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ITALIA

14 agosto 2018

Genova, un mese fa il crollo di Ponte Morandi. Una città spaccata in 2 ricorda giorno del disastro

Grande commozione quando l'attore genovese Tullio Solenghi ha letto tutti i nomi delle 43 vittime, accompagnato dagli archi dell'orchestra del teatro Carlo Felice. Per ognuno di loro, Solenghi ha raccontato qualcosa, un dettaglio, un ricordo

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Un mese dopo il crollo del ponte Morandi Genova si ferma per rendere omaggio alle 43 persone morte nel disastro. Alle 11,36 con il cielo lacerato dalle sirene delle navi e dai rintocchi delle campane, i genovesi sono scesi in silenzio per le strade: i negozi hanno abbassato le saracinesche, taxi e bus hanno spento i motori, la gente in strada si è fermata in raccoglimento. 



Ad alcune centinaia di metri dalla zona rossa, sul ponte Renata Bianchi, c'è stata la commemorazione con il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Genova Marco Bucci, il Prefetto Fiamma Spena e monsignor Nicolò Anselmi, vicario del Cardinale Angelo Bagnasco. Accanto a loro i familiari di alcune delle vittime. Fasci di fiori sono stati lasciati sul ciglio della strada. Nessuno ha voglia di parlare. Solo silenzio. Le bandiere del Palazzo della Regione e di Tursi sono state ammainate in segno di lutto.

Alcuni figli delle vittime insieme a decine di giovanissimi atleti genovesi, accompagnati dagli allenatori e dai dirigenti delle società hanno fatto un girotondo a piazza De Ferrari. "Ci è sembrato doveroso invitare il mondo dello sport a partecipare a questo momento così importante", spiega Rino Zappalà, delegato Coni di Genova.

Nel pomeriggio, lunghi applausi, lacrime e tanta tristezza a Genova, in piazza De Ferrari dove migliaia di persone, circa 7 mila, si sono riunite  per un momento di ricordo collettivo, per 'farsi forza l'un l'altro', in nome dello spirito di questa città, che si è unita nella tragedia e che vuole riparte. Sul palco l'attore genovese Tullio Solenghi ha letto i nomi delle 43 vittime, accompagnato dagli archi dell'orchestra del teatro Carlo Felice. Per ognuno di loro, Solenghi ha raccontato qualcosa, un dettaglio, un ricordo, e l'applauso di tutta la piazza lo ha accompagnato interminabile.

Genova non attende auguri o rassicurazioni ma la concretezza delle scelte e dei comportamenti", scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un intervento sulla Stampa e Secolo XIX a un mese dal disastro del Ponte Morandi. E sollecita il ritorno alla normalità in "tempi rapidi, con assoluta trasparenza, con il massimo di competenza". Il presidente plaude alla macchina della solidarietà e sollecita un impegno collettivo, nazionale e locale, pubblico e privato, perché "ricostruire è un dovere. Ritrovare la normalità, una speranza che va resa concreta".

Oggi  è anche il giorno degli interrogatori davanti ai pm per 4 degli indagati. Ieri dal Cdm via libera "salvo intese" al decreto urgenze su Genova.

Mattarella: "La città aspetta scelte concrete"
"Genova non attende auguri o rassicurazioni ma la concretezza delle scelte e dei comportamenti". Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un intervento sulla Stampa e Secolo XIX a un mese dal disastro: la città è stata colpita da una tragedia inaccettabile" e "ricostruire è un dovere. Ritrovare la normalità, una speranza che va resa concreta. Bisogna farlo in tempi rapidi, con assoluta trasparenza, con il massimo di competenza". "Una città colpita duramente, negli affetti, nella memoria, nella funzionalità, nella sua stessa essenza di metropoli dinamica e moderna, aperta al mondo e al futuro, stata capace di non cadere nella disperazione". "Quella stessa solidarietà, alta, responsabile, coraggiosa, disinteressata, che ha caratterizzato i genovesi e i soccorritori", afferma, è "la chiave di volta per superare la condizione che si  creata".   

