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POLITICA

Dopo il referendum

Governo, Gentiloni è arrivato al Quirinale con la lista dei ministri

"Ho cercato di conciliare l'esigenza di tempi stretti, così come indicato dalle parole di Sergio Mattarella, con quella di ascoltare tutti"

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Paolo Gentiloni è salito al Quirinale. "Ho chiesto al presidente della Repubblica di essere ricevuto per illustrargli il lavoro svolto",  ha detto il presidente incaricato al termine delle consultazioni alla Camera. Gentiloni oggi ha incontrato le delegazioni di Fratelli d'Italia, Svp, Civici Innovatori, gruppo per le Autonomie, Conservatori e Riformisti e Area Popolare e Forza Italia, Gal e Partito democratico. 

Ho cercato conciliare tempi stretti e ascolto forze politiche
"Ho cercato di conciliare l'esigenza di tempi molto stretti che era molto chiara nelle parole del presidente Mattarella e nella esigenza del Paese con la necessità di ascoltare le forze parlamentari, le loro idee e le loro proposte. Rispetto chi ha preannunciato il sostegno al governo e chi ha preannunciato un atteggiamento di opposizione".

Le opposizioni si sfilano
Inevitabile registrare "l'indisponibilità" delle maggiori forze di opposizione a condividere un orizzonte di responsabilità. Il suo esecutivo, quindi, si muoverà - sia pur "non per scelta"- nel quadro del governo e della maggioranza uscente. Il ministro degli Esteri del Governo uscente si mette subito a lavoro, quindi, per definire composizione e programma della nuova squadra, partendo dal quadro "ampio e articolato" delle consultazioni svolte dal Capo dello Stato, senza però sentire in prima persona i rappresentanti dei gruppi parlamentari. Il M5S ha annunciato che non parteciperà al voto di fiducia.

Le consultazioni a Montecitorio. L'ombra di Mps
Dopo i passaggi obbligati dai presidenti di Camera e Senato, infatti, Gentiloni dà il via a un rapido giro di colloqui, nella sala del cavaliere di Montecitorio. Gli incontri con i partiti minori non cambiano nella sostanza il perimetro della futura maggioranza, ma compongono l'agenda del nuovo presidente del Consiglio. Lui assicura "massimo impegno e determinazione" nell'affrontare le priorità "internazionali, economiche, sociali", a iniziare, è la sottolineatura, "dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto". Sul tavolo, quindi, anche il dossier banche, con la crisi di Mps, certo, ma anche la 'questione sociale'. Non solo legge elettorale, insomma, anche se il premier incaricato sottolinea di volerne "accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari".

Il nodo della legge elettorale
Le parole scelte per parlare agli italiani dal Quirinale non appaiono casuali, quasi a voler chiarire sin da subito che il dibattito sulla legge elettorale sarà in qualche modo lasciato al Parlamento, evitando - come accaduto per l'Italicum, approvato con la fiducia - che il Governo si inserisca in prima persona in una materia che la Costituzione inserisce tra le competenza di Camera e Senato. Questo, viene spiegato, potrebbe aiutare a "svelenire il clima" che si è creato intorno alle regole del gioco. Nessuna melina, però: da una posizione "di maggiore neutralità" rispetto al passato, il nuovo inquilino di palazzo Chigi, viene spiegato, non eviterà di usare tutti gli strumenti utili per raggiungere il risultato. La strada maestra, comunque, sembra essere quella di aspettare la pronuncia della Consulta, attesa il 24 gennaio prossimo, e coinvolgere le forze possibili attraverso una 'virata' proporzionale.

La questione dei Ministri. Alfano agli Esteri?
Continuano poi i contatti tra i partiti per la squadra di Governo. La casella più "pesante"  da riempire è quella che Gentiloni lascia vuota, alla Farnesina. Ancora in pista sarebbe il nome di Piero Fassino. Secondo alcune voci che arrivano da fonti parlamentari, però, potrebbe essere Angelino Alfano a traslocare dal Viminale. Luca Lotti, attualmente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, potrebbe ottenere le deleghe ai Servizi segreti, oggi nelle mani di Marco Minniti, che potrebbe sostituire Alfano come titolare degli Interni. Ancora da risolvere la partita che riguarda le Riforme. Maria Elena Boschi, infatti, potrebbe lasciare il dicastero e conservare soltanto la delega ai Rapporti con il Parlamento e alle Pari opportunità, o traslocare a palazzo Chigi da sottosegretario. In questo caso, a sostituirla, potrebbe essere il dem Emanuele Fiano. Dovrebbe rimanere al Tesoro Pier Carlo Padoan, ritenuto fondamentale conoscitore dei dossier economici anche alla luce della crisi Mps. Confermati Andrea Orlando alla Giustizia, Roberta Pinotti alla Difesa e Maurizio Martina all'Agricoltura, oltre ai rappresentanti della minoranza di Governo Beatrice Lorenzin ed Enrico Costa. In trattativa una poltrona da riservare al nuovo alleato Denis Verdini. Possibile una promozione per Enrico Zanetti, attuale viceministro dell'Economia, o l'ingresso nella squadra di Governo - in quota Ala - di Giuliano Urbani.
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