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ITALIA

Il caso

Gino Paoli indagato si è dimesso dalla Siae

Ha lasciato al presidenza difendendosi: "Non ho commesso reati". Il cantautore è indagato a Genova per evasione fiscale

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Con una lettera presentata al consiglio di gestione in corso a Milano, Gino Paoli si è dimesso dalla presidenza della Siae. Ma si difende: "Sono certo dei miei comportamenti - scrive - e di non aver commesso reati", "voglio difendere la mia dignità di persona per bene". Nel frattempo si susseguono le indiscrezioni sulle intercettazioni ambientali nello studio del commercialista Andrea Vallebuona, coinvolto nell'inchiesta della maxi truffa a Carige, e che sarà ascoltato il 25 febbraio come teste assistito nel caso che vede coinvolto il cantante.

I soldi in Svizzera
Quei due milioni di euro, provento 'al nero' di alcune prestazioni artistiche rese dal cantautore genovese, sarebbero stati portati in una banca svizzera in fasi successive e Paoli, intercettato dalle microspie collocate dalla Guardia di finanza nell'ufficio di Vallebuona, aveva tutte le intenzioni di rientrarne in possesso senza però 'scudarli'. In una di queste intercettazioni, infatti, lo stesso cantautore esprime la volontà di non fruire dello scudo fiscale su quel denaro.

L'interrogatorio
Prosegue intanto il lavoro degli investigatori della Guardia di finanza che stanno setacciando il materiale sequestrato nella villa di Paoli alla ricerca delle 'tracce' di quel denaro. Gli inquirenti stanno cercando l'istituto svizzero che li ha in deposito ma che ancora non è stato trovato. In questo senso potrebbe essere utile la testimonianza di Vallebuona. Il cantautore sarà interrogato a sua volta nel primo pomeriggio del 2 marzo dai pm Nicola Piacente e Silvio Franz. Un interrogatorio che diventa punto importante nell'indagine nata incidentalmente durante l'inchiesta sulla maxitruffa a Banca Carige.

L'autosospensione
Il legale di Paoli aveva fatto sapere di avere consigliato al cantautore di sospendersi dalla sua carica alla Siae in attesa di conoscere i contorni dell'inchiesta. Una possibilità però che lo statuto della stessa Società degli Editori italiana, non prevede. Domani quindi il ventaglio delle opzioni si restringe.
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