Ricostruire è un dovere
"Serve un impegno collettivo, nazionale e locale, pubblico e privato", aggiunge, "ricostruire  è un dovere. Ritrovare la normalità, una speranza che va resa concreta. Bisogna farlo in tempi rapidi, con assoluta trasparenza, con il massimo di competenza. Con unità di intenti e visione lungimirante. Partendo dal ricordo delle vittime, dai bisogni primari di quei cittadini che hanno perso tutto. E accompagnando via via la ripartenza con provvedimenti che sostengano l'impegno dei cittadini, delle imprese, del mondo del commercio e dell'economia".

Cronaca di un disastro
Il Ponte Morandi, “sparisce” letteralmente dall’orizzonte della Valpolcevera alle 11 e 36 minuti del 14 agosto 2018. Tutti ricorderemo per sempre quella voce che grida “Oddio… oddio…” mentre, sullo sfondo, sotto una pioggia torrenziale, la campata non c’è già più e il pilone della “pila” numero 9 sta finendo di sbriciolarsi. Poi il camion della Basko fermo a pochi metri dall’abisso, le immagini mancanti, i 43 morti, gli eroi, i funerali, gli sfollati delle case di via Fillak e via Porro, le accuse, gli indagati, le commissioni che sbagliarono, le responsabilità, i tempi della demolizione, le polemiche su come ricostruire e su chi dovrà ricostruire, il progetto di Piano, la viabilità di Genova, lo scontro politico tra Genova e il governo, le mediazioni e tante altre cose che devono ancora succedere prima che questa storia sia definitivamente chiusa e possa diventare solo un triste ricordo per Genova e un pezzo di Storia tragica per l’Italia intera. E’ passato già un mese.

Il giorno della tempesta
Una tempesta agostana di proporzioni davvero insolite si accompagna alla tragedia del Ponte Morandi. Le telecamere mostrano un muro d’acqua e, pochi istanti prima del crollo, le immagini spariscono. Qualcuno alimenterà il sospetto di un’interruzione “voluta” al quale qualche costruttore di bufale collegherà l’idea che il ponte sia stato fatto esplodere con delle cariche. Tutto falso, ovviamente. Ponte Morandi va giù, con tutta probabilità per un cedimento strutturale. Probabilmente è uno strallo (uno di quelle enormi catene di cemento precompresso che collegavano la sommità della “pila” 9 al piano stradale per sostenerlo) a cedere per l’usura e lo sfilacciamento degli enormi cavi di acciaio intrecciato al suo interno. Un boato, e tutto viene giù. Mancano, si diceva, le immagini del crollo dall’alto: una telecamera si è guastata per la pioggia e l’altra era puntata in direzione opposta. Ce ne sono di sotto quando il ponte si abbatte sul greto del Polcevera investendo con una nuvola di polvere e detriti le strade sottostanti (Via Fillak e via Porro). Per fortuna solo un capannone dell’Amiu (l’azienda della Nettezza Urbana genovese) viene investito dal crollo. Dentro moriranno due persone impegnate nell’isola ecologica dove separavano i vari tipi di spazzatura.



Le vite inghiottite dal ponte
Al momento del crollo, sul ponte stavano passando una trentina di automezzi tra auto, camion e tir. Ci vorranno quattro o cinque giorni per trovare tutte le vittime. Alla fine i morti saranno 43 e 16 i feriti. Come sempre, sarà un doloroso elenco di storie e di coincidenze. Qualcuno, come sempre, sarà fortunatissimo, come quel giovane che si salva perché la sua auto quasi “plana” sulle macerie, qualcuno sfortunatissimo (come un ragazzo francese che aveva accettato all’ultimo momento un posto in auto per andare a un concerto tech in Italia e dividere le spese). Ci saranno famiglie distrutte e ragazzi che andavano in vacanza e non torneranno mai più. Ma tutta Italia, in quelle ore, farà i conti di quante volte è transitata su quel ponte. Tutti abbiamo sentito di un amico o di un conoscente che è passato quella mattina, il giorno prima o, magari, solo dieci minuti prima. La differenza tra la vita e la morte la rappresenta il camioncino della Basko che resterà lassù, appollaiato per qualche giorno.



