Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Giulio-Regeni-e-i-documenti-sonori-si-riapre-il-giallo-delle-intercettazioni-telefoniche-95c480c8-363b-48ef-b1b6-45a3f7c0a3bd.html | rainews/live/ | true
MONDO

Roma all'Egitto: "Vogliamo accedere alle carte dell'inchiesta"

Giulio Regeni e i "documenti sonori": si riapre il giallo delle intercettazioni telefoniche

Il ministro Gentiloni, nel corso di un question time alla Camera, ha parlato di documenti audio. Parole che riaprono il giallo sulle telefonate intercettate di Giulio Regeni, cui hanno fatto riferimento i media egiziani il 10 febbraio scorso. Se fossero accertate, la posizione dei servizi di sicurezza egiziani si complicherebbe ulteriormente

Condividi
"Gli investigatori italiani non possono essere soltanto informati, devono avere accesso a documenti sonori e filmati, reperti medici, atti della procura di Giza". Sono parole del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, pronunciate ieri durante il question time alla Camera dei deputati. In questa frase, che esprime tutto il disappunto di Roma, il ministro parla di documenti "sonori". Riaprendo il giallo sulle telefonate intercettate di Giulio Regeni, cui hanno fatto riferimento i media egiziani il 10 febbraio scorso.

Quello dell'Italia, la richiesta di accesso a tutti i documenti in mano alle autorità egiziane, è un passo formale deluso e irritato. E fa emergere un particolare, come rileva il Fatto Quotidiano: all’interno della rogatoria trasmessa giorni fa dalla Procura di Roma alle autorità egiziane non si fa cenno all’esistenza di audio. Le informazioni in possesso della Farnesina sugli elementi di indagine, quindi, potrebbero essere diverse da quelle giunte ufficialmente ai magistrati romani. Se l'esistenza di intercettazioni telefoniche fosse accertata, la posizione dei servizi di sicurezza egiziani si complicherebbe ulteriormente.

Gentiloni: "Vogliamo accedere alle carte dell'inchiesta"
La verita' sulla morte di Giulio Regeni si allontana e aumenta la tensione tra il Cairo e Roma, che rifiuta piste investigative "improbabili" e realizza un passo diplomatico importante nei confronti del regime del generale-presidente Abdel Fattah al-Sisi: "Vogliamo accedere alle carte dell'inchiesta".

C'e' la 'vendetta personale', infatti, tra le ipotesi ritenute possibili dagli egiziani per la morte del ricercatore italiano. Ad affermarlo, poco prima che Paolo Gentiloni rispondesse a una interrogazione di Sel alla Camera, e' stata una nota del ministero dell'Interno egiziano. Le forze di sicurezza, proseguiva la nota, "lavorano intensamente per scoprire le ragioni dell'omicidio e sono impegnate ad aggiornare la pubblica opinione egiziana e quella italiana sugli ultimi sviluppi alla luce degli stretti rapporti bilaterali". Ma e' proprio questi ultimi che quella nota ha alterato, rendendo evidente per la prima volta con chiarezza agli occhi del governo italiano l'unica certezza di questa vicenda: a 21 giorni dal ritrovamento del corpo martoriato di Giulio Regeni ai bordi di una strada alla periferia del Cairo il regime di al-Sisi non collabora, e anzi depista verso quella che il capo della Farnesina ha ribadito anche oggi di non voler accettare: una "verita' di comodo". Per questo il governo italiano, ha annunciato Gentiloni, trasmettera' "attraverso opportuni canali diplomatici richieste specifiche...gli investigatori italiani devono avere accesso a documenti sonori e filmati, reperti medici, atti della procura di Giza".

Il Cairo fa marcia indietro
Non passa un'ora dalla dichiarazione di Gentiloni in parlamento che Il Cairo sembra voler fare marcia indietro con una nota che elenca in dettaglio i risultati raggiunti dal team investigativo egiziano e che al tempo stesso conferma: "I dati e le informazioni disponibili portano a tutte le piste compresa quella criminale o quella della vendetta per motivi personali". Nebbia, insomma. Sabbia anzi, sollevata anche da al-Sisi con il teorema del complotto ai danni delle relazioni bilaterali. "I terroristi -ha detto in un discorso senza riferimenti diretti al caso Regeni- vogliono minare i rapporti tra noi e l'Italia".

Boldrini: no ulteriore sfregio ipotesi insultanti su morte
A Giulio Regeni, "a quel giovane corpo torturato", "non si può infliggere anche l'ulteriore sfregio di ipotesi insultanti sulle cause della sua morte". "Le autorità egiziane devono collaborare coi nostri investigatori che stanno conducendo le indagini al Cairo finché non si troveranno i veri responsabili - esecutori e mandanti - di questo atroce delitto". Lo ha scritto su Facebook la presidente della Camera, Laura Boldrini.

Oggi sit-in per la verità davanti all'ambasciata egiziana a Roma
Un sit-in davanti all'ambasciata egiziana a Roma per chiedere verità sulla morte di Giulio Regeni. È quanto organizzato, per oggi alle 14, dall'associazione Antigone e la Colalizione italiana libertà e diritti civili (Cild), a un mese dalla scomparsa del ricercatore friulano morto al Cairo. "Chiederemo verità e giustizia per Giulio - annunciano gli organizzatori in una nota - Insieme a noi ci saranno anche Erri De Luca e l'artista Lorenzo Terranera". "Al sit-in - si legge nel comunicato - parteciperà Amnesty International Italia che nei giorni scorsi ha lanciato col quotidiano la Repubblica la campagna 'Verità per Giulio' a cui Antigone e la Coalizione italiana per le libertà civili hanno aderito".
Condividi