv dal Dipartimento di Stato Usa e da Ban Ki-moon per l'attacco alla scuola-rifugio gestita dall'Onu

(foto LaPresse)
Condividi
L’esercito israeliano ritira il grosso delle proprie truppe dalla Striscia ma, nonostante questo, a Gaza si continua a morire. Solo ieri, 27esimo giorno dall'inizio dell'offensiva, le vittime sono state infatti 71. Cifre che portano il totale - del tutto provvisorio - a 1.834. Lo riferiscono fonti palestinesi aggiungendo che i feriti sono 9.500. Oltre 450.000, secondo l'Onu, gli sfollati. Le vittime israeliane sono invece 66 soldati, di cui 64 militari, compreso Hadar Goldin, l’ufficiale 23enne che l'esercito di Tel Aviv aveva dato in un primo tempo per rapito da Hamas e di cui invece si è accertata la morte nei pressi di Rafah.
 
E mentre arrivano le durissime critiche di Onu e Stati Uniti nei confronti dell’esercito israeliano, reo di aver colpito, nuovamente, una scuola gestita dalle Nazioni Unite che ospitava circa 3000 rifugiati, dal vicino Egitto arriva una piccola buona notizia sul fronte diplomatico, con le fazioni palestinesi che hanno trovato una sintesi delle diverse posizioni per il cessate il fuoco. Realizzando così quella che era indicata come la prima fase di un negoziato che, in tre fasi, dovrebbe portare ad un cessate il fuoco a Gaza.

Intanto Israele ha annunciato che rispetterà una tregua umanitaria di 7 ore a partire dalle 10 di lunedì mattina (le 9 in Italia) in tutta la Striscia di Gaza eccettuata la zona orientale di Rafah a sud. Lo ha reso noto il generale Yoav Mordechai, coordinatore delle operazioni nell'enclave costiera, aggiungendo che se la pausa nelle ostilità sarà violata le forze armate risponderanno al fuoco. 
 
La scuola Onu colpita e le critiche di Ban Ki-moon e Usa
Un razzo israeliano ha colpito il cancello principale di una scuola dell'agenzia dei rifugiati Onu (Unrwa) a Rafah, facendo almeno 10 morti. Un attacco che il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon - dopo aver sottolineato che Israele è stato "ripetutamente informato della posizione" delle strutture delle Nazioni Unite a Gaza - ha definito "un atto criminale" che deve essere "rapidamente indagato". Anche gli Usa - in una nota del Dipartimento di Stato - si sono detti "scioccati" per il bombardamento della scuola ed hanno chiesto ad Israele di "fare di più per evitare vittime civili".
 
L’ammissione (parziale) di Israele
Tel Aviv ha ammesso di aver colpito "tre terroristi della Jihad islamica su un motociclo" nei pressi della scuola. In precedenza il portavoce militare aveva ricordato che 15 colpi di mortaio erano stati sparati in prossimità di una scuola dell'Unrwa dal perimetro esterno della scuola elementare maschile Shahada al-Manar a Gaza City.
 
Il ridispiegamento delle forze israeliane
Nella nuova strategia adottata dal governo di Benyamin Netanyahu, in quello che appare un ritiro unilaterale dopo aver distrutto i tunnel "del terrore" conosciuti, sembra restare un'incertezza sulle prossime mosse militari. Alcuni analisti hanno parlato della possibilità di creare 'fasce di sicurezza' dell'esercito all'interno del territorio di Gaza. Fatto che dipenderebbe - hanno aggiunto - soprattutto dalle prossime scelte di Hamas, una volta che il grosso delle truppe israeliane sia al di là del confine. Ma un portavoce militare non ha confermato né smentito, limitandosi a dire che "allo stato attuale l'esercito si sta ridispiegando in base alle necessità di sicurezza" e "allo sviluppo della situazione".
 
I negoziati in Egitto e l’accordo tra le parti palestinesi
Nel fragore delle armi, la diplomazia sembra parlare soltanto al Cairo, dove le fazioni palestinesi - nell'assenza voluta di Israele e grazie alla mediazione egiziana del presidente al-Sisi - hanno posto le basi per un difficile negoziato indiretto 'in tre fasi' con lo Stato ebraico per un cessate il fuoco a Gaza e una soluzione della crisi all'origine del conflitto. Dal punto di vista diplomatico, spiegano fonti egiziane citate dal sito del quotidiano governativo Al-Ahram, i negoziati del Cairo si articoleranno infatti in "tre fasi". Nella prima fase dovrà essere raggiunto un accordo "tra le fazioni palestinesi sull'iniziativa egiziana", accordo annunciato come trovato e ora al vaglio del mediatore egiziano, mentre nella seconda fase sono previsti "negoziati indiretti con Israele (per ora chiamatosi fuori dai colloqui) attraverso mediatori egiziani per raggiungere un cessate il fuoco o una tregua". Infine, nella terza fase, ci dovrebbero essere "negoziati sulle questioni rimanenti, incluso l'accesso a Gaza" tramite il valico di Rafah.
 
Israele, almeno in questa fase, non partecipa al negoziato
La scelta di non essere al Cairo - adottata da Benyamin Netanyahu dopo l'ultima tregua andata in pezzi in poche ore venerdì scorso - però non è stata apprezzata da tutti: sia il partito di sinistra Meretz sia i laburisti hanno criticato la decisione. Il ministro della Giustizia Livni ha invece calcato la mano sul fatto che ci sia "bisogno di un cambio a Gaza", invocandone la possibilità attraverso "accordi internazionali che discutano la smilitarizzazione e il ritorno del presidente palestinese Abu Mazen". Un fatto difficilmente realizzabile – è stato fatto notare - se non si è presenti al Cairo. Ma Netanyahu - che tuttavia secondo un sondaggio della tv di stasera continua ad avere l'appoggio della maggioranza degli israeliani - è stato attaccato anche da destra: il ministro del Turismo Uzi Landau (del partito ultranazionalista 'Israel Beitenu') ha evidenziato che "gli attacchi delle forze armate a Gaza ancora non hanno avuto successo nel danneggiare Hamas".
 
I funerali del soldato dato per disperso
Tra i 64 soldati di Israele morti in battaglia c'è anche ufficialmente Hadar Goldin, l'ufficiale che l'esercito ha dato in un primo tempo per rapito da Hamas e di cui invece si è accertata la morte nei pressi di Rafah in uno scontro con i militanti della fazione islamica. Hamas ha accusato Israele di aver "ingannato il mondo" con la notizia del rapimento "in modo da infrangere la tregua di 72 ore dell'Onu e degli Usa e per commettere il massacro di Rafah". E migliaia di persone, giunte da tutto Israele, hanno partecipato, a Kfar Saba (vicino a Tel Aviv), ai funerali di Goldin. Prima del funerale il premier Benyamin Netanayhu ha telefonato alla famiglia per esprimere le proprie condoglianze, mentre il ministro della difesa Moshè Yaalon  - lontano parente del caduto - ha partecipato alle esequie. Le spoglie del militare sarebbero state recuperate in un tunnel di Hamas a Rafah. 
Condividi