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PEOPLE

Da Anthony Bourdain a François Vatel

Gli chef e il male oscuro, storia dei grandi cuochi che hanno scelto di togliersi la vita

Perfezionismo, aspettative, stress e delusione. Dietro a queste parole si celano le motivazioni che hanno portato alcuni chef a togliersi la vita

Benoît Violier (www.restaurantcrissier.com)
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di Paola Cutini

Oggetto di grandi lodi, ma anche di severe critiche, gli chef sono spesso vittime del loro stesso mestiere. In molti hanno deciso di togliersi la vita per motivi legati alla professione che li mette costantemente alla prova: tra la necessità di inventare sempre nuovi piatti, la volontà di non deludere le aspettative dei clienti, il perfezionismo nel proporre sempre un impeccabile servizio e una vita privata spesso vittima dei ritmi forsennati della professione. Perfezionismo, aspettative, stress e delusione. Dietro a queste parole, dunque, si celano le motivazioni che hanno portato alcuni chef a togliersi la vita o a cadere in un vortice di alcol e droghe, come  Anthony Bourdain aveva confessato non più di due anni fa. Gli aveva fatto eco Philip Howard.

Bourdain si è tolto la vita ieri sera. E' stato trovato da un cuoco francese, Eric Ripert, in una camera d'albergo a Strasburgo. Stava lavorando a un nuovo episodio di 'Parts Unknown', il programma cult della Cnn che trasporta il telespettatore in luoghi fuori dalle rotte abituali, con cui ha vinto anche alcuni Emmy Awards.

Due anni fa a farla finita era stato Benoît Violier, a capo del ristorante con tre stelle Michelin all'Hotel de Ville a Crissier vicino Losanna, da poco eletto primo del mondo dalla classifica francese "La Liste". A 44 anni, il giorno prima della presentazione dell'edizione francese della guida Michelin, Violier si è sparato nella sua casa svizzera. 

Il primo cuoco suicida di cui si ha memoria è invece François Vatel: nel 1671 si tolse la vita a Chantilly con tre colpi di spada perché la consegna del pesce che aveva ordinato per un banchetto subì un ritardo e a tavola non fu servito cibo a sufficienza. Morì quindi per un contrattempo di cui si sentiva responsabile e colpevole.
 
Un caso di perfezionismo estremo è quello di Bernard Loiseau, patron della Côte d'Or a Saulieu in Borgogna. Era il 2003 quando si sparò con il suo fucile da caccia. Dietro al suo gesto vi furono sia i suoi disturbi bipolari, sia i problemi economici. Il declassamento della GaultMillau, da 19 a 17 ventesimi, e l'annuncio della perdita (mai avvenuta fino a oggi) della terza stella Michelin, probabilmente aggiunsero angoscia alla sua situazione. Sempre nel 2003, si è tolto la vita  anche Pierre Jaubert, chef e proprietario dell'Hotel de Bordeaux a Pons.

​Anni prima di Loiseau e Jaubert, nel maggio 1996 a Lodi, Franco Colombani, si è ucciso infilando la testa in un sacchetto di plastica. Ancora non è chiaro se la decisione di metter fine alla sua vita fosse legata professionali (aveva debiti con le banche) o privati (la storia con la moglie era finita). Nel dicembre 2009, dopo poche dalla conferma della stella  Michelin, si è tolto la vita Sauro Brunicardi, patron del ristorante "La Mora" a Ponte Moriano (Lucca). Brunicardi aveva investito soldi in progetti poco solidi e per questo si buttò nel fiume Serchio, lasciando una lettera alla famiglia per spiegare il suo gesto. 

Nel 2015, in Sardegna, si è suicidato Pierre Milia, 49 anni, noto chef di Sant’Antioco che non ha retto nel vedere il suo locale svuotato dalla crisi. E nello stesso anno, a Chicago, ha scelto di farla finita anche lo chef Homaro Cantu, conosciuto per la sua inventiva nell'utilizzo della cucina molecolare, fu trovato impiccato in uno locale che stava ristrutturando. 

 

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