Lo shock e i soccorsi 
Genova si sveglia subito dal dolore frastornante. Piange dignitosa e scava tra le macerie. I vigili del fuoco diventeranno gli eroi di questa storia. Si guadagneranno il rispetto di tutto. Come sempre, in una vicenda così in cui le responsabilità vanno cercate nell'incuria, nel disinteresse, forse nell'avidità, emerge la forza di chi è capace di dedicare tutto se stesso agli altri. I pompieri genovesi rappresentano egregiamente il lato buona di questa terribile vicenda. I funerali - Solo per 18 persone ci saranno funerali di Stato. Le altre famiglie rifiutano o vogliono semplicemente piangere i loro cari nei luoghi di origine. Lo Stato è presente e si misurano fischi e applausi. Applausi per Mattarella e per gli uomini del governo giallo-verde: Salvini, Di Maio e Conte vengono accolti da battimani scroscianti. Fischi, invece, per Martina e la delegazione del Pd. Salvini, forse, esagera e viene colto a farsi un selfie con una 'tifosa'. La polemica politica irrompe nel dolore di Genova.

Le famiglie senza casa
Sotto il ponte, abituate a temere che un Tir ti voli in testa ma non a pensare al crollo di quell'enorme ombrello che sovrasta da mezzo secolo le loro vite, abitano circa settecento persone in undici palazzi che danno su via Fillak e via Porro. Palazzi che vanno rapidamente evacuati. Non si può più vivere sotto il moncone di levante del Ponte Morandi dal quale, di tanto in tanto, arrivano sinistri scricchiolii. Comune e Regione interverranno con prontezza. Ma anche amici, conoscenti e cittadini qualsiasi metteranno a disposizione le loro case. Ci saranno anche momenti di tensione e proteste, ma almeno il problema più urgente di avere un tetto, verrà risolto. Ma questa gente dovrà avere ulteriori risarcimenti che, ovviamente, arriveranno una volta chiarite le responsabilità, da Autostrade per l'Italia e da chiunque altro sarà riconosciuto colpevole della tragedia.

Il governo contro Autostrade
Per tutti, ovviamente, è la prima colpevole. La società che fa capo a Atlantia e alla famiglia Benetton, è concessionaria di circa la metà (3.000 chilometri) della rete autostradale italiana. E' mancata la manutenzione? Non sono stati fatti lavori che erano urgenti? Comunque, Aspi, nei primi giorni, si attira l'odio e il risentimento della gente e delle famiglie coinvolte per un atteggiamento almeno apparentemente distaccato. Poi si farà avanti e ci metterà anche la faccia oltre a mettersi a disposizione per tutte le esigenze dei primi giorni. Autostrade per l'Italia farà sapere di aver messo immediatamente sul tavolo 500 milioni di euro per rispondere alle necessità più impellenti delle famiglie, per ripristinare la viabilità genovese e avviare la ricostruzione del Ponte. Ma sullo sfondo comincerà la battaglia politica. Battaglia sulle concessioni, la loro durata, i vantaggi per i concessionari, i pedaggi, i soldi non spesi. Ma anche sui mancati controlli da parte del Ministero dei Trasporti ora diretto da Danilo Toninelli e, fino a qualche mese fa, da Graziano Delrio, sulle responsabilità dei funzionari e degli ingegneri preposti ai vari livelli nazionali e locali, pubblici e privati. Il governo decide che la concessione deve essere tolta immediatamente a Aspi e avvia la procedura. Molti sconsigliano di avventurarsi su questa strada in fondo alla quale potrebbero esserci salatissime penali da pagare. Ma Toninelli e Di Maio parlano apertamente di nazionalizzazione, mentre Salvini e Conte frenano. La procedura contro Aspi viene avviata, ma sul futuro delle concessioni e sull'alternativa della nazionalizzazione, c'è ancora molta strada da fare.

