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Gedi volta pagina, gli Agnelli-Elkann di nuovo al vertice di un grande gruppo

Con l'operazione votata oggi dal cda di Cir, che ha dato il via libera alla vendita per 102,4 milioni della quota di controllo di Gedi, cambia la geografia della stampa italiana: torna al vertice di un grande gruppo editoriale la famiglia Agnelli-Elkann, tramite la holding Exor da essa controllata. E a volere l'operazione l'erede designato dell'Avvocato, John Elkann, per parte di madre nipote di Carlo Caracciolo che fu fondatore e anche presidente del Gruppo editoriale l'Espresso e con cui, dicono i biografi del principe, il giovane che sarebbe arrivato al vertice di Fiat e poi Fca parlava spesso di giornali.

Il cambio della guardia in Gedi arriva dopo neanche quattro anni dalla fusione di Itedi (la società editrice dei quotidiani La Stampa e Il Secolo XIX che faceva capo a Fca) con il gruppo l'Espresso-la Repubblica. Sempre nel 2016 Fca decide il disimpegno da Rcs ('Corriere della Sera' e 'Gazzetta dello Sport'): al controllo della società editoriale, dopo il lancio di un'opas, arriva Urbano Cairo.

Il gruppo nato dalla fusione di La Stampa e Repubblica, con la Exor presieduta da John Elkann intorno al 6%, non ha una navigazione tranquilla, si infittiscono i rumors della volontà di cessione da parte di Cir ma nessuno si aspetta il colpo di scena con cui lo scorso 13 ottobre Carlo De Benedetti chiede di acquistare il 29,99% di Gedi, controllata appunto dalla Cir presieduta da suo figlio Rodolfo De Benedetti e di cui è azionista anche Marco: l'offerta, al prezzo unitario di 0,25 euro ad azione viene respinta da Cir che la giudica "irricevibile" e "inadeguata" al valore reale della partecipazione.

Carlo De Benedetti in una lettera spiegava il senso dell'iniziativa "volta a rilanciare il gruppo al quale sono stato associato per lunga parte della mia vita e che ho presieduto per dieci anni, promuovendone le straordinarie potenzialità". L'idea dell'Ingegnere era quella di "rilanciare il gruppo Gedi e poi conferire le azioni in una Fondazione".

La sua proposta lascia un segno all'interno della famiglia: "Sono profondamente amareggiato e sconcertato dall'iniziativa non sollecitata ne concordata presa da mio padre - affermava Rodolfo - e il cui unico risultato consiste nel creare un'inutile distrazione, della quale certo non si sentiva il bisogno, rispetto al lavoro delle tante persone impegnate quotidianamente a garantire un futuro di successo al Gruppo Gedi, che da anni opera in un settore dei più sfidanti. I miei fratelli ed io, come azionisti di controllo del Gruppo Cofide-Cir, continueremo a dare il nostro pieno supporto al management in questo percorso".