MONDO

La protesta contro l'austerity

Grecia, agricoltori in rivolta bloccano l'autostrada: "Non ce la facciamo più"

Da questa mattina gli agricoltori del Peloponneso per protesta sono riuniti sull'istmo di Corinto. Bloccano la principale autostrada di Grecia, per raggiungere Atene bisogna passare sulla statale, che, per ora è aperta. Ma questo è solo uno dei 68 blocchi stradali di cui si ha notizia, la Tessaglia è paralizzata

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di Luca Gaballo Vassili coltiva uva da tavola e produce olio nel Peloponneso. "Siamo qui perché non ce la facciamo più - ci dice - appena pochi anni fa pagavamo il 6%di tasse, poi l'hanno alzate al 13% e ora vogliono portarle al 23%, senza contare che le accise su fertilizzanti, sementi, carburante sono arrivate alle stelle. Poi ci chiedono, per la prima volta, di pagare contributi pieni per la pensione. Se va avanti così nel giro di due anni le nostre terre se le prenderanno le banche e noi diventeremo loro schiavi". Da questa mattina gli agricoltori del Peloponneso in rivolta sono riuniti qui, sull'istmo di Corinto. Bloccano la principale autostrada di Grecia, per raggiungere Atene bisogna passare sulla statale,  che, per ora è aperta. Ma questo è solo uno dei 68 blocchi stradali di cui si ha notizia, soprattutto nel nord della Grecia. L'intera Tessaglia è paralizzata e non è facile passare il confine a nord, con Bulgaria, Turchia e Macedonia. Si sono già registrati tafferugli tra agricoltori e camionisti che hanno cercato di forzare i blocchi.



Voci dalla protesta
Ermas è sorpreso, amareggiato e deluso per l'atteggiamento della polizia. "Venerdi volevamo sfilare pacificamente al centro di Atene con i nostri trattori ma la polizia ce l'ha impedito - racconta - hanno lanciato i lacrimogeni e le granate stordenti, ma noi non molliamo, bloccheremo l'arrivo ad Atene dei generi alimentari freschi, vedrete nelle prossime ore". Attorno ai trattori che bloccano il traffico fioriscono i capannelli, si discute sul da farsi, una cosa è chiara: questa protesta non si ferma. Arriva una delegazione da Atene: "Noi lavoriamo in ospedale ma siamo qui per solidarietà" ci dicono.

La battaglia che unisce è contro le tasse
È una strana mobilitazione quella di queste settimane, in cui si ritrovano gli attivisti del partito neonazista Alba dorata, molto forti nelle zone rurali, e i comunisti che hanno salde radici in Tessaglia, nel nord della Grecia, piccole imprese di professionisti, ma anche sindacati del settore privato. Il nemico è ancora l'austerity imposta dai creditori ma quel che si vuole scongiurare non sono, stavolta, i tagli, che Tsipras vuole evitare. La battaglia è contro le tasse, dirette e indirette, che i Greci hanno finora pagato in misura molto minore rispetto agli altri paesi europei. Quel che contestano è soprattutto la velocità del cambiamento, che sta raddoppiando o triplicando i prelievi fiscali e contributivi, colpendo allo stesso modo gli studi professionali e i contadini. Il mondo produttivo greco non è pronto, non ha avuto né tempo né, finora, incentivi a diventare così competitivo da reggere un prelievo fiscale da "paese normale".



Come è cambiata la Grecia
Dentro questo disagio c'è anche la profonda trasformazione che la Grecia ha subito negli anni della crisi. Le metropoli si sono svuotate a favore della campagna, moltissimi pensionati e disoccupati hanno lasciato Atene e Tessalonica per tornare ai villaggi di origine delle famiglie dove vivere costa meno, e le campagne sono sempre più preziosi serbatoi di voti. Finora non era mai accaduto che un governo colpisse il settore agricolo, operazione politicamente suicida per la politica di ogni colore, se Tsipras lo ha fatto è segno che sente di non avere alternative. Se non quella, ancora più difficile, di tagliare il settore del pubblico impiego.

I conti non tornano, la recessione morde, l'austerity, aggravata dal crollo dei mercati finanziari non può che portare ulteriore contrazione e mandare ancora più in rosso i conti pubblici. Il fondo monetario ha già detto che la Grecia dovrà trovare altri 6 miliardi, la commissione è più prudente ma i numeri non mentono. Tutto questo porterà alla caduta di Tsipras? Forse. ma né a destra né a sinistra si intravede una alternativa. Quello che i Greci, oggi, veramente temono è altra incertezza, un altro periodo di defatiganti negoziati con i creditori, che si concluderebbero probabilmente con un'altra firma in fondo ad un memorandum. L'avventura di Tsipras e Varoufakis nella prima metà del 2015 ha tolto ai Greci ogni residua illusione in una soluzione di sistema, quel che tutti cercano è la salvezza individuale e la sopravvivenza nel breve termine. Io speriamo che me la cavo.
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