Il moncone da abbattere
Il Governatore della Liguria, Giovanni Toti (Forza Italia) viene nominato dal governo Commissario all'emergenza. Toti si dà molto da fare per gli sfollati e dirige con efficienza i primi interventi utilizzando anche i servigi di Autostrade per l'Italia che si mette umilmente a disposizione. Il governatore pensa che non sia utile entrare subito in conflitto con Aspi ma che sarebbe più produttivo costringerla a metterci soldi e competenze per demolire e ricostruire. Sul punto è evidente lo scontro con Toninelli che sentenzia: 'Autostrade deve stare lontana dal ponte, deve solo metterci i soldi. A costruire il nuovo ponte ci penserà Fincantieri'. La cosa suscita qualche polemica anche perché Fincantieri è una società quotata in Borsa e non è più da anni in mano pubblica. Le si può affidare un appalto così importante senza una gara? Sulla scena appare anche il grande architetto genovese Renzo Piano che mette a disposizione gratuitamente un progetto molto suggestivo per un ponte in acciaio 'che dovrà durare mille anni'. Una striscia sospesa su piloni che si autoalimenterà e sarà illuminato da 43 'lampioni' tanti quante sono le vittime del Ponte. Negli ultimi giorni si parla di Italferr come possibile ricostruttrice del ponte. Toti rende noti anche tempi e modalità della demolizione che dovrebbe partire alla fine di settembre. Il troncone di Levante verrà fatto crollare con cariche controllate di dinamite in una sola giornata. Purtroppo porterà con sè circa 250 appartamenti dei palazzi sottostanti. Il troncone di Ponente verrà demolito in una ventina di giorni utilizzando due gru.



La città e il sistema industriale spaccati in due
Per Genova (ma anche per l'intero Paese) il crollo del ponte è anche un disastro logistico ed economico. Il porto di Genova (che versa allo Stato circa sei miliardi di Iva all'anno) rischia di essere abbandonato dalle grandi compagnie che, ogni anno movimentano oltre due milioni e mezzo di container (circa settemila al giorno) che devono uscire rapidamente dal porto e prendere la strada di destinazione. Senza il ponte c'è il rischio di giganteschi ingorghi e di ore e ore di ritardi che valgono enormi cifre di mancati introiti. L'organizzazione portuale genovese dà una prima risposta che frena l'esodo delle compagnie: il lavoro si svolgerà anche nelle ore notturne in modo che migliaia di tir possano 'scappare' dal porto col buio quando il traffico cittadino è ai livelli minimi. Ma questo non basta perché di giorno il traffico civile che non può più usare l'autostrada finirebbe per intasarsi e intasare quello commerciale. In soccorso di Genova arriva la cosiddetta 'Strada del Papa', un nastro di asfalto di 6,5 chilometri che scorrerà dentro lo stabilimento dell'Ilva??. Si chiama così perché venne utilizzata nel 1990 in occasione di un viaggio a Genova di Papa Wojtyla. Giovanni Paolo II arrivò all'aeroporto Cristoforo Colombo e la Papamobile, all'altezza della 'rotonda' appena fuori dallo scalo, prese a destra e entrò nello stabilimento dell'Ilva (allora Italsider) e lo attaversò tutto, scavalcò il Polcevera su un ponticello che c'è sempre stato per entrare in porto a Calata Derna per poi proseguire uscendo dal porto antico verso Piazza della Vittoria dove il Papa disse Messa. a Strada del Papa verrà riattata, allargata, riasfaltata e verrà gettato un ponte Bailey  per superare il Polcevera all'altezza della sua foce. Lo stratagemma viario permetterà di dare un percorso 'protetto' ed extra traffico da e per il porto fino a Cornigliano e allo svincolo per l'autostrada che, però, in qualche modo dovrà essere potenziato. La 'Strada del Papa', si spera (insieme ad altri accorgimenti e miglioramenti sulla normale viabilità cittadina) dovrebbe permettere al porto di cavarsela almeno fino alla ricostruzione del ponte crollato. Cioé almeno un anno.
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