MONDO

Ancora nessuna notizia sui motivi del fermo in una città di confine con la Siria

Giornalista italiano Gabriele Del Grande ancora in carcere in Turchia

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Contrariamente a quanto comunicato negli scorsi giorni il giornalista e documentarista italiano Gabriele Del Grande, fermato lunedì scorso in Turchia nella provincia di Hatay, vicino al confine con la Siria, è ancora trattenuto dalle autorità turche in un luogo non conosciuto. I colleghi e amici di Del Grande che si trovano in Turchia ritengono difficile che Del Grande possa essere liberato nelle prossime ore. Secondo quanto si apprende da fonti diplomatiche ad Ankara, l'espulsione pare essere al momento l'unico provvedimento che il 34enne rischia, mentre nella vicenda è impegnato in particolare il console di Smirne, Luigi Iannuzzi. Proprio fonti diplomatiche della città sul mar Egeo avevano comunicato nei giorni scorsi che il reporter sta bene e si trovava ad Hatay. Le fonti hanno precisato tuttavia che il provvedimento amministrativo non è ancora stato emesso, quindi al momento non è possibile sapere con certezza se sarà prevista soltanto l'espulsione. Negli ambienti diplomatici non è chiaro quale sia il motivo preciso del fermo.


Nella zona in cui il giornalista è stato fermato i controlli sono ormai estremamente rigidi. Mentre un po' di tempo fa, spiegano le fonti, bastava esibire una tessera stampa, ora per i giornalisti è necessario chiedere ulteriori autorizzazioni alle autorità locali. Non è noto, affermano ancora, se Del Grande ne fosse o meno in possesso, mentre la zona è fortemente sconsigliata dall'unità di crisi della Farnesina. In Turchia, sottolineano, "c'è uno stato d'emergenza con disposizioni di ordine pubblico che vengono applicate in modo rigoroso in tutto il Paese, e con maggior rigore in aree di confine", ed è quindi possibile che "le autorità abbiano ritenuto che ci fossero gli estremi per un fermo".


Del Grande, toscano, 34enne, da anni è impegnato sul tema delle migrazioni. Fondatore del blog Fortress Europe, che dal 2006 racconta il Mediterraneo e le vittime dei confini, è fra i tre registi di 'Io sto con la sposa', documentario del 2014 finanziato dal basso che racconta il viaggio di cinque profughi siriani e palestinesi per raggiungere la Svezia dall'Italia. Del Grande era partito pochi giorni fa per la Turchia, per raccogliere materiale per il suo nuovo libro 'Un partigiano mi disse', che sta realizzando grazie al crowdfunding.


L'idea, spiega lui stesso sul sito della raccolta fondi, è quella di "guerra in Siria e nascita dell'Isis raccontate attraverso l'epica della gente comune in un intreccio di geopolitica e storytelling". Su Facebook, l'8 aprile il documentarista aveva fatto sapere di essere "di nuovo in viaggio, Istanbul, sulle tracce di una nuova storia per il libro", mentre il 5 aprile aveva scritto: "Il giornalismo dovrebbe denunciare i crimini di guerra. Di tutti. Per farlo però c'è bisogno che ai corrispondenti di guerra siano garantiti l'ingresso sicuro e l'indipendenza del loro lavoro".
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