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MONDO

Lo studente ucciso al Cairo

Giulio Regeni, l'ultima tesi egiziana: ucciso per vendetta

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Passano i giorni e l'identità di chi ha portato alla morte Giulio Regeni resta un mistero. Mentre rimane più che palpabile la sensazione che le autorità egiziane vogliano spostare l'attenzione su ambienti e persone lontane dai propri apparati di sicurezza, quelli che fin dalle prime ore, dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Giulio, sono sembrati i suoi probabili aguzzini. Per le condizioni del cadavere, per le contraddizioni, per il tentativo maldestro (e assurdo) di farla sembrare una morte seguita a un incidente d'auto.

Il ministero dell'Interno egiziano ci ha fatto sapere, oggi, che le indagini sulla morte di Giulio evidenziano "varie possibilità, tra cui attività criminali o un desiderio di vendetta per motivi personali, soprattutto perché l'italiano aveva avuto molti legami con persone vicino a dove viveva e studiava". Nel frattempo, emerge un particolare legato ai rapporti tra Giulio e l'università di Cambridge: il settimanale 'Panorama' racconta che mentre Giulio era impegnato al Cairo negli studi sul sindacalismo indipendente, una sua tutor manifestava a Londra contro la visita del presidente egiziano  Al Sisi bollandolo come "assassino".

L'ipotesi dell'ultima ora: una vendetta la possibile origine del delitto
Un omicidio premeditato per una vendetta causata da motivi personali quindi. Le indagini delle autorità egiziane avrebbero accertato che la vittima aveva numerose relazioni con abitanti del quartiere in cui viveva, molti dei quali sono stati interrogati. Le forze di sicurezza del Cairo "lavorano intensamente per scoprire le ragioni dell'omicidio e sono impegnate ad aggiornare la pubblica opinione egiziana e italiana sugli ultimi sviluppi alla luce degli stretti rapporti bilaterali", si legge nel comunicato del ministero dell'Interno, tanto più che "qualcuno giunge a conclusioni e riporta voci riferite da giornali stranieri senza prove e diffonde informazioni false che intralciano le indagini". La sicurezza egiziana ha formato una squadre per esaminare il caso "attraverso un piano completo indagando sui collegamenti della vittima nei suoi sei mesi di permanenza in Egitto. La squadra sta interrogando ogni egiziano e straniero che abbia avuto contatti con Regeni per mettere insieme notizie sul caso". "Nonostante gli investigatori non abbiano ancora individuato i responsabili - si dice ancora nel comunicato - o le ragioni all'origine del crimine, le informazioni raccolte danno per possibile ogni motivo, incluso l'omicidio premeditato e la vendetta". Nel comunicato si rileva poi che le forze della sicurezza egiziana e la squadra della sicurezza italiana, in Egitto dal 5 febbraio, cooperano e tengono molte riunioni congiunte per scambiarsi informazioni e risolvere il caso. Il ministero dell'Interno considera una priorità ed eserciterà il massimo degli sforzi per cooperare con le forze di sicurezza italiane. Il comunicato si conclude con il rinnovo delle condoglianze del ministro alla famiglia della vittima ed al popolo italiano. 

La sua tutor arringava la folla contro al Sisi
"Il 4 novembre scorso, quando Giulio Regeni era gia' al Cairo per conto dell'Universita' di Cambridge, impegnato in quegli studi sul sindacalismo indipendente che gli sarebbero costati la vita, a Londra una delle sue referenti accademiche, Anne Alexander, arringava la piazza contro la visita del presidente egiziano Abd al-Fattah Al Sisi nella capitale britannica, bollandolo come 'assassino'". Lo scrive il settimanale 'Panorama' in edicola domani. "Intorno a lei - informa 'Panorama' - molti manifestanti esultavano sventolando le bandiere gialle con la mano nera dei Fratelli musulmani, fuorilegge in Egitto". Il video, secondo il settimanale, "evidenzia le responsabilità 'politiche' dei referenti inglesi per la fine di Regeni al Cairo, dove il ricercatore e' stato ucciso lo scorso 25 gennaio, presumibilmente dopo lunghe torture".

L'ambasciatore egiziano a Roma: totale cooperazione con l'Italia
"Stiamo collaborando totalmente con la delegazione italiana, che è al Cairo" per l'inchiesta sulla morte di Regeni "perché sappiamo che le nostre relazioni sono molto importanti e non abbiamo nulla da nascondere" ha affermato l'ambasciatore egiziano a Roma, Amr Helmy, a Radio Anch'io. L'ambasciatore ha ribadito i "molti dubbi sui rapporti di stampa" sul caso e ha affermato che "una possibilità è che si sia trattato di un atto criminale e l'altra possibilità è che si sia trattato di un atto di terrorismo" da parte di chi "vuole distruggere le relazioni tra Egitto e Italia". "E' la prima volta nella storia dell'Egitto che a un team straniero consentiamo di venire in Egitto e questo indica come siano forti le nostre relazioni e come vogliamo cooperare pienamente con voi per scoprire chi ha commesso questo crimine", ha detto Helmy, invitando ad "aspettare le indagini".

L'ambasciatore ha fatto anche riferimento all'attacco al consolato italiano al Cairo nel luglio dello scorso anno. "Questo crimine potrebbe essere stato commesso da persone che vogliono distruggere le relazioni tra Italia ed Egitto - ha proseguito - Dobbiamo essere pazienti e oggettivi e dobbiamo realizzare che le nostre relazioni sono molto importanti non solo per la situazione in Libia ma perché siamo il più forte attore nel Mediterraneo".

Giro: "Vogliamo la prova dell'amicizia egiziana, se esiste"
"Le autorità egiziane ci devono aiutare a trovare i colpevoli" della morte di Giulio, a trovare la "verità", che è "l'unica cosa che conta oggi" ha detto il vice ministro degli Esteri, Mario Giro, a sua volta intervenuto a Radio Anch'io. "Mi devo attenere al dato di fatto che è gravissimo: un nostro cittadino è stato torturato e ucciso. Le autorità egiziane ci devono aiutare a trovare i colpevoli. Noi questo vogliamo. E questa per ora è l'unica cosa che chiediamo. Dopo di che faremo tutte le ricostruzioni del caso - ha detto Giro - E' intuitivo che ci sono problemi negli apparati di sicurezza egiziani, in questo momento però la cosa importante, e non sta per adesso avvenendo, è che la totale collaborazione porti all'individuazione dei responsabili".

"Si dice che quando si è amici bisogna esserlo anche quando fa male. Io aggiungerei che l'Italia ha dato in questi mesi, in questi anni, prove di amicizia all'Egitto. Vogliamo prove in ricambio, prove di questa amicizia. - ha proseguito il vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale - E' del tutto inaccettabile che un nostro concittadino sia trattato in questa maniera, ucciso e torturato in questa maniera. Non c'è nessuna questione economica che tenga. L'unica cosa che conta- ha concluso- è la verità".

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