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ITALIA

14 agosto 2018

Genova, la città senza il ponte ricorda le vittime della tragedia

Ore 11.36 un minuto di silenzio. Nel pomeriggio grande commozione quando l'attore genovese Tullio Solenghi ha letto tutti i nomi delle 43 vittime, accompagnato dagli archi dell'orchestra del teatro Carlo Felice. Per ognuno di loro, Solenghi ha raccontato qualcosa, un dettaglio, un ricordo. Conte: entro 10 giorni il nome del commissario per la ricostruzione

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Un mese dopo il crollo del ponte Morandi Genova si ferma per rendere omaggio alle 43 persone morte nel disastro. Alle 11,36 con il cielo lacerato dalle sirene delle navi e dai rintocchi delle campane, i genovesi sono scesi in silenzio per le strade: i negozi hanno abbassato le saracinesche, taxi e bus hanno spento i motori, la gente in strada si è fermata in raccoglimento. Nel pomeriggio, lunghi applausi, lacrime e tanta tristezza in piazza De Ferrari dove migliaia di persone, circa 7mila, si sono riunite per un momento di ricordo collettivo. Sul palco l'attore genovese Tullio Solenghi ha letto i nomi delle 43 vittime, accompagnato dagli archi dell'orchestra del teatro Carlo Felice. Per ognuno di loro, Solenghi ha raccontato qualcosa, un dettaglio, un ricordo, e l'applauso di tutta la piazza lo ha accompagnato interminabile.



Conte: entro 10 giorni il commissario per Genova, con pieni poteri
"A dieci giorni dall'entrata in vigore del decreto ci sarà il commissario con un mio decreto, ed è un commissario che avrà pieni poteri", dice il premier Giuseppe Conte parlando alla commemorazione per il crollo del Ponte Morandi a Genova. Poi: "Oggi non mi limito a rendere una testimonianza, avevo anticipato che non sarei venuto a mani vuote. Ho portato dei fogli, sono fogli bianchi? No, sono pieni di fatti, di misure concrete. Qualcuno ha detto che siamo stati a litigare al Cdm, no siamo stati ad operare per confezionare questo decreto".

"Su ricostruzione non ceduto a ricatto Autostrade" 
"Non abbiamo ceduto al ricatto di offrire ad Autostrade la ricostruzione del ponte, lo faremo a spese di Autostrade ma la procedura per la revoca della concessione resta in piedi e si completerà", aggiunge il premier. E conclude: "Voglio tornare presto, ma veramente presto, per inaugurare il ponte. Lo voglio vedere più bello di prima. Questo governo ha Genova nel cuore". 



La cerimonia sul ponte vicino alla zona rossa

Ad alcune centinaia di metri dalla zona rossa, sul ponte Renata Bianchi, questa mattina c'è stata la commemorazione con il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Genova Marco Bucci, il Prefetto Fiamma Spena e monsignor Nicolò Anselmi, vicario del Cardinale Angelo Bagnasco. Accanto a loro i familiari di alcune delle vittime. Fasci di fiori sono stati lasciati sul ciglio della strada. Nessuno ha voglia di parlare. Solo silenzio. Le bandiere del Palazzo della Regione e di Tursi sono state ammainate in segno di lutto.

Alcuni figli delle vittime insieme a decine di giovanissimi atleti genovesi, accompagnati dagli allenatori e dai dirigenti delle società hanno fatto un girotondo a piazza De Ferrari. "Ci è sembrato doveroso invitare il mondo dello sport a partecipare a questo momento così importante", spiega Rino Zappalà, delegato Coni di Genova.



Ma oggi  è stato  anche il giorno degli interrogatori davanti ai pm per 4 degli indagati, che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ieri dal Cdm via libera "salvo intese" al decreto urgenze su Genova.

Mattarella: "La città aspetta scelte concrete"
"Genova non attende auguri o rassicurazioni ma la concretezza delle scelte e dei comportamenti". Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un intervento sulla Stampa e Secolo XIX a un mese dal disastro: la città è stata colpita da una tragedia inaccettabile" e "ricostruire è un dovere. Ritrovare la normalità, una speranza che va resa concreta. Bisogna farlo in tempi rapidi, con assoluta trasparenza, con il massimo di competenza". "Una città colpita duramente, negli affetti, nella memoria, nella funzionalità, nella sua stessa essenza di metropoli dinamica e moderna, aperta al mondo e al futuro, stata capace di non cadere nella disperazione". "Quella stessa solidarietà, alta, responsabile, coraggiosa, disinteressata, che ha caratterizzato i genovesi e i soccorritori", afferma, è "la chiave di volta per superare la condizione che si  creata".   

Ricostruire è un dovere
"Serve un impegno collettivo, nazionale e locale, pubblico e privato", aggiunge, "ricostruire  è un dovere. Ritrovare la normalità, una speranza che va resa concreta. Bisogna farlo in tempi rapidi, con assoluta trasparenza, con il massimo di competenza. Con unità di intenti e visione lungimirante. Partendo dal ricordo delle vittime, dai bisogni primari di quei cittadini che hanno perso tutto. E accompagnando via via la ripartenza con provvedimenti che sostengano l'impegno dei cittadini, delle imprese, del mondo del commercio e dell'economia".

Cronaca di un disastro
Il Ponte Morandi, “sparisce” letteralmente dall’orizzonte della Valpolcevera alle 11 e 36 minuti del 14 agosto 2018. Tutti ricorderemo per sempre quella voce che grida “Oddio… oddio…” mentre, sullo sfondo, sotto una pioggia torrenziale, la campata non c’è già più e il pilone della “pila” numero 9 sta finendo di sbriciolarsi. Poi il camion della Basko fermo a pochi metri dall’abisso, le immagini mancanti, i 43 morti, gli eroi, i funerali, gli sfollati delle case di via Fillak e via Porro, le accuse, gli indagati, le commissioni che sbagliarono, le responsabilità, i tempi della demolizione, le polemiche su come ricostruire e su chi dovrà ricostruire, il progetto di Piano, la viabilità di Genova, lo scontro politico tra Genova e il governo, le mediazioni e tante altre cose che devono ancora succedere prima che questa storia sia definitivamente chiusa e possa diventare solo un triste ricordo per Genova e un pezzo di Storia tragica per l’Italia intera. E’ passato già un mese.

Il giorno della tempesta
Una tempesta agostana di proporzioni davvero insolite si accompagna alla tragedia del Ponte Morandi. Le telecamere mostrano un muro d’acqua e, pochi istanti prima del crollo, le immagini spariscono. Qualcuno alimenterà il sospetto di un’interruzione “voluta” al quale qualche costruttore di bufale collegherà l’idea che il ponte sia stato fatto esplodere con delle cariche. Tutto falso, ovviamente. Ponte Morandi va giù, con tutta probabilità per un cedimento strutturale. Probabilmente è uno strallo (uno di quelle enormi catene di cemento precompresso che collegavano la sommità della “pila” 9 al piano stradale per sostenerlo) a cedere per l’usura e lo sfilacciamento degli enormi cavi di acciaio intrecciato al suo interno. Un boato, e tutto viene giù. Mancano, si diceva, le immagini del crollo dall’alto: una telecamera si è guastata per la pioggia e l’altra era puntata in direzione opposta. Ce ne sono di sotto quando il ponte si abbatte sul greto del Polcevera investendo con una nuvola di polvere e detriti le strade sottostanti (Via Fillak e via Porro). Per fortuna solo un capannone dell’Amiu (l’azienda della Nettezza Urbana genovese) viene investito dal crollo. Dentro moriranno due persone impegnate nell’isola ecologica dove separavano i vari tipi di spazzatura.



Le vite inghiottite dal ponte
Al momento del crollo, sul ponte stavano passando una trentina di automezzi tra auto, camion e tir. Ci vorranno quattro o cinque giorni per trovare tutte le vittime. Alla fine i morti saranno 43 e 16 i feriti. Come sempre, sarà un doloroso elenco di storie e di coincidenze. Qualcuno, come sempre, sarà fortunatissimo, come quel giovane che si salva perché la sua auto quasi “plana” sulle macerie, qualcuno sfortunatissimo (come un ragazzo francese che aveva accettato all’ultimo momento un posto in auto per andare a un concerto tech in Italia e dividere le spese). Ci saranno famiglie distrutte e ragazzi che andavano in vacanza e non torneranno mai più. Ma tutta Italia, in quelle ore, farà i conti di quante volte è transitata su quel ponte. Tutti abbiamo sentito di un amico o di un conoscente che è passato quella mattina, il giorno prima o, magari, solo dieci minuti prima. La differenza tra la vita e la morte la rappresenta il camioncino della Basko che resterà lassù, appollaiato per qualche giorno.



Lo shock e i soccorsi 
Genova si sveglia subito dal dolore frastornante. Piange dignitosa e scava tra le macerie. I vigili del fuoco diventeranno gli eroi di questa storia. Si guadagneranno il rispetto di tutto. Come sempre, in una vicenda così in cui le responsabilità vanno cercate nell'incuria, nel disinteresse, forse nell'avidità, emerge la forza di chi è capace di dedicare tutto se stesso agli altri. I pompieri genovesi rappresentano egregiamente il lato buona di questa terribile vicenda. I funerali - Solo per 18 persone ci saranno funerali di Stato. Le altre famiglie rifiutano o vogliono semplicemente piangere i loro cari nei luoghi di origine. Lo Stato è presente e si misurano fischi e applausi. Applausi per Mattarella e per gli uomini del governo giallo-verde: Salvini, Di Maio e Conte vengono accolti da battimani scroscianti. Fischi, invece, per Martina e la delegazione del Pd. Salvini, forse, esagera e viene colto a farsi un selfie con una 'tifosa'. La polemica politica irrompe nel dolore di Genova.

Le famiglie senza casa
Sotto il ponte, abituate a temere che un Tir ti voli in testa ma non a pensare al crollo di quell'enorme ombrello che sovrasta da mezzo secolo le loro vite, abitano circa settecento persone in undici palazzi che danno su via Fillak e via Porro. Palazzi che vanno rapidamente evacuati. Non si può più vivere sotto il moncone di levante del Ponte Morandi dal quale, di tanto in tanto, arrivano sinistri scricchiolii. Comune e Regione interverranno con prontezza. Ma anche amici, conoscenti e cittadini qualsiasi metteranno a disposizione le loro case. Ci saranno anche momenti di tensione e proteste, ma almeno il problema più urgente di avere un tetto, verrà risolto. Ma questa gente dovrà avere ulteriori risarcimenti che, ovviamente, arriveranno una volta chiarite le responsabilità, da Autostrade per l'Italia e da chiunque altro sarà riconosciuto colpevole della tragedia